Jannik Sinner viene a capo di un ostico Michelsen, gioca un tie-break e avanza ai quarti a Miami
Jannik Sinner, per la quinta volta su cinque partecipazioni, è ai quarti di finale del Masters 1000 di Miami. Serve un 7-5, 7-6 (4) per avere ragione dell’americano Alex Michelsen, al quale va senz’altro il merito di esser entrato in campo con un atteggiamento sempre positivo, cosa che non sempre capita di fronte ai migliori al mondo. Il californiano, però, capisce chi c’è di là dalla rete nei momenti importanti: il numero 2 del mondo, che in un’ora e 41 minuti prenota un appuntamento, giovedì, contro uno tra il francese Terence Atmane e l’americano Frances Tiafoe.
Per i primi sei game la situazione è molto semplice: entrambi giocano ad alto livello (e alta precisione), tant’è che i punti vinti in risposta sono appena due, sempre di Michelsen (che, in altre parole, i primi 12 punti al servizio li vince tutti). Il conto va aggiornandosi fino al 4-4, momento nel quale i punti vinti dall’americano in risposta sono tre e dall’italiano uno. Improvvisamente, però, arrivano proprio nel nono game, e tutte insieme, tre palle break: è davvero bravo Michelsen a servire prendendosi rischi e ad annullarle tutte. Il classe 2004 ne riesce ad annullare anche una quarta, poi sale sul 5-4. Il break per Jannik è solo rinviato: 15-40, Michelsen costretto a venire a rete e arriva il passante di rovescio che l’americano prova vanamente a intercettare, ma si era già visto nel game di servizio precedente come il piano partita di spingere continuamente iniziasse a mostrare delle crepe. Per Sinner è tutto facile nella chiusura: 7-5.
Nel secondo parziale, anche fortunatamente verrebbe da dire, i due giocatori iniziano a far sentire l’uno il fiato sul collo dell’altro. Ne nascono così un paio di 15-30, uno a testa nel secondo a terzo game, poi è Sinner, sul 3-2 per Michelsen, ad avere problemi più importanti, in formato 0-40 con due dritti dell’americano che fanno male. E a 15 arriva il break da parte del californiano. Ed è proprio lui a ritrovare quel che aveva perso nel finale di parziale d’apertura: la pericolosità da fondo con un dritto che, quando vuole, diventa devastante. Comincia a filtrare anche una serie di giochi luce-ombra difficile da gestire, ma sono anche gli errori di Michelsen, sul 5-3, a determinare un 15-40 che lascia delle speranze a Sinner. Sulla prima palla break c’è poco da fare, ma un attimo dopo c’è seconda e seconda. La seconda chance, quella buona, e la seconda dell’americano, che viene aggredita dal dritto di Jannik che gli piazza il contropiede del 5-4.
Non accade più niente di rilevante, perciò si va al tie-break, che si apre con un punto difensivo mirabile dell’azzurro, che poi va a chiudere col passante di rovescio in corsa. E arriva anche il dito all’orecchio, quasi inusuale per lui. Il servizio è un temporaneo optional: cinque punti, quattro in risposta, poi Sinner va avanti 4-3 con due ace. E, sul 4-4, pesca la risposta vincente incrociata di dritto che vale il 5-4. In men che non si dica il match è chiuso e Jannik continua l’inseguimento al Sunshine Double.
Basta un dato per chiarire la natura della partita al servizio di Sinner: 90% di punti vinti con la prima, 38 su 42. Un dato che conforta, come pure il 66% di prime in campo. 15 gli ace messi a segno, con un conto vincenti-errori gratuiti di 27-14 contro il 16-18 di Michelsen. E intanto continua la serie record dei set consecutivi vinti nei Masters 1000: siamo a quota 28. Jannik diventa anche il quinto giocatore a giocare 20 quarti 1000 in meno di 40 apparizioni in tabellone principale dopo Edberg (26), Nadal (32), Sampras (33) e Djokovic (34), anche se sullo svedese va detto che era nel pieno del suo tempo quando venne creata la categoria (1990).

