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Il direttore tecnico del calcio giovanile italiano lancia l’allarme: “Troppa tattica, poca tecnica”

Le parole di Maurizio Viscidi arrivano in un momento particolarmente delicato per il calcio italiano, stretto tra le difficoltà strutturali del settore giovanile, i risultati deludenti dei club in Europa e la pressione crescente sulla Nazionale.

Nel presentare il nuovo progetto federale dedicato ai giovani, il direttore tecnico italiano ha tracciato una linea chiara, sottolineando la necessità di un cambiamento profondo: “E che non ci sia dispersione di energie; metterò l’accento sulla formazione tecnica perché in Italia stiamo esagerando con la ricerca del risultato e sul collettivo, i ragazzi devono avere una tecnica individuale elevata“.

Un richiamo diretto a un problema che, nel tempo, sembra essersi riflesso anche ai massimi livelli. Le difficoltà tecniche evidenziate da Viscidi trovano infatti eco nelle recenti prestazioni dei club italiani in Champions League, con eliminazioni pesanti e sconfitte nette: dai ko di Inter e Juventus fino al pesante 1-6 subito dall’Atalanta contro il Bayern Monaco. Segnali che vanno oltre il singolo risultato e che sembrano indicare un gap tecnico e formativo rispetto alle principali scuole europee.

Viscidi insiste proprio su questo punto, indicando una direzione precisa: “La tecnica deve tornare al centro della formazione del giovane, costruiremo un modello di allenamento da proporre alle società affinché ci sia una linea sicura da parte della Federazione, oltre ad affiancare i tecnici nel loro lavoro quotidiano per condividere il lavoro di crescita del giovane. Questa linea è la linea della Federazione che viene condivisa“.

Un progetto che punta all’uniformità e alla qualità, per evitare quella frammentazione che negli anni ha indebolito il sistema. E ancora, entrando nel merito dei limiti attuali: “Non siamo contenti delle abilità tecniche, molte volte la tattica nasconde questi limiti e dobbiamo lavorarci per avere giocatori che sappiano fare la differenza. C’è da costruire un nostro modello, ma mi piace come allena il passaggio la scuola spagnola, ad esempio, così come la scuola olandese nell’allenamento del dribbling”.

Parole che suonano come un’ammissione ma anche come un punto di ripartenza, soprattutto alla luce degli impegni imminenti della Nazionale guidata da Gennaro Gattuso. L’Italia si giocherà tutto nei playoff di fine marzo: prima la semifinale contro l’Irlanda del Nord il 26 marzo, poi un’eventuale finale il 31 contro la vincente tra Galles e Bosnia ed Erzegovina. In palio c’è molto più di una semplice qualificazione: evitare la terza esclusione consecutiva dalla fase finale del Mondiale, uno scenario che certificherebbe una crisi profonda del movimento.

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