Sacha Modolo: “Mi aspetto il vero Ganna, so che motore ha. La crescita di Pellizzari non mi sorprende”
Per anni Sacha Modolo è stato uno dei volti più riconoscibili del ciclismo italiano nel panorama internazionale. Velocista capace di imporsi in volata, ma anche corridore completo, nel corso della sua carriera ha saputo ritagliarsi uno spazio importante tra i migliori della sua generazione. D’altronde, 47 vittorie da professionista – molte delle quali arrivate in corse di grande prestigio – non sono certo frutto del caso, ma il risultato di talento, lavoro e continuità ai massimi livelli. Dalle tappe conquistate al Giro d’Italia alle Classiche italiane vinte con autorità, fino ai piazzamenti nelle grandi corse di un giorno come la Milano-Sanremo e il Giro delle Fiandre, la carriera di Modolo è stata ricca di momenti significativi e di prestazioni che hanno dimostrato la sua versatilità. Non solo velocista puro, ma corridore capace di interpretare diversi tipi di gare e di adattarsi a scenari tattici complessi. Oggi, a quattro anni dal ritiro, Modolo è rimasto comunque legato al mondo del ciclismo, lavorando con RCS Sport nel progetto del Giro-E e collaborando con la P.M Agency per accompagnare e supportare i giovani talenti, soprattutto nella sua terra, il Veneto. Un modo per restituire al ciclismo parte di ciò che questo sport gli ha dato in tanti anni di carriera. Con lui abbiamo ripercorso alcune delle tappe più importanti della sua carriera: dai ricordi più belli alle occasioni mancate, fino a uno sguardo sul ciclismo di oggi e sui protagonisti delle Grandi Classiche.
È iniziata la quarta stagione dal tuo ritiro. Tornassi indietro, correresti ancora per qualche anno?
“Purtroppo sì, gli anni passano… Ma se potessi tornare indietro, probabilmente smetterei da vincente, quindi nel 2021, al termine della mia esperienza con l’Alpecin. Senza nulla togliere alla Bardiani che mi ha dato la possibilità di correre un’altra stagione e che per me ha anche un valore speciale perché è la squadra con cui sono diventato professionista. Sarebbe potuta essere comunque una bella chiusura, ma quell’anno è stato complicato, con una stagione difficile che di fatto mi ha fatto perdere un po’ di entusiasmo e mi ha lasciato la sensazione di aver sprecato un anno.”
Chi è Sacha Modolo oggi e di cosa ti occupi?
“Oggi lavoro con RCS Sport nel progetto del Giro-E. Inoltre collaboro con Massimiliano Mori e Marco Piccioli all’interno della P.M Agency. Il mio ruolo è soprattutto quello di cercare e seguire giovani ragazzi nella zona del Veneto. Non faccio il procuratore vero e proprio, ma cerco di dare una mano ai giovani talenti: magari li seguo negli allenamenti dietro moto oppure li aiuto quando hanno bisogno di qualche contatto o supporto vicino a casa. Un esempio? Alessandro Borgo (che lo scorso anno si è anche aggiudicato il titolo italiano Under 23 e ha partecipato al mondiale in Africa vinto da Lorenzo Mark Finn ndr) e Matteo Cettolin (che corre nella UC Trevigiani -Energiapura Marchiol) sono stati due ragazzi che ho avuto il piacere di aiutare e seguire. In tanti anni nel ciclismo ho conosciuto molte persone e mi fa piacere mettere questa rete di relazioni a disposizione dei più giovani. Inoltre ho anche un’officina a Conegliano che si occupa di restauri e personalizzazioni di Vespe e Lambrette, una passione che ho sempre portato avanti sin da quando ero piccolo”.
Il 4° posto alla Milano-Sanremo 2010 fu sorprendente e lasciava presagire che un giorno avresti potuto migliorarlo. Ti saresti immaginato che quel piazzamento alla prima partecipazione sarebbe rimasto anche il migliore?
“È stata un’arma un po’ a doppio taglio. Alla prima partecipazione alla Milano-Sanremo arrivare quarto è stato incredibile, ma allo stesso tempo ha creato aspettative molto alte. Non mi aspettavo necessariamente di vincerla, però negli anni mi sarebbe piaciuto almeno salire sul podio. La Sanremo è una delle gare più difficili e imprevedibili del ciclismo. Forse sarebbe stato meglio crescere con una progressione più graduale nei risultati, ma il ciclismo non è una scienza esatta.”
Cosa ti è mancato negli anni successivi per cercare il successo alla Classicissima?
“Sicuramente un pizzico di fortuna, ma bisogna anche dire che negli anni ho trovato avversari molto forti. I miei anni migliori erano quelli con la Lampre, soprattutto nel 2016: andavo davvero forte, ma sono caduto sul Poggio subito dopo un tornante. Non so se sarei riuscito a vincere, ma avevo una grande condizione. Anche nel 2017, con la UAE avevo buone sensazioni, però anche lì ci sono stati degli imprevisti. Poi sono riuscito a rifarmi subito dopo in Belgio.”
Cosa rappresenta per te il 6° posto al Giro delle Fiandre 2017?
“Nel 2017, insieme alla squadra, avevamo deciso di puntare molto sulle Classiche. Non ero soltanto un velocista puro e volevamo dimostrare che potevo essere competitivo anche su terreni diversi. Il sesto posto al Fiandre mi ha dato molta consapevolezza e conferma dei miei mezzi su quel tipo di percorsi, che tra l’altro mi sono sempre piaciuti. Purtroppo però proprio da quell’anno è iniziata la fase finale della mia carriera: ho avuto diversi problemi fisici e non sono più riuscito a trovare una stagione davvero lineare.”
Hai vinto Classiche prestigiose come Bernocchi, Agostoni e Memorial Pantani, oltre a due tappe al Giro d’Italia: quale metti al primo posto nei tuoi ricordi?
“Il ricordo più bello resta senza dubbio la vittoria nella tredicesima tappa del Giro d’Italia 2015, con arrivo a Jesolo, praticamente a casa mia. Vincere al Giro ha sempre un valore speciale per un corridore italiano, e farlo sulle strade di casa è qualcosa che rimane per sempre.”
Hai invece qualche rimpianto nella tua carriera?
“Rimpianti veri e propri no. Forse avrei potuto fare qualcosa in più, questo sì. In alcuni momenti ho scelto io di accontentarmi e quindi va bene così. Ho vissuto un ciclismo bellissimo e mi sono sempre divertito. Dispiace solo non essere riuscito a dimostrare tutto quello che potevo negli ultimi anni di carriera, ma quando arrivano gli intoppi fisici diventa difficile fare di più.”
Ai tuoi tempi la Sanremo era una Classica per velocisti, mentre oggi un corridore come Milan sembra tagliato fuori. Ti aspetti ancora un duello tra Pogacar e Van der Poel?
“Assolutamente sì, e penso che sarà così ancora per qualche anno. Tra i favoriti c’è anche Filippo Ganna, ma per me il principale candidato resta Mathieu van der Poel: sul Poggio sarà davvero difficile da staccare, a meno di imprevisti. Pogacar potrebbe provare ad attaccare sulla Cipressa, ma non sarà semplice perché bisognerà arrivarci davanti e tutti vorranno essere nelle prime posizioni. Sarà importante capire anche che tipo di squadra gli metterà intorno la UAE. Negli ultimi anni la Sanremo non è più una corsa per velocisti e secondo me non ha senso renderla ancora più dura: è già bellissima così e rischierebbe solo di snaturarsi.”
Cosa ti aspetti da Filippo Ganna tra Sanremo e Roubaix?
“Mi aspetto di vedere il vero Pippo. Ho corso con lui e so che motore ha, non solo nelle cronometro. Sono corse molto adatte alle sue caratteristiche e, con un pizzico di fortuna, può fare davvero bene. Forse rispetto a Van der Poel, alla Roubaix paga ancora qualcosa in termini di tecnica, anche perché Van der Poel arriva dal ciclocross, però Ganna è migliorato tantissimo. Per la Sanremo mi aspetto una gara simile a quella dello scorso anno e credo che Pippo possa giocarsi il podio: se davvero sta andando più forte dell’anno scorso, come si dice, può stare tranquillamente davanti con i migliori.”
Ti aspettavi una crescita così importante da parte di Giulio Pellizzari? E quali possono essere le sue prospettive?
“Sì, me lo aspettavo. Pellizzari sta crescendo molto bene, ma è importante che non bruci le tappe. Nei prossimi due anni deve continuare il suo percorso con calma, pensando al futuro. Ha le qualità per diventare un corridore da Grandi Giri, ma senza caricarsi addosso troppa pressione. Sta facendo molto bene e la sua crescita, onestamente, non mi sorprende.”

