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Augusta Masters, tra consacrazione e futuro. Analisi di un Major “epico”

Una giornata, quella di ieri, domenica 12 aprile, che Rory McIlroy faticherà a dimenticare. “Non posso credere di aver aspettato 17 anni per indossare la Green Kacket e ora ne ho vinte due di fila” . Sono queste le parole ai microfoni nel post gara del nordirlandese nativo di Holywood classe ’89. Perché sì, vincere sugli iconici green dell’Augusta National anche se sei uno dei golfisti più titolati di sempre è comunque un’emozione, è comunque un traguardo sognato e ambito da qualsiasi giocatore.

E vincere due volte di fila, impresa riuscita solamente a Tiger Woods nel 2001-2002, a Nick Faldo nel 1989-1990 e Jack Nicklaus nel 1965-1966, ha tutto un altro sapore. Se ci si aggiunge, inoltre, che la vittoria arriva davanti al “rivale” Scottie Scheffler, dimostratosi da qualche anno a questa parte sia un degno erede (di Tiger Woods e di McIlroy per la velocità nell’affermarsi e per la fame di vittoria che contraddistingue i due mostri sacri) sia un buon antagonista, capace di stimolare una sana competitività, il titolo di quest’anno ha dell’epico.

Tuttavia, anche altri giocatori hanno dimostrato, nel corso delle 72 buche, di essere riusciti a gestire particolarmente bene la tensione dei grandi palcoscenici. Tra questi sicuramente il britannico Tyrrell Hatton che qui ha fatto registrare il miglior risultato in un major (si è classificato T3) dopo l’exploit nel The Open Championship dove si era piazzato 5° nel 2016. Stesso discorso anche per lo statunitense Russell Henley. Il classe ’89 ha chiuso, ieri, il miglior score in un major dopo aver ottenuto 4 top 10 (rispettivamente nello U.S. Open nel 2024 e nel 2025 e al The Open Championship nel 2024 e nel 2025).

Non vale lo stesso discorso per Justin Rose. Il vincitore dello U.S. Open nel 2013 ha sfiorato nuovamente, dopo essere stato in testa per un breve periodo di tempo, l’appuntamento con la gloria. Il classe ’80 ha raggiunto per ben 3 volte il 2° posto al Masters, nel 2015 nel 2017 e nel 2025 senza mai riuscire ad indossare la Green Jacket. Rose si è unito ad un gruppo di 7 golfisti non americani che sono riusciti a strappare una top 20. Con lui, oltre a Tyrrell Hatton e al vincitore, anche: Hideki Matsuyama (Masters Champion nel 2021) classificatosi in T12 insieme a Jason Day; Viktor Hovland e Matt Fitzpatrick in T18.

Ottima la prestazione di Marco Penge, arrivato sul PGA Tour quest’anno dopo una molto positiva sul Dp World Tour con 3 vittorie, e il torneo di Kristoffer Reitan, anche lui arrivato sul circuito maggiore nel 2026 dopo aver chiuso la Race to Dubai del 2025 all’8° posto ed essersi assicurato, così, un posto sul PGA Tour. I due europei si sono classificati al Masters rispettivamente in T49 e in T41 dopo aver passato il taglio.

La vittoria di McIlroy sancisce ancora, e soprattutto, una cosa: un momento di passaggio che, da un lato piazza una macigno enorme sull’encomiabile carriera del nordirlandese, e dall’altro tende la mano, come nella “Creazione di Adamo” di Michelangelo, verso il nuovo, in questo caso rappresentato da Scheffler, pronto a raccogliere il testimone e a portare avanti una “legacy” di un certo livello.

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