Monaco: “Alcaraz ha voluto far capire a Fonseca che c’è da lavorare. Aspetto con ansia Berrettini-Vacherot”
Nuova puntata di TennisMania in una mattina dedicata allo speciale Miami, con il combined che fa da Masters 1000 e WTA 1000 allo stesso tempo. Sul canale YouTube di OA Sport l’appuntamento quotidiano è con Dario Puppo, Guido Monaco e Massimiliano Ambesi: si riportano qui le parole di Monaco, che fondamentalmente parla tantissimo non tanto dei big quanto della questione legata in particolare a Flavio Cobolli.
In primis, però, Alcaraz-Fonseca: “La differenza c’è stata: quando vai avanti di un break diventa ancora più difficile. Alcaraz, come sospettavo, è entrato in campo per definire il suo spazio e voleva fargli capire che c’è ancora da lavorare. Ci è riuscito. Il merito di Fonseca è stato di non crollare e di riuscire a fare una partita seria attaccandosi anche a quei turni di battuta complicati. Poi in tutti e due i set ci sono delle mini-occasioni, anche due palle break nel secondo set nel game subito dopo aver preso il break all’inizio, che Alcaraz salva con quel dritto al volo indietreggiando che è una cosa che fa sembrare abbastanza normale, ma è fuori portata per quasi tutti. Un Alcaraz brillante, concentrato, concreto, e un Fonseca che con Sinner anche per caratteristiche (hanno un gioco un po’ più simile e si è trovato un pochino meglio), c’erano condizioni diverse. La palla nell’ultimo metro di campo schizza via. Non mi sentirei di bocciare Fonseca, è stato bene in campo, ma la differenza è stata evidente“.
La forza di Alcaraz non sminuisce, però, il potenziale di Fonseca: “Venendo da 16 vittorie e poi perdendo con Medvedev un po’ a sorpresa dimostra a modo suo che lui ha molta più stabilità rispetto al passato ed è in grado di assorbire subito una delusione riprendendo il cammino. E’ un Alcaraz molto più stabile anche rispetto a un anno fa. Da un lato fa paura, ci siamo affidati alla sua discontinuità, ma qui ne vediamo sempre meno. Nell’arco della partita poi ti concede qualcosa, con quel gioco lì, ma parliamo di un giocatore straordinario. Non credo che però Fonseca esca ridimensionato. Ha fatto un po’ più partita del previsto con Sinner, ma si è vista l’attuale differenza con Alcaraz. Però ha perso 6-4 6-4, e ha dimostrato che anche quando è sotto riesce a non crollare“.
Il discorso si allarga, però, a qualcosa che comincia da Fonseca e finisce con l’attenzione su Cobolli e Darderi: “Questa cosa dei baby fenomeni, l’attenzione mediatica che c’è stata per l’epoca in cui viviamo ti fa conoscere già a 13-14 anni ragazzi con le caratteristiche più varie e i giornali ne parlano. Perché? C’è questa fenomenologia del baby fenomeno che capisco che possa attrarre. Ma con Kuerten la Kuerten mania è scoppiata quasi dal nulla, con il Roland Garros 1997. Ma qui ora che arriva il risultatone… si parla già di giocatori come fossero sicuramente dei campioni. Lo sport dovrebbe essere fatto di risultati, continuità, spessore e non di un ranking che puoi raggiungere e nessuno ti regala, ma non definisce lo spessore dell’atleta. Cobolli e Darderi ho paura che facciano molta fatica a stare nei 20 sul cemento. Se è vero che c’è un livellamento molto alto, che qualcuno voglia far passare loro come top 20 o addirittura top 10 sicuri… io non ce li vedo. Vedo tanta gente giocare benissimo che magari è dal 40° al 100° posto. Berrettini è un giocatore di spessore, che quando sta in campo lo vedi lo spessore del giocatore top. Non possiamo continuare a raccontare che siamo l’armata del tennis mondiale, facciamo il male di tutti i ragazzi. Lo sport è fatto di stagioni dove confermi, fai e poi si definisce il valore. Sinner e Alcaraz era facile prevedere che sarebbero arrivati in alto, ma tutti gli altri, da Draper in giù, devono sudarsi ogni giorno la pagnotta. Non per fare l’uccello del malaugurio, ma questa faciloneria nel definire qualcuno un campione non mi piace. E’ tutto l’ambiente intorno, management, tifosi, appassionati, Federazione. E’ un clima che io sento. Magari mi sbaglio, ma ci sono le categorie. Che però vanno un pochino assestate. Se prendiamo il best ranking di un giocatore non ne raccontiamo la storia. Il giocatore deve essere ambizioso, deve pensare a diventare anche numero 1. Però noi da fuori, con esperienza e freddezza, dobbiamo guardare il pacchetto giocatore e dire ‘straordinario in certi momenti, con alcune doti straordinarie e con alcuni limiti che emergono abbastanza di frequente’. Collignon non ha ottenuto i risultati di Cobolli, ma quando giocano sul cemento non metto un euro su uno né sull’altro. E questo la dice lunga su quanto ci sia ancora da crescere e lavorare. E loro lo sanno“.
Comincia così l’analisi della situazione Cobolli: “Questi ragazzi sono lì perché hanno vinto tornei, cosa che non riesce a tutti. E tornei anche di un certo peso (Cobolli). Però ci sono le varie superfici, la stagione è lunga, peraltro Cobolli ha avuto problemi alla spalla. Questo ragazzo, insieme a mille qualità eccezionali, prima di dire che è un top 20 stabile o un top 10… il discorso lo faccio con tutti. Prima o dopo tendo ad avere ragione, non perché sono un mago, ma perché il tennis è difficile e pieno di gente con il coltello tra i denti per voler scalare la classifica. Se Berrettini in salute può valere ancora un top 20, e nelle punte un top 10, Cobolli e Darderi su questi campi non lo valgono. Di Cobolli sento questo eco di ‘figurati se non va nei 10’“.
Arrivano anche alcuni paragoni e resoconti: “Arnaldi non è di quel livello, ma non è nemmeno così indietro. Lui va assolutamente recuperato, perché è un giocatore che nei 50, che è un super risultato, ci deve e può stare. Ed è importante che faccia parte di quel gruppo lì. A un certo punto c’era stato un entusiasmo un po’ esagerato, ma lui nei 50 ci sta ampiamente, anche qualcosa in più secondo me. Prendiamo l’anno scorso: Cobolli ha iniziato la stagione malissimo, perdendo da Machac, Nardi, Etcheverry, de Jong, Hurkacz, Colton Smith, Nishikori, Tirante. Poi ha vinto il torneo, giocato bene, perso da Shevchenko, Nakashima, di nuovo da Nardi, Altmaier, vinto ad Amburgo, perde male a Parigi da Zverev, poi da Fearnley 6-2 6-2, gioca benissimo a Wimbledon, perde male da Tiafoe, poi da Shelton, Atmane, male da Musetti, male da Tien, male da Duckworth. Questo è il finale di stagione di Cobolli dell’anno scorso. Questi non sono i risultati di un top 20. In mezzo ci sono delle vittorie di torneo, grandiose. Inizia l’anno perdendo da Rinderknech, Fery (ma stava male), Nardi nettamente, Pinnington Jones, Korda, e poi vince il torneo. In mezzo ci sono tante sconfitte molto nette. Se fossi l’allenatore di Cobolli direi “Flavio, sei un giocatore con delle qualità agonistiche, fisiche e tennistiche importanti. Hai un livello medio che non è da top 20, hai delle punte che sono da top 10, adesso cerchiamo di lavorarci”. Che è il discorso che ha fatto Stefano Cobolli al figlio. I risultati parlano. Un top 20 non prende quelle stese che ha preso lui ogni 2×3. Io predico umiltà e tranquillità. Cobolli è un ragazzo simpatico, spontaneo, divertente, con personalità, con un sacco di qualità, è diventato nel circuito ATP una sorta di uomo social, sempre tirato in mezzo. Qui prendo tutto il pacchetto e dico che è trattato come un top player prima di esserlo, e questo per me non è bene. In Coppa Davis è stato bravissimo, ma sappiamo che giocatori c’erano. Secondo me lo stanno un po’ usando, è ingeuno nel senso che è sempre dentro a un frullatore. Vorrei vedere una versione un po’ più centrata sullo sport e meno sul resto. Lui può solo crescere e avere più continuità, pur avendo dei limiti, perché non è Berrettini che sotto palla break ti tira una catenata e ti lascia fermo. Lui deve sudarsi quasi tutti i punti. Questo è il secondo torneo in cui torniamo a casa con le penne basse“.
Breve passaggio sul fattore veloce: “Il cemento livella, è difficile se non sei un fenomeno vincere sempre. Ieri Draper e Ruud ci hanno lasciato le piume. Ieri Draper ha stabilito un record, perché perdere un tie-break 7-0 con Opelka non è facile obiettivamente. Alex de Minaur ha perso per la 12a volta su 13 su Tsitsipas“.
Un lampo anche su Matteo Berrettini, che ha brillato contro Bublik: “Vincere un 500 sulla terra non è alla portata di tutti, Flavio ha dimostrato di avere quella capacità lì. Berrettini è ora in una zona di tabellone che potrebbe sembrare piuttosto aperta. Ci sono ancora Paul, Vacherot, Fils, Tsitsipas. Se la deve sudare. Berrettini può far meglio di queste prime due giornate, perché gli avversari non erano così a posto, Muller fisicamente e Bublik di cervello, ma sprazzi di campione io li ho visti. Da sinistra è ingiocabile, da destra fa più fatica. Bublik ha sbagliato tutta la tattica, rispondeva da fuori e correva. Berrettini comandava col dritto, ha rischiato di prendere un break perché non si schioda più da fondo. Credo che sia un discorso legato a non voler più sforzare certe parti del corpo. In alcuni scambi c’era Bublik attaccato ai teloni e lui continuava a stare dietro. Parlo di scambi veloci, Matteo non è uno scattista, ma in alcune situazioni sono rimasto allibito di che non facesse due passi avanti. Ha giocato tantissimi dritti inside in molto precisi, ma Bublik non gli ha messo pressione“.
Breve passaggio anche sul femminile: “Cocciaretto: sono andato a letto di malumore perché la partita era apparecchiata bene. Ci sono un paio di game dove Coco Gauff è totalmente fuori, lì prende un parziale di quattro game che per l’andamento della partita non ci sta. Brava al solito la Gauff a fare con quello che aveva, che non era molto, ma nel terzo set limita molto errori e doppi falli. Devo però dire che è una Cocciaretto scomoda per tante, e uscire dal campo con dei rimpianti dopo aver comandato per lunghi tratti la partita… alla fine era un po’ cotta fisicamente per un infortunio da cui veniva, e quando lo è di dritto da quella posizione del campo fa molta fatica, se non arriva benissimo con le gambe gioca quasi un ping pong. Purtroppo si espone a degli errori. Peccato, si poteva fare. Vince Paolini con la sua solita partita degli ultimi periodi, fa e disfa, ma la porta a casa. Con Ostapenko è 2-2. Anche nel femminile hanno perso parecchie teste di serie, anche se non top. Mi ha stupito la Noskova, ma Cirstea all’ultimo anno in carriera può batterne diverse“.
Inevitabile un accenno a chi dell’Italia è faro assoluto: “Sinner ha sempre giocato bene a Miami e nei tappeti indoor, gli appoggi bassi per lui non sono assolutamente un problema. Non mi sembra ci sia un tema. Poi se trovi il battitore in condizione sul veloce è sempre una grana. Mi sembra sia una superficie più veloce di altri anni. Vedere la palla schizzare come visto diverse volte a Bublik e Berrettini… sono immagini che non siamo più abituati a vedere“.
Si ritorna sull’uomo da Sanremo: “Arnaldi? Che abbia lottato e rimesso in piedi la partita, visto dove arrivava, lo valuto positivamente come test. Vuol dire che può fare una partita, a Indian Wells aveva perso male da McDonald. Arnaldi lo riseguirei, se sta bene può ritornare abbastanza su. Non vorrei che il mio discorso di prima fosse interpretato male nel senso che Darderi e Cobolli non sono forti. Sono molto forti. Però calma“.
Conclusione su chi, dal Principato di Monaco, ha creato una delle situazioni più incredibili del tennis: “Aspetto Berrettini-Vacherot con ansia. Vorrei fare l’hashtag #VacherotalleFinals. Speriamo non da domani, ma a Vacherot sta appassionando. Non ho mai visto una parabola sportiva del genere, nel tennis. Un signor nessuno che improvvisamente si siede nei primi 30 e ci sta comodo a 26-27 anni. Sono veramente molto ammirato“.

