Jannik Sinner: “Bisogna accettare che gli altri possano giocare meglio, mi concentro su quello che posso controllare”
Una partita più complicata di quanto ci si potesse aspettare, ma Jannik Sinner l’ha portata a casa. Prosegue il cammino del n.2 del mondo nel Masters1000 di Miami. Sul campo dell’Hard Rock Stadium, l’azzurro ha sconfitto il padrone di casa, Alex Michelsen, col punteggio di 7-5 7-6 (4), dovendo rimontare da una condizione di svantaggio nel secondo parziale: sotto 2-5 (break) e 1-3 nel tie-break.
Come al solito, nei punti importanti Sinner è riuscito a tirar fuori il meglio di sé, potendo poi contare su un ottimo rendimento al servizio che spesso l’ha tirato fuori dai guai. Parlando in conferenza stampa, l’azzurro è tornato sull’analisi della partita e sull’importanza di alzare il livello quando conta maggiormente: “Anzitutto mi concentro sul servire bene, imparando dalle partite precedenti e comprendendo cosa funziona meglio. Poi, sono anche uno a cui piace giocare questi tie-break o le situazioni sul 4-4 o 5-5. Questo sicuramente mi ha aiutato. Sono stato anche un po’ fortunato quando lui stava servendo per il set, perché il sole è uscito ed era molto difficile vedere da quel lato. Però, ancora una volta, sono molto felice di essere riuscito a vincere“.
Sul feeling con Miami, considerando il suo quinto quarto di finale raggiuto in carriera in questo torneo, Jannik ha affermato: “Solitamente mi trovo bene per il rimbalzo più basso della palla e poi sul centrale il vento dà meno fastidio. Quest’anno però, per qualche motivo, lo trovo un po’ più difficile. Cerco quindi di fare il meglio che posso“.
Al n.2 del mondo è stato chiesto poi cosa faccia per far sentire la pressione al suo avversario, come nel caso di Michelsen trovatosi a servire avanti 5-3 nel secondo set: “Cerco di rispondere il più possibile. Sono stato anche io in situazioni in cui devi chiudere la frazione alla battuta. Servire per chiudere un set è sempre un po’ diverso: senti la pressione, e questo vale per tutti, anche per me quando devo farlo. Però sì, a volte puoi sbagliare dei colpi e, se lui avesse vinto quel game, le cose sarebbero potute andare diversamente. Ovviamente nel terzo si riparte da zero e bisogna ricominciare. Però oggi è andata bene, anche dal punto di vista fisico, chiudendo in due set. E ovviamente avere un giorno di riposo mi aiuterà“.
Sul record di 28 set consecutivi vinti nei Masters1000, Sinner ha ammesso: “E’ bello saperlo, ma io non ci sto a pensare. L’ho già detto: gioco per me stesso e sono ovviamente molto felice di essere nella posizione in cui sono. So quanti sacrifici faccio, anche nella vita fuori dal tennis, per essere la miglior versione possibile di me stesso, ed è questo. Alcune statistiche non sono poi così rilevanti. Vincere set non significa niente: devi vincere la partita“.
Ai microfoni di Tennis Channel, al tennista altoatesino è stato posto un quesito legato a quanto espresso da Carlos Alcaraz. Lo spagnolo (n.1 del mondo), sconfitto nel terzo turno dall’americano Sebastian Korda, aveva manifestato apertamente una certa insofferenza rispetto al fatto che contro di lui gli avversari hanno espresso un tennis sopra il loro livello abituale. A Indian Wells, Carlitos si era già pronunciato in merito, uscendosene con una battuta ritenuta dai più un po’ infelice: “Contro di me sono tutti Roger Federer“.
Sinner, a questo proposito, ha risposto in questa maniera: “Cerco di trattare tutti gli avversari allo stesso modo. Ho grande rispetto per loro. Questo è uno dei motivi per cui affronto ogni match per dare il massimo. E’ tutto quello che posso controllare e mi concentro su quello. A volte, il tuo rivale gioca meglio e devi accettarlo. In questo modo affronto ogni match. So che i rivali faranno di tutto per battermi perché una vittoria contro di me può essere molto importante per la loro carriera. Quindi, non è una persona facile“.
E sull’uscita di scena di Alcaraz, Sinner ha raccontato: “Alla fine, io ragiono partita per partita. Con lui, nell’eventualità, ci saremmo potuto incontrare in finale“.

