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Basket: è morto Dusko Vujosevic. Portò in alto il Partizan, allenò anche in Italia

Una delle figure più rappresentative della scuola ex jugoslava degli allenatori ci ha lasciati. Dusko Vujosevic è morto oggi a Belgrado. Aveva compiuto 67 anni poco più di un mese fa. Il suo nome è indissolubilmente legato al Partizan Belgrado, con il quale ha costruito un legame inscindibile.

Nativo di quella che nel 1959 era Titograd, e che è poi diventata Podgorica, in Montenegro (legame che ha sempre rimarcato), Vujosevic ha iniziato ad allenare nel 1976, a 17 anni, proprio nel club bianconero, nel sistema delle giovanili. Dopo aver girato qualche club ulteriore, è tornato al Partizan da assistente di Vladislav Lucic. Non lo fermò neppure un’epatite. A metà stagione 1986-1987, si trovò a dover ereditare la squadra dall’esonerato Vucic: il vicepresidente del Partizan, Dragan Kicanovic, gli aveva di fatto messo la squadra in mano con due giovani non di poco conto da allenare, Zarko Paspalj e Vlade Divac. L’intuizione di Kicanovic fu giusta: il Partizan vinse il titolo jugoslavo con un coach ventottenne. Rimase in sella fino al 1989, poi tornò a più riprese al club bianconero. Qualche anno dopo, quando approdò alla Stella Rossa, a Vujosevic toccò di dover affrontare Zeljko Obradovic, suo ex giocatore che dal Partizan cominciò la sua scalata al ruolo di allenatore tra i più grandi d’Europa.

Con la disgregazione della Jugoslavia in corso, Vujosevic andò poi a cercar fortuna fuori. In Italia, a Brescia e in Serie B, allora come oggi la terza lega. Rimase tre anni con una retrocessione e una promozione, poi arrivò all’Olimpia Pistoia, in Serie A1: guidò il club toscano ai quarti di finale nell’annata 1995-1996 e agli ottavi in quella 1996-1997, anno in cui gli ottavi furono raggiunti anche in Coppa Korac. Sfortunata l’esperienza di Pesaro: dopo una partenza da 2-12, dovette lasciare la panchina, ma questo non servì a evitare la retrocessione dei marchigiani.

Tornò al Partizan nel 2001, e ne costruì le fortune di un decennio: nove campionati di seguito, oltre a quattro titoli di Lega Adriatica, ma soprattutto l’approdo alle Final Four di Eurolega nella stagione 2009-2010 per una delle corse più incredibili dell’era post-FIBA della competizione. Quella prestazione gli valse un approdo al CSKA Mosca, dove però durò pochi mesi. Tornò al Partizan nel 2012, ci restò fino al 2015 e poi chiuse la carriera in panchina al Limoges, prima di altri ruoli all’U-BT Cluj-Napoca in Romania e allo Studentski centar.

In chiave selezioni nazionali, ebbe la fortuna di allenare la Jugoslavia ai mondiali Under 19. Tra i talenti c’erano Dejan Bodiroga, Zeljko Rebraca e Veljko Mrsic. Fu sfortunato nel 2003, perché poté allenare la Serbia e Montenegro agli Europei, ma fu l’estate in cui varie star, tra cui Bodiroga e Divac, si presero un’estate di stop. Vujosevic aveva comunque Peja Stojakovic, Marko Jaric e Predrag Drobnjak tra gli altri, ma arrivò l’eliminazione per mano della Lituania ai quarti. Nel 2007 allenò il suo Paese natale, il Montenegro, con il quale rimase fino al 2010. Mollò per concentrarsi sul CSKA, che lo silurò cinque giorni dopo. Dall’aprile 2017 all’agosto 2018 fu con la Bosnia-Erzegovina.

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