Nuoto di fondo, Florian Wellbrock in grande spolvero a Soma Bay, ma l’Italia può sorridere
La prima tappa della Coppa del Mondo a Soma Bay non ha semplicemente inaugurato la stagione del nuoto di fondo: ha già delineato gerarchie, confermato certezze e aperto interrogativi interessanti sulla Nazionale italiana. In un contesto tecnico sempre più polarizzato da individualità dominanti, l’Italia risponde con una profondità di squadra che resta, forse, il suo vero punto di forza.
Al maschile, il copione ha avuto un protagonista netto: Florian Wellbrock. Il tedesco ha imposto una lettura della gara quasi chirurgica, lasciando che il gruppo restasse compatto per oltre tre quarti di prova prima di cambiare ritmo con una progressione che nessuno è stato in grado di sostenere. Un’accelerazione secca, costruita su frequenza e gambata, che ha trasformato gli ultimi due chilometri in un monologo.
Dietro, però, si apre il vero tema azzurro. Il terzo posto di Domenico Acerenza non è soltanto un podio: è un segnale. Dopo un periodo complicato, il lucano ha mostrato solidità tattica e tenuta nel finale, qualità essenziali in gare sempre più decise negli ultimi metri. La sua presenza nella volata per il podio restituisce all’Italia un riferimento credibile anche in chiave strategica.
Ma è il dato collettivo che impressiona: sei italiani nei primi dieci. Andrea Filadelli e Marcello Guidi confermano affidabilità ad alto livello, mentre Gregorio Paltrinieri resta un’incognita affascinante. Il settimo posto racconta di una condizione ancora in costruzione, ma anche di un atleta che, pur lontano dal picco, rimane agganciato al gruppo dei migliori. In prospettiva, la sua evoluzione stagionale sarà uno degli snodi chiave del fondo mondiale.
Accanto a lui, la presenza di Dario Verani e Pasquale Giordano tra i primi dieci rafforza l’idea di una squadra lunga, capace di occupare stabilmente le zone alte della classifica. Non c’è il dominatore, ma c’è una densità che pochi altri Paesi possono vantare.
Se al maschile manca ancora l’acuto assoluto, al femminile l’Italia continua invece a muoversi su coordinate di eccellenza grazie a Ginevra Taddeucci. Il duello con Moesha Johnson è ormai una costante del panorama internazionale, quasi una rivalità strutturale di questa fase storica del fondo. Anche a Soma Bay, la gara si è sviluppata su un equilibrio sottile, fatto di controllo reciproco e gestione delle energie.
La differenza, ancora una volta, si è materializzata nel finale. Johnson ha trovato un cambio di passo che le ha permesso di fare selezione definitiva, mentre Taddeucci ha confermato una straordinaria continuità ad altissimo livello, chiudendo seconda. Un piazzamento che vale molto più del risultato in sé: è la certificazione di una stabilità tecnica e mentale che la colloca stabilmente nell’élite mondiale. Alle spalle della toscana, il resto del gruppo azzurro femminile si muove in una fascia più arretrata ma compatta, con piazzamenti che indicano presenza e margini di crescita più che immediata competitività per il podio.
Nel complesso, la fotografia che emerge da questa prima tappa è chiara: l’Italia del fondo non è (ancora) la squadra da battere sul piano individuale, ma è probabilmente quella più strutturata sul piano collettivo. In un circuito sempre più esigente, dove le gare si decidono su dettagli fisiologici e scelte tattiche millimetriche, avere più atleti in grado di stare stabilmente nel gruppo di testa rappresenta un vantaggio competitivo enorme.

