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Maurizio Fondriest: “Seixas impressionante, ma la scelta di Finn è giusta. Per Pogacar non sarà semplice alla Roubaix”

A poco più di una settimana dall’appuntamento con l’Amstel Gold Race, Maurizio Fondriest – campione del Mondo in linea nel’88, nel ’93 ha vinto Milano-Sanremo e Freccia Vallone – torna con la memoria a una delle giornate più controverse della sua carriera, quel secondo posto del 1991 che ancora oggi lascia spazio a qualche rimpianto. Il trentino classe 1965 non si limita al passato: nella sua analisi c’è spazio anche per il ciclismo moderno, tra giovani talenti, regolamenti e prospettive future.

Domenica 19 aprile si disputerà l’Amstel Gold Race. Tu arrivasti secondo nel 1991: cosa ricordi di quel giorno?
“Ricordo ancora molto bene quella giornata, anche perché ho sempre avuto la sensazione che mi sia stata tolta una vittoria. Sarebbe stato un risultato storico: sarei stato il primo italiano a vincere l’Amstel. Correvo per la Panasonic, una squadra olandese, e in volata ci fu un episodio decisivo con Frans Maassen. Durante lo sprint ci spostammo più volte, prima da destra verso sinistra e poi ancora il contrario: oggi una manovra del genere porterebbe a una squalifica immediata, ma ai miei tempi non era così. Recentemente l’ho incontrato al Catalunya, oggi è direttore sportivo alla Visma, e abbiamo anche fatto una foto insieme. È rimasto comunque un episodio che mi ha segnato.”

Si dice che il ciclismo sia cambiato, che ora ci sia una esasperazione con i giovani. Eppure tu vincesti il Mondiale a 23 anni…
“È vero, ma non è una novità assoluta. Basta pensare a Saronni, che vinse il Giro d’Italia a soli 21 anni. I grandi campioni si sono sempre messi in luce molto presto. Il problema oggi è l’esasperazione: si pretende troppo da tutti i giovani, come se dovessero essere tutti Pogacar o Evenepoel. Ma non è così. Servirebbe più pazienza, bisognerebbe lasciare ai ragazzi il tempo di crescere con gradualità, senza mettergli addosso pressioni eccessive.”

Milano-Sanremo 1993: quale aneddoto ricordi con più affetto?
“Quella è una giornata indimenticabile per un motivo molto speciale: la mattina nacque mia figlia Maria Vittoria e poche ore dopo vinsi la Milano-Sanremo. È difficile immaginare qualcosa di più bello, sia dal punto di vista personale che sportivo.”

Tra Liegi e Lombardia, quale delle due pensi fosse più adatta alle tue caratteristiche e rimpiangi di non aver vinto?
“Probabilmente la Liegi era leggermente più adatta a me. Il Lombardia era una corsa più dura che si adattava meno alle mie caratteristiche. Se devo scegliere, quindi, direi la Liegi.”

Hai vinto per due volte il Giro del Lazio. Ora queste corse a tappe regionali stanno rinascendo progressivamente grazie alla Coppa Italia delle Regioni organizzata dalla Lega Ciclismo Professionistico. Riportare il ciclismo italiano sul territorio è la base per rilanciarlo?
“Il lavoro che sta portando avanti il presidente Pella è davvero molto positivo. Il ciclismo ha bisogno di tornare sul territorio, ma non solo: servirebbero anche un paio di squadre Professional in più e magari anche una squadra World Tour. Avere più team significherebbe offrire opportunità a tanti corridori di buon livello, che potrebbero così mettersi in evidenza senza dover andare all’estero. Questo darebbe anche maggiore visibilità al movimento italiano. Allo stesso tempo, però, ci sono regolamenti che non aiutano: ad esempio il fatto che le squadre ‘devo’ delle World Tour non possano partecipare alle gare nazionali in Italia. È una limitazione che non ha molto senso, perché gli organizzatori sarebbero felici di avere atleti di alto livello, così come lo sarebbero i corridori stessi. Il ciclismo sta cambiando rapidamente e anche le regole dovrebbero adeguarsi. Altrimenti si rischia di penalizzare intere categorie.”

Pensi che Tadej Pogacar possa non avere rivali alla Parigi-Roubaix, dopo averla assaggiata nel 2025?
“Alla Roubaix non sarà così semplice per lui. Corridori come Van Aert e Van der Poel sono specialisti e sulle pietre possono fare la differenza. Il divario tra loro sarà sicuramente più ridotto rispetto ad altre corse, quindi mi aspetto grande equilibrio e soprattutto un grande spettacolo.”

Filippo Ganna è in forma, ma lo vedi in grado di impensierire Van der Poel e Pogacar sulle pietre della Roubaix?
“Ganna sta andando forte e può essere uno dei protagonisti. Tra gli italiani è sicuramente quello con le maggiori possibilità. È in condizione e ha le caratteristiche per fare bene. Anche Pedersen mi sembra in ottima forma e potrebbe essere della partita.”

Cosa ti aspetti da Vingegaard al Giro?
“Se continua con questa condizione, sarà molto difficile per tutti batterlo. Però il Giro dura tre settimane e gli imprevisti possono sempre capitare. Mi auguro comunque che il divario con gli altri non sia troppo ampio, così da mantenere la corsa aperta e interessante.”

Qual è il potenziale di Giulio Pellizzari?
“Pellizzari è un corridore molto interessante, con ampi margini di crescita. Credo possa lottare per il podio al Giro in futuro. Ha talento e davanti a sé ha prospettive davvero importanti.”

Seixas brilla tra i professionisti, Finn un altro anno tra gli Under23 per crescere con calma…
“Seixas ha impressionato tutti perché, pur essendo molto giovane, si è subito messo in evidenza nel World Tour con prestazioni di altissimo livello. Finn invece ha fatto una scelta diversa, restando un altro anno tra gli Under23. A mio avviso è una decisione corretta, perché gli permette una crescita più graduale. Sarà interessante vedere come si comporterà quando passerà tra i professionisti. In ogni caso, Seixas resta un talento straordinario.”

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