Francesca Fangio: “Quando vidi la tibia di Kate Douglass e la confrontai alla mia…I 31 anni si fanno sentire”
L’ospite dell’ultima puntata di Swim Zone, il programma dedicato al nuoto e che viene trasmesso sul canale YouTube di OA Sport, è stata Francesca Fangio. La ranista toscana è da molti anni in azzurro e ha partecipato a tutti i grandi appuntamenti internazionale. Un racconto della sua carriera e delle sfide che l’attendono anche con le sue connazionali.
Tanti anni in Nazionale per la livornese, che ha cercato di essere presente ad ogni appuntamento con la maglia azzurra, mantenendo sempre lo stesso approccio ed entusiasmo anno dopo anno: “Allora, sento che è cambiato poco in realtà. Cioè io quella che ero da piccola lo sono ancora, sono sempre quella che entra in acqua con la voglia di fare. Quando ero piccola salivo sul blocco e, prima di partire, dicevo sempre voglio vincere, voglio vincere, voglio vincere. Adesso non me lo dico, però lo penso sempre. Quindi l’atteggiamento è sempre lo stesso. Diciamo che forse negli anni, oltre a voler partecipare alle varie manifestazioni, Europei, Mondiali e così via, c’è stata quella cosa in più del non solo partecipare, ma voler raggiungere una finale o, quando era alla portata, un podio. Mi sono sempre tarata in base alla manifestazione e a come stava andando la mia stagione, però l’atteggiamento che ho è sempre lo stesso”.
Sul rapporto e sul dualismo con Lisa Angiolini in un 200 rana che si prospetta sempre più interessante, con entrambe che hanno già superato i 30 anni: “Questi trentuno anni mi stanno pesando parecchio, sia nelle braccia che nelle gambe. Per lei invece credo proprio di no. Lei è in un momento clamoroso e sono felice per lei perché se lo merita. Io e Lisa abbiamo sempre gareggiato insieme da quando eravamo piccole, siamo cresciute insieme. Quindi sicuramente se è arrivata dove è arrivata è perché se lo merita e perché ha lavorato per arrivare ai risultati che sta avendo. Io ho fatto un percorso diverso dal suo. Sono uscita fuori un po’ prima atleticamente parlando e negli ultimi anni ho dovuto cercare di mantenere un certo standard, magari a volte senza avere qualcuno con cui confrontarmi in gara. Tranne quando c’è stato il periodo in cui c’era Martina (Carraro, ndr), che andava molto forte nei 200 rana. Quelli sono stati anni di transizione in cui ho fatto anche un po’ fatica ad arrivare a certi tempi, perché mi mancava quell’ostacolo in più dell’atleta da raggiungere o da battere. Abbiamo fatto due percorsi diversi. Io sto cercando di allenarmi al meglio che posso e, sono sincera, faccio sicuramente molta più fatica rispetto a tanti anni fa. La maturità, in una gara come la nostra, è sicuramente una parte fondamentale, però credo che non valga più della forma fisica. La testa conta tanto in gara, ma come conta nei 200 conta nelle gare in mare e conta nei 50. Però quando nell’ultimo 50 vedi che la vasca si allunga, allora lì forse c’è qualcosa che manca. Però dai, io sono tranquilla, me la sto vivendo molto bene, molto serenamente. Non si dice che è l’ultima, però so comunque di non avere ancora tanti anni davanti. Quindi cerco di godermi ogni gara al massimo e di dare tutto quello che ho”.
Una riflessione anche sulla gestione dei giovani, spesso troppo spremuti nei primi anni di carriera per arrivare subito al risultato: “Allora, sono d’accordo sul fatto che, quando un atleta viene spremuto tanto da giovane, poi ne risente magari in una fascia di età in cui in realtà potrebbe ancora dare tanto. Non è stato propriamente così nel mio caso. O meglio, io sono stata presa da piccolina da un allenatore che era Corrado Rosso, che mi ha sradicato dal mio gruppo di allenamento quando ero Esordiente A, ma non ho mai esagerato e mi sono sempre saputa gestire. Io ho sempre vissuto gli step che ci eravamo prefissati molto tranquillamente, seguendo quello che mi era consigliato di fare. Ci sono poi dei fenomeni che non hanno bisogno di allenarsi così tanto per venire fuori. Io sono sempre stata una che si è fatta il mazzo per venirne fuori e ho dovuto sempre lavorare per raggiungere certi risultati. La mia storia natatoria non è stata mai facile, perché ho sempre dovuto martellare duro per arrivare dove volevo arrivare”.
Il fenomeno Kate Douglass: “Sicuramente gareggiare di fianco a lei è, credo, un’esperienza mistica più che altro, perché ha veramente delle qualità acquatiche impressionanti. Vi racconto un aneddoto. A Parigi, Andrea Masini ha fatto una foto a me e a Kate Douglass accanto, sedute sul bordo della vasca mentre stavamo uscendo dalla gara, e siamo tutte e due nella stessa posizione, con una gamba appoggiata sul bordo della vasca. Si vede la mia tibia, che è tipo così, e la sua tibia che è così. Mi dico come posso io pensare di poter mettere la mano davanti a una così? È possibile?” Quindi diciamo che a lei sono state date delle doti che purtroppo a noi non hanno voluto dare”.
I prossimi appuntamenti sul calendario: “Sicuramente gli Assoluti, dove spero di riuscire a fare una bella gara. Sarà una bella battaglia e spero di riuscire a stare accanto a Lisa. Secondo me è una gara dove possiamo divertirci tanto. Poi un mese dopo mi sposo e poi ci saranno anche gli Europei”.

