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Giorgio Lamberti: “Ritiro a 24 anni perché avevo patologie. Gli allenamenti di Castagnetti erano innovativi”

Giorgio Lamberti ha semplicemente scritto la storia del nuoto azzurro. Nel 1989 è stato il primo italiano a stabilire un record del mondo e poi nel 1991 è stato anche il primo a salire sul gradino più alto di una rassegna iridata. Momenti unici in una carriera breve, visto che il ritiro è avvenuto a soli 24 anni. In questa intervista a Focus, il programma che va in onda sul canale YouTube di OA Sport, il campione di Brescia si racconta, ripercorrendo quei momenti magici, ma parlando anche del futuro con i suoi figli che sono protagonisti in acqua.

Il ricordo indelebile di quel record del mondo nei 200 stile libero agli Europei del 1989: “Passato qualche decennio, ma sono ancora vivi emozioni, ricordi, aneddoti di quel momento. Fu l’anno della rivincita dopo la cocente delusione di Seoul 1988, anno che era stato veramente difficile per me che arrivavo dalla Maturità. Purtroppo Maturità e Olimpiade non era un binomio conciliabile, e forse anche oggi. Quindi in quell’anno ho vissuto una escalation, riprendendomi anche da un problema alla spalla, arrivando poi in quell’agosto con una condizione perfetta”. 

Sempre su quella gara: “Sono sincero, è molto tempo che non la rivedo. Però se penso a quelle quattro vasche mi ricordo le sensazioni e i momenti di quella gara. Ricordo che vicino a me c’era lo svedese Anders Holmetz, che mi aveva sempre sconfitto anche durante le nazionali junior ed era la prima volta che mi sentivo in stato di grazia. L’obiettivo non era il record, ma era vincere. Fu una gara tattica, perché lo tenni al mio fianco, poi piano piano cercai di andar via nella terza vasca. Alla virata dell’ultima vasca avevo pensato che nessuno poteva venirmi a prendere anche se con la coda dell’occhio vedevo il polacco Wojdat che addirittura riuscì a battere lo svedese. Al tocco della piastra, guardai il tempo ed esplose l’emozione”.

Un aneddoto anche dei giorni precedenti a quella finale: “Ero in camera con il mio compagno di squadra, ma anche grandissimo amico, Antonio Consiglio, sprinter che fece la 4×100 con me. Lui mi domandava come stavo e su un biglietto segnavo i passaggi ed il tempo che avrei voluto fare. Ed era il record del mondo. Stavo davvero in stato di grazia e anche gli allenamenti erano andati benissimo”.

La delusione dell’Olimpiade del 1988: “Nel mio caso mi è servito probabilmente, anche se ne avrei fatto a meno. Anche se poi già nell’inverno dello stesso anno aveva stabilito i record del mondo dei 200 e 400 in vasca corta. Poi purtroppo arrivai in estate con la spalla che mi continuava a condizionare la preparazione e poi c’era la Maturità che mi stressava e portava via tempo. Ho sempre messo davanti lo studio al nuoto e quindi per me la priorità era diplomarmi, anche con tutte le difficoltà del caso sia sul piano fisico sia mentale”.

Sul rapporto con Alberto Castagnetti:Lo conosco nel 1986 ai Mondiali di Madrid, quando avevo esordito a 17 anni. Lui lavorava con i suoi colleghi ed era ad allestire i campi per il torneo di pallanuoto. Mi si presenta anche perché poi sarebbe diventato l’allenatore della Leonessa Nuoto di Brescia, dove ero tesserato. La differenza con il passato erano i carichi di lavoro, perché io non avevo mai fatto i doppi allenamenti. Io sentivo però che i risultati arrivavano e ogni anno ottenevamo risultati. Dopo la delusione di Seoul abbiamo poi insieme la nostra rivincita. Lui è sempre stato molto attento alle metodologie di lavoro e aveva una visione davvero innovativa per quel periodo. Alberto è riuscito a vincere tutto con maschi e femmine. Era molto emotivo e prima delle gare quasi dovevo dargli conforto io, anche perché a Bonn era stato messo in discussione da tutti, ma non da me. Gli dissi di star tranquillo perché ero sicurissimo della mia condizione”.

La decisione di ritirarsi a soli 24 anni: “Una scelta pensata, ragionata. Non è stato un colpo di testa. La mia situazione fisica della spalla all’epoca non si risolveva e il dolore era continuo, anche di notte. Non era semplice e poi non stavo bene e avevo sempre la pressione minima molto alta. Tutte queste condizioni mi hanno portato ad immaginare che non avevo lo stimolo per essere uno dei tanti. O raggiungevo il massimo livello o altrimenti era giusto chiudere una parentesi di vita, che fosse un ricordo indelebile e positivo. Ho chiuso, però, con la serenità d’animo. Non ho rimpianti se non il dispiacere di non aver potuto dare il massimo di me stesso. Io ho avuto la consapevolezza che poi nel mio caso c’era anche una patologia. Negli anni successivi ho dovuto svolgere molti esami e a 34 anni ho fatto anche un’operazione cardiaca per risolvere il mio problema. Ho anche subito poi un intervento all’occhio sinistro perché avevo un aneurisma cerebrale che non si sa se fosse dovuto al problema cardiaco. Al di la di qualche giornalista che mi dava dello psicolabile a Seoul quando persi, forse qualche problema fisico c’era già ed era oggettivo”.

Sugli Assoluti di nuoto, dove parteciperanno anche i suoi tre figli: “Matteo e Noemi si stanno allenando a Livorno con Stefano Franceschi da tempo e mi pare ci sia un avvicinamento buono. Michele passa da periodi difficili con la spalla, che non è la sinistra come me, ma la destra. Ha seguito un percorso di potenziamento molto importante con professionisti di alto profilo. Credo sia sereno ed in fiducia e la sua attenzione sarà di più sui 50 e 100 dorso, perché non c’è stato tempo di preparare il 200. In inverno in vasca corta ha stupito tutti, adesso è un mesetto che nuota con regolarità e vediamo se riuscirà ad essere performante, senza troppe pressioni”. 

Un amore di famiglia per il nuoto, visto che anche la moglie, Tanya Vannini, è stata una campionessa: “Li abbiamo portati in piscina prima di tutto perché imparassero a nuotare. Matteo giocava anche a tennis ed un pochino anche Michele. Matteo non voleva scegliere e alla fine ha deciso una sera non solo che scuola vuole fare, ma anche il nuoto. Lui mi disse che scelse il nuoto per gli amici e la compagnia. Il nuoto è riconosciuto come uno sport individuale, ma c’è tanto altro, con moltissimi momenti di squadra e di condivisione”.

CLICCA QUI PER VEDERE L’INTERVISTA COMPLETA A GIORGIO LAMBERTI

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