ATP Montecarlo, i precedenti di Jannik Sinner. Quell’errore arbitrale contro Tsitsipas resta una ferita aperta
Sono quattro le edizioni del Masters 1000 di Montecarlo giocate da Jannik Sinner. Quattro, e non sei, per due semplici motivi. Uno è che l’edizione 2020 non si è mai giocata (assumendo che una wild card fosse in arrivo). L’altro è che, nel 2025, l’attuale numero 2 del mondo non poteva nemmeno farsi vedere dalle parti del Country Club in virtù dello stop impostogli. L’attesa, però, è sempre quella della prima vittoria assoluta in un contesto che lui ha sempre mostrato di gradire.
L’inizio è il 2021. Cioè la prima edizione in cui, dopo il 2020 saltato per Covid-19, Sinner riesce a giocare. Spettatori pari a zero su tutti i campi, atmosfera spettrale e, sul Centrale intitolato a Ranieri III, il dettaglio televisivo della telecamera che ritorna nella postazione in uso fino al 2008 (dal lato opposto rispetto agli odierni usi). Jannik, quell’anno, prima batte tranquillamente lo spagnolo Albert Ramos Viñolas, al tempo ancora piuttosto pericoloso sul rosso, per 6-3 6-4, e poi sfida per la prima volta Novak Djokovic. Vince il serbo 6-4 6-2, ma in pochi immaginano tutte le traiettorie del confronto.
Nel 2022 l’altoatesino arriva da testa di serie numero 9, ma non è che il sorteggio lo aiuti più di tanto. Bastano i nomi: il croato Borna Coric, mai cliente facile nel Principato in quegli anni, ed è 6-3 2-6 6-3. Il finlandese Emil Ruusuvuori, e basti pensare che in quest’annata arriva dalle qualificazioni: 7-5 6-3. E poi, agli ottavi, Andrey Rublev. Con il russo è 5-7 6-1 6-3, in virtù di una prestazione di grande spessore giustamente sottolineata dagli applausi del Centrale. Quello stesso pubblico che, poi, sostiene fino all’ultimo Jannik nel quarto con Alexander Zverev, che però, dopo interminabili cambi di prospettiva, finisce 5-7 6-3 7-6(5) per il tedesco.
Nel 2023 Sinner, per la prima volta, può giocare con l’aiuto del bye al primo turno, consentitogli dallo status di testa di serie numero 7. Affronta subito l’argentino Diego Schwartzman, che però si ritira sotto 6-0 3-1. A quel punto c’è Hubert Hurkacz: con l’amico polacco è una partita assai ricordata soprattutto per il match point salvato nel tie-break del secondo set, prima del 3-6 7-6(6) 6-1 finale. E, nei quarti, un Lorenzo Musetti che aveva sì battuto Novak Djokovic il giorno prima, ma che da quell’impresa esce stanchissimo. Jannik non si fa pregare: 6-2 6-2, semifinale. Una battaglia totale contro Holger Rune: il primo set netto, la pioggia, la sera che cala su Montecarlo, il carattere al tempo focoso del danese, il pubblico che si accende, il punteggio finale che diventa 1-6 7-5 7-5. E una finale che se ne va.
Nel 2024 Jannik arriva, senza mezzi termini, con tutti gli occhi del mondo addosso, da numero 2 ATP dietro al solo Djokovic. Tutto facile nei primi due turni: 6-1 6-2 all’americano Sebastian Korda, 6-4 6-2 al tedesco Jan-Lennard Struff. Poi, ai quarti, di nuovo Rune. Solo che stavolta va diversamente: certo, sempre in lotta, ma è 6-4 6-7(6) 6-3 a favore dell’italiano. Poi arriva la semifinale. E succede quello che tutti ricordano. Di là dalla rete c’è Stefanos Tsitsipas, uno che a Montecarlo magicamente tende sempre a ritrovarsi. Si tratta dell’ormai noto match in cui, sul 4-6 6-3 3-1 30-40 (palla del doppio break Sinner), nessuno, tra giudice di sedia e giudici di linea, vede la seconda appena lunga di Tsitsipas che significherebbe 4-1 e servizio Jannik, che non interrompe il gioco e poi accusa qualche problema fisico che contribuisce al 6-4 3-6 6-4 per l’ellenico. Va detto: non sarebbe ovviamente stata garanzia di vittoria, ma il doppio break sarebbe stato complesso da recuperare. Dal 2025 neanche sul rosso ci sono più i giudici di linea sul circuito ATP. Resiste solo, stoicamente, il Roland Garros.

