Basket: italiani in NCAA, non solo Dame Sarr. L’intera stagione universitaria azzurra 2025-2026
Ampio, praticamente infinito l’universo della NCAA che sta avviandosi verso le fasi finali. In campo maschile la finale si giocherà questa notte a Indianapolis, mentre a Phoenix si è avuto l’ultimo atto femminile. Andiamo a scoprire come sono andati i giocatori italiani, con un’avvertenza preliminare: qui si parla solo di quelli in Division I, il rango più alto (e anche molto frequentato dai nostri giocatori, più che mai si potrebbe dire).
Italiani in squadre che hanno raggiunto la March Madness
Dame Sarr: tanti, anzi tutti, avrebbero predetto di vederlo alle Final Four con Duke. Non è successo perché i Blue Devils si sono sciolti, letteralmente, dopo aver avuto 19 punti di vantaggio nei quarti di finale (Elite 8, tecnicamente East Regional Final) contro Connecticut, vittoriosa per 73-72 con l’assurdo tiro da quasi metà campo di Braylon Mullins a tre decimi dalla fine a coronare il tutto. Tornando a Sarr, il suo impiego è stato soprattutto legato alle doti di specialista difensivo: batterlo in uno contro uno è (sempre) un affare molto complicato. Per questo non lo si è visto tanto spesso nelle cifre offensive, ma è sempre stato in quintetto. E sempre per questo bisogna vedere al di là dei 6.4 punti, 3.8 rimbalzi e 1.1 assist di media da lui assommati, comunque importanti in una squadra ricchissima di talenti, non ultimi i due Boozer. Se farà il salto in NBA già nel 2026 è tema da verificare, intanto lo si è visto parecchio.
Emanuel Innocenti: anche lui ha dovuto vedere, suo malgrado, la propria squadra uscire di scena. Gonzaga, terza testa di serie nel West Regional, è uscita nel secondo turno contro Texas, 11a del seeding e proveniente finanche dalle First Four. Per il centro dei Bulldogs il fattore importante è stato quello difensivo, perciò non devono sorprendere i numeri che parlano di 6 punti, 3.8 rimbalzi e 1.7 assist di media. L’utilizzo è sempre stato molto elevato: una testimonianza del fatto che è giusta la sua fama di difensore tra i più arcigni della NCAA.
René D’Amelio: l’ala di Borgomanero ha fatto parte con più di una buona apparizione nell’annata abbastanza a sorpresa di California Baptist (nota però come Cal Baptist). Stagione d’esordio, da freshman, per lui, e con qualche infortunio che ha creato anche delle noie lungo l’andare del percorso, ma in un ruolo da cambio arrivare a 2.6 punti e 3 rimbalzi di media male non è. Lo rivedremo nella prossima stagione con forse più spazio ai Lancers. Cal Baptist è uscita al primo turno di East Regional contro Kansas.
Michelangelo Oberti: al secondo anno a Penn (cioè Pennsylvania), il centro di Riva di Solto ha assistito con pochi minuti in campo a una delle situazioni più stupefacenti del pre-March Madness, cioè i Quakers che vincono la Ivy League, cioè il gruppo di quelle università di altissimo profilo della East Coast che rispondono a nomi come Yale, Harvard, Princeton, Columbia per citarne alcune. Proprio Yale è stata battuta nella finale di Conference, poi è arrivato il 105-70 di Illinois in South Regional, primo turno. Le cifre di Oberti: 1.8 punti e 1.2 rimbalzi di media.
Alfredo Addesa: ala monzese al secondo anno a Lehigh, ha avuto un po’ più spazio nella prima parte di stagione che nella seconda all’interno della Patriot League (sì, quella di Army e Navy, le squadre dell’Esercito e della Marina). L’uscita alle First Four contro Prairie View A&M nulla toglie alla bontà del percorso dei Mountain Hawks. Per Addesa 2 punti e 1.5 rimbalzi di media.
Riccardo Greppi: anche qui si parla di West Regional, in specie Wisconsin. I Badgers sono però usciti subito, e a sorpresa: l’upset è stato di High Point per 82-83. Il contributo di Greppi, ala originaria di Lecco, è stato limitato in campo, ma importante dietro le quinte: faceva parte dello scout team, quello cioè che “imita” i giocatori avversari per meglio preparare i big della squadra.
Italiani in squadre che non hanno raggiunto la March Madness
Leonardo Bettiol: indubbiamente da rimarcare l’anno da senior dell’ala di Roncade, nonostante UMass (Massachussetts, dove andò Julius Erving) non sia riuscita a passare dalla Mid-American Conference (MAC) alla March Madness. Bastano i numeri: 18.1 punti e 7.8 rimbalzi con 2.1 assist di media, pressoché sempre in doppia cifra e impatto molto elevato nell’annata. Comprese anche cinque doppie doppie.
Gabriel Pozzato: la sua performance stagionale a Xavier è di primo livello. Per l’ala di Novara, al secondo anno, 14.9 punti e 4.4 rimbalzi di media, con diverse partite oltre quota 20 e due vicine ai 30. In breve, è stato felice il suo arrivo da Evansville, ma i Musketeers hanno chiuso la regular season della Big East a 6-14 (15-18 in totale). Poi, nel torneo di accesso alla March Madness, hanno ceduto a quella UConn che poi è arrivata fino alla finale nazionale.
Giovanni Emejuru: a East Carolina è arrivato il penultimo posto nell’American Conference, ma in un’annata dominata da Jordan Riley e con più bassi che alti della squadra, il suo riscatto dopo la brutta stagione a George Mason è servito. 12.9 punti e 9.2 rimbalzi ad allacciata di scarpe per lui, con ben 14 doppie doppie stagionali anche in partite di livello alto.
Stefano Faloppa: terzo anno per lui, e con New Haven l’ala di Portogruaro ha avuto buono spazio. Non parliamo di un realizzatore a tutto tondo, ma di un altro tipo di giocatore che non ha nel solo tiro l’obiettivo finale del suo basket. Con i Chargers, quinti nella Northeast Conference, ha realizzato 6.2 punti, 4.4 rimbalzi e 1.3 assist a gara. Ricordiamo che New Haven è entrata quest’anno in Division I e, per regole particolari NCAA, non potrà giocare la March Madness prima dell’annata 2028-2029.
Davide Poser: non è decisamente andata male la sua annata. A New Hampshire quasi 30 minuti di media per l’ala veneta nell’anno da junior (il terzo), con un picco da 24 punti a fine febbraio. Nel complesso media di 7 con 2.9 rimbalzi e 1.6 assist ad allacciata di scarpe. I Wildcats hanno chiuso a 5-11 di America East Conference e 9-21 in generale e poi hanno chiuso ai quarti del torneo di America East contro UMBC.
Timoty van der Knaap: 6.5 punti e 4.8 rimbalzi di media per il giocatore di Bassano del Grappa, una guardia-ala che a Bradley delle volte ha avuto le sue chance di supplire concretamente in attacco. I Braves, i cui maggiori giorni di gloria risalgono agli Anni ’50, sono arrivati secondi nella Missouri Valley Conference, ma si sono fermati al primo turno del NIT (il torneo di 32 squadre non selezionate per la March Madness).
Niccolò Moretti: 5.6 punti, 2 rimbalzi e 3.3 assist di media per il fratello di Davide, che tende più a far girare la squadra, ma occasionalmente s’inventa realizzatore (due picchi da 25 e 19 punti nell’annata). A Florida Atlantic ricordano la corsa fino alle Final Four 2023, ma per gli Owls non è più quel tempo: 9-9 in American Conference (18-15 in assoluto) e fuori al 2° turno del torneo che ha visto andare alla March Madness South Florida.
Daniel James: bolognese al secondo anno con Central Connecticut (Blue Devils anche loro), da cambio nei ruoli di ala ha messo a segno una stagione da 3.5 punti e 3.1 rimbalzi di media. La squadra è arrivata seconda in Northeast Conference, ma è stata eliminata ai quarti di finale del torneo che dava accesso alla March Madness.
Achille Lonati: 2.5 punti, 0.8 rimbalzi e 0.7 assist per il debuttante dei St. Bonaventure Bonnies, che però, quando non è stato chiuso da altri tra i piccoli, ha ampiamente dimostrato di meritare l’approdo nell’università per la quale lavora l’ex decano degli insider NBA Adrian Wojnarowski. Stagione strana per i Bonnies: 4-14 in regular season della Conference A-10 (ma 17-17 uscendo da quei confini), poi quarti di finale nel torneo della stessa.
Andrew Osasuyi: anche lui a St. Bonaventure, il centro milanese chiude la stagione con 3.7 punti e 2.8 rimbalzi, entrando in scena usualmente dala panchina. Per la stagione dei Bonnies vedere sopra.
Pochissimo spazio per Elia Bongiorno (UC Santa Barbara Gauchos), Nicholas Errica (Western Michigan Broncos), Matteo Porto (Fresno State Bulldogs). Maikcol Perez (Baylor Bears) non è mai sceso in campo perché ha saltato la stagione per legamento crociato rotto. Mai in campo anche Alessandro Perotti (Wofford Terriers) e Leonardo van Elswyk (Colorado Buffaloes, anno da redshirt, cioè da giocatore che, in parole povere, sta fermo un anno e prolunga l’eleggibilità al college).
Italiane in squadre che hanno raggiunto la March Madness
Martina Fantini: nella corsa di Arizona State, che si è fermata alle First Four contro Virginia (in pratica la March Madness le Sun Devils l’hanno vista appena) il ruolo della fiorentina è stato abbastanza marginale, con 1.6 punti e 1.9 rimbalzi a gara. Vero è che sotto canestro ha avuto una concorrenza non semplice da dover gestire. E altrettanto vero è che, al primo anno, i rischi di non vedere proprio il campo erano alti.
Italiane in squadre che non hanno raggiunto la March Madness
Eleonora Villa: la sorella di Matilde, a Washington State, ha vissuto una stagione di primo livello. Ormai al terzo anno (junior), con le Cougars è diventata arma offensiva primaria con 16.5 punti e 3.6 assist a gara. Il problema non è certo lei, ma il resto della squadra, non alla sua altezza visto il 6-12 nella West Coast Conference, il 9-25 generale e l’uscita ai quarti del torneo che ha dato a Gonzaga il pass di conference per la March Madness.
Candy Edokpaigbe: 17.9 punti, 4.6 rimbalzi, molto semplicemente una stagione al top per la campana che aveva messo in crisi tutte le difese agli Europei Under 20. Le San Francisco Dons, però, non sono riuscite a tornare al torneo nazionale (dove mancano da 10 anni): 9-9 nella conference, 19-15 in totale. Però l’invito è arrivato per il WNIT, il torneo a 48 squadre non invitate alla March Madness: le Dons sono uscite al secondo turno.
Laura Toffali: anno da senior per la giocatrice di Villasanta, che a Morehead State si è rivelata tra le migliori realizzatrici con 12.4 punti e 4.7 rimbalzi ad allacciata di scarpe. Le Eagles sono tra le 62 squadre di atenei mai apparse nel torneo NCAA valido per il titolo nazionale, e quest’anno sono state quarte in stagione regolare, perdendo però nei quarti contro Southeast Missouri State.
Sofia Ceppellotti: stagione difficile alle North Alabama Lions non per questioni personali, ma perché la squadra è stata bersagliata da una serie impressionante di infortuni. L’ala friulana si è però ben distinta con 11.5 punti e 4.9 rimbalzi di media, un bottino importante per una squadra rimasta a metà classifica nell’Atlantic Sun Conference e poi uscita ai quarti della postseason sempre dell’ASUN contro Central Arkansas.
Greta Ramon: compagna di Ceppellotti alle Lions, ma nel ruolo di guardia, da primo anno (contro il secondo della connazionale) e in un ruolo con molta più concorrenza. Per lei 2.1 punti di media in un’annata nella quale lo spazio è stato tanto soprattutto fino a gennaio.
Ndack Mbengue: decisamente tra le giocatrici di spicco a UTEP (University of Texas at El Paso), l’altra stella dell’ultima Under 20 azzurra ha viaggiato a 9.3 punti e 8.1 rimbalzi nell’anno da senior. Il tutto in una squadra molto internazionale (anzi, spagnola), ma con il terzultimo posto nella Conference USA e l’uscita al primo turno del torneo con destinazione March Madness.
Vittoria Blasigh: non aiutata, questo è certo, dal cambio South Florida-Miami. Con le Hurricanes meno spazio, più necessità di condividere gli spazi e perciò 6.7 punti di media nel terzo anno universitario. La friulana ha comunque regalato vari ottimi picchi, anche se la squadra, nella complicatissima Atlantic Coast Conference, ha finito la stagione con il secondo turno al WBIT (altro torneo con 32 atenei fuori dal torneo nazionale).
Promise Keshi: per la giocatrice di Rubano, all’anno da senior, 8 punti e 6.5 rimbalzi a Stetson, in Florida. Miglior stagione universitaria per lei, questa, anche se il finale è stato un po’ amaro proprio nel suo miglior momento: nella già citata Atlantic Sun (ASUN) Conference quarto posto con record di 12-6 interno e 20-12 generale, poi l’uscita al primo turno del tabellone a eliminazione diretta e al primo di quello WNIT.
Anna Rescifina: anche per lei quarto anno alle American Eagles (dove American è l’American University). Patriot League in questo caso, conference nella quale navigano anche Navy e Army. Per la siciliana 6 punti e 3.6 rimbalzi di media con utilizzo frequente anche oltre i 30 minuti a gara, ma la stagione in generale è finita nel primo turno del tabellone direzione March Madness contro la Boston University.
Emma Arcà: 4.1 punti e 2 rimbalzi per la romana di stanza a Stonehill, un ateneo che ha visto le Skyhawks giocare dal 2022 a quest’annata la Division I. Nella prossima, però, la fine delle restrizioni sulle regole di riclassificazione significherà che l’università potrà lottare per andare alla March Madness. Per Arcà il picco di stagione è stato contro Stetson: sconfitta, sì, ma 15 punti sul tabellino personale. Da metà gennaio è stata utilizzata molto poco.
Caterina Piatti: per lei, dal reggiano alle Florida Gators, 4.5 punti e 2.9 rimbalzi nella prima stagione da centro in una squadra che ha raccolto molto di più fuori dalla conference che dentro (come dimostrano i record: 5-11 in conference, 18-15 in assoluto). Anche per lei vale il discorso che, per un primo anno, questa è una situazione di un livello importante, anche perché non è quasi mai scesa sotto i 15 minuti d’impiego. Le Gators hanno perso contro Oklahoma nel secondo turno della Southeastern Conference.
Laura Di Stefano: squadra internazionale se ce n’è una, la sua, vale a dire quella delle Tulsa Golden Hurricane. Per l’ala romana impiego molto a corrente alternata nella stagione, il che spiega i 2.5 punti e 1.3 rimbalzi. Quarta in stagione regolare dell’American Conference, Tulsa è stata subito eliminata da North Texas nel primo turno dell’eliminazione diretta.
Giorgia Gorini: per lei il discorso è lo stesso di Di Stefano. La genovese ha scelto Ball State per un fatto di gioco europeo, anche se le fortune d’impiego non sono state troppe. Abbastanza, però, per far capire nelle presenze in campo che, quando serve, Gorini è punti e assist assieme (2.7 e 1.7 le medie). Le Cardinals, seconde in stagione regolare (16-2 e 28-7), sono uscite in semifinale contro Toledo nella caccia al torneo nazionale poi agguantato da Miami.
Elisa Leghissa: stagione a Sacramento State con pochissime partite giocate, la sua: ne ha disputate appena cinque, con 2.2 punti e 2 rimbalzi di media. Praticamente impossibile trarre un adeguato bilancio da un’annata d’esordio negli States che, fosse stato per lei, sarebbe arrivata già prima, alla high school.
Anita Franchini: per la veronese non è, e non poteva essere un’annata da tanto spazio in squadra, ma le sue possibilità nella squadra campione di Division I nel 2011 se le è riuscite a ritagliare. 1.4 punti e 2.3 rimbalzi di media per lei, con varie dimostrazioni di come, senza minutaggio limitato, potrà avere un futuro dal contributo più ampio. Il tutto in un’annata comunque meno fortunata del previsto per le Texas A&M Aggies.
Pochissimo spazio per Matilde Motta (George Mason Patriots), Valentina Penna (UC Santa Barbara Gauchos), Fiamma Serra (Hawaii Rainbow Wahine) ed Emma Zuccon (UAlbany Great Danes).

