Rachele Sangiuliano: “Nel 2002 non avevamo neanche una TV al seguito. E’ la Golden Age dello sport italiano, ma impianti e scuola…”
Un passato da giocatrice e da campionessa del mondo ed ora un presente dietro ad un microfono a raccontare i successi di una generazione d’oro della pallavolo italiana. Rachele Sangiuliano è uno dei volti più conosciuti del volley nostrano ed è stata ospite di OA Focus, il programma in onda sul canale YouTube di OA Sport.
Il momento d’oro della pallavolo italiana, ma è stato un lungo percorso partito già dall’oro iridato nel 2002: “I numeri di oggi testimoniano quanto sia il seguito. L’appeal è sicuramente incrementato grazie ai successi della Nazionale. Tutto è un po’ cominciato in quel 2002, quando un po’ da outsider siamo riuscite a vincere il Mondiale. Da quel momento c’è stato un percorso, con la pallavolo femminile che ha cominciato ad avere anche attenzione mediatica. Prima non c’era nemmeno una televisione che ci seguiva, perchè non eravamo considerate una squadra forte e se non sbaglio solo dai quarti di finale la RAI aveva cominciato a seguirci”.
Successi non solo con la Nazionale, ma anche a livello di club l’Italia continua ad ottenere risultati straordinari: “Splendida la favola di un paese di 15 mila persone come Vallefoglia, di un club nato da pochissimo e che riesce a conquistare un titolo europeo. L’Italia si conferma un Paese che domina a livello femminile, con una squadra che ha fatto finale in CEV Cup e poi con due squadre alle Final Four di Champions League e con Conegliano che tenterà di vincere per il terzo anno consecutivo”.
Il ruolo della palleggiatrice: “Adesso c’è un po’ più di attenzione al ruolo del palleggiatore. Un ruolo che porta a tantissima pressione psicologica. Questo ruolo mi ha insegnato tanto rispetto a quanto pensassi mi avesse tolto. Oggi lo trovo un ruolo meraviglioso, ma meravigliosamente complicato. Quando faccio le telecronache mi piace sottolineare il lavoro dei palleggiatori. Tanti non notano dei piccoli dettagli, ma se riesco a farteli capire puoi comprendere la complessità di questo ruolo”.
Una carriera ora televisiva, dove segue tanti sport: “Mi affascina moltissimo l’atletica, anche perché quando ho smesso di giocare ho iniziato a correre e ho capito quanta fatica che fanno questi atleti. Uscendo da questi Giochi invernali mi sono appassionata tantissimo al curling. Non capisco niente, ma mi piacerebbe provarlo e lo trovo veramente difficilissimo”.
Un momento magico non solo per la pallavolo, ma per tutto lo sport italiano e Sangiuliano fa una riflessione sui successi azzurri: “Siamo un po’ nella Golden Age dello sport. Quello che mi fa impressione è quanto siamo una nazione piccola, nella quale è difficile fare sport, perchè le strutture non ci sono e abbiamo un problema dal quale non ci dobbiamo nascondere. Lo sport non è ancora accessibile a tutti o almeno molti sport non lo sono e fare sport costa molto. Vivo in una grande città come Milano e capisco quanto sia impegnativo anche solo organizzarsi per andare a fare sport, quanto sia difficile per i genitori portare i loro figli a fare sport. Non ci sono ancora gli incentivi alle famiglie per permettere ai propri figli di fare sport. Raggiungiamo poi tutti questi risultati nonostante il sistema sport non sia integrato in quello scolastico come in Francia o negli Stati Uniti. Nonostante tutto questo, riusciamo a raggiungere così tanto. Chissà avendolo dove riusciremmo ad arrivare. Mi rendo conto quanto tutte queste vittorie valgono dopo”.

