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Bottazzi: “In Italia c’è la Sinner Mania, ma cosa si sta facendo per il lungo periodo? Il segreto di Pulcinella”

Il Masters 1000 di Montecarlo 2026 si sta rivelando un vero e proprio trionfo per gli organizzatori del torneo, che possono contare sui primi tre giocatori del ranking mondiale (nell’ordine Carlos Alcaraz, Jannik Sinner e Alexander Zverev) e sull’idolo locale Valentin Vacherot in occasione delle semifinali. Luca Bottazzi, ex tennista e apprezzato studioso del gioco, ha tracciato un bilancio parziale della settimana monegasca proiettandosi inoltre verso i prossimi appuntamenti in calendario.

A differenza di Sinner, Alcaraz ha perso ben più di un set in questi ultimi tre tornei. Il fatto che Sinner abbia perso un set a Montecarlo, dopo una lunga striscia di successi senza cedere mai un parziale, penso sia un aspetto da correlare semplicemente alla statistica. A mio singolare avviso, se Sinner dovesse perdere una partita sulla terra, sarebbe sempre una occorrenza relativa alla statistica. A tal proposito, informo gli appassionati, come sia altamente improbabile che Jannik Sinner vinca tutti i grandi tornei sulla terra: Montecarlo, Madrid, Roma, Roland Garros“, dichiara Bottazzi.

“Sulla questione è necessario quindi farsene una ragione, sperando di strozzare gli immancabili strilloni di giornata. Viceversa, creare continui insensati allarmismi non serve proprio a nulla, sul piano culturale, educativo e sportivo. La sceneggiata riserva però alcune varianti, perché potrebbe trovare una sua funzionalità sul livello del clamore. Il classico stratagemma da supermercato impiegato per tenere alta l’attenzione dell’ignava moltitudine sul nulla cosmico, per catturare così qualche “like” di fortuna in più. Infine, a parte il vecchio Djokovic, e aspettando il tardivo “Godot” Zverev, tra i primi due del ranking ATP ed i restanti concorrenti, oggi esiste un abisso. Ciò non toglie come i due prodigi, possano comunque lasciare qualche briciola lungo la via, perdendo di vista alcune partite durante la stagione“, prosegue il 63enne nativo di Milano.

Questa edizione del torneo monegasco costituisce un successo strepitoso per il sistema generalista italiano. Sinner gioca in semifinale nel Masters 1000 più italiano di tutti, dopo gli Internazionali. Il nostro campione ha tutte le carte in regola per arrivare nell’ultimo atto contro Carlos Alcaraz, per superarlo pure nel ranking, tornando numero uno ATP. Se il fatto non accade in questa settimana, succede comunque nel torneo successivo. Quindi, un prospetto migliore di questo è di fatto impossibile. E gli altri italiani, potrebbe domandarsi qualcuno? In questa occasione non bene, osservando lo scenario sul piano sportivo. Ma si tratta pur sempre di una considerazione che si riflette in un aspetto del tutto marginale. Mi spiego senza ipocrisie. In riferimento al piano mediatico, alla visibilità, al marketing, agli incassi, ecc., conta solo la “Sinner Mania”. Questo è il fatto, questa è la fenomenologia trainante, da non confondere con la “Tennis Mania” che è ben altra cosa. Per tutti questi aspetti sopra menzionati, per il cosiddetto “Mercato”, conta essenzialmente il brand Jannik Sinner, novello punto cardinale per lo sfruttamento commerciale del tennis. Ecco svelato il segreto di Pulcinella, quello del fenomeno italiano che ruota attorno al tennis“, la riflessione dello scrittore italiano.

Bottazzi pensa anche ad una soluzione per risaltare quella che è l’essenza del gioco:Per trasformare tale fenomenologia storica, in un valore educativo fruibile e permanente, capace di restare nel tempo oltre l’orizzonte Sinner, occorrerebbe un ribaltamento copernicano della mentalità attraverso un processo in grado di cambiare il registro della narrazione generalista. Meno tennis formato tombolone, più arte e scienza del gioco. Traduco per i meno attrezzati: l’indirizzo commerciale dovrebbe cedere almeno un piccolo spazio a quello culturale. Il vantaggio sarebbe quello di acquisire valore quindi, nel medio termine, conseguire un profitto stabile, duraturo. Vien ora da pensare: chi dovrebbe poi realizzare tale compito? Nell’ambiente della racchetta non si distinguono particolari figure, competenze sulla via di un Clerici o di un Lombardi, per intenderci.
La risposta alla mia riflessione quindi rimane scontata: la “Tennis Mania” ed i registri culturali resteranno chimere, e tutto passerà in cavalleria. Del resto Wilfred Baddeley, campione di Wimbledon 1891, già’ avvertiva: “Il pubblico capisce solo chi vince”. Così mi chiedo: cosa è stato fatto nel merito per tentare di far evolvere l’ambiente? Tristemente, la risposta si rivela da sola, basta guardarsi attorno. Eppure, esiste sempre chi ha l’ardire di parlare di progresso, forse confondendolo con lo sviluppo. Argomento, questo, rilevante. Tema che sarebbe utile trattare, magari in altra occasione“.

Sulla rivelazione Valentin Vacherot, giunto in semifinale nella sua Montecarlo battendo due top10 come Lorenzo Musetti e Alex De Minaur: “Vacherot è un signor tennista, tra i pochi in grado di interpretare un gioco a tutto campo. Nel forsennato e instabile tennis contemporaneo, salvato da Alcaraz e da Sinner, tutto è possibile. Per cui, non mi sento di escludere la favola nella favola, dove “Cenerentolo” Vacherot entra in punta di piedi dalla porta di servizio nella stanza dorata della top ten. Anche per un solo breve suggestivo istante…“.

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