Cervelli: “Abbiamo trovato una chimica sufficiente per vincere”. Nola: “Andremo là fuori per vincere e andare avanti”
L’Italia suona la carica alla vigilia del quarto di finale contro Porto Rico che può portare al miglior risultato della storia al World Baseball Classic. Sia nello staff azzurro che nella squadra c’è tanta voglia di guardare avanti, ma anche di riconoscere quali sono state le chiavi che hanno finora portato a un Classic di così grande successo. L’obiettivo è sempre lì, verso Houston, ma la voglia è quello di spostarlo verso Miami.
Francisco Cervelli è l’uomo che sta facendo di questo gruppo qualcosa di più. Ma com’è riuscito a unire tutte queste persone, provenienti da contesti diversi e con personalità altrettanto diverse? “Per prima cosa c’è il fattore di avere allenatori così speciali. Tanto raccordo con il campionato, tante persone che possono capire la personalità delle altre culture. Nella mia carriera, e dopo che ho smesso di giocare, ho iniziato a studiare la cultura della nuova generazione, perché una cosa è la cultura e una cosa è la nuova generazione. Non puoi parlare con la nuova generazione nello stesso modo in cui parlavi con la mia. Prima di tutto ascoltare, guardare, ascolta, guarda. Dopodiché l’atteggiamento loro è diverso. Non significa che è brutto. E’ l’atteggiamento di oggi. Il mondo è cambiato. Abbiamo fatto questo gioco, close out, che mi ha aiutato tanto per sapere la personalità di tutta la mia squadra, come si comporta quando scherza. Sembra un gioco un po’ stupido, ma non è stupido. E’ un gioco che è per proteggere il tuo compagno, come lo può fare. E con il sorriso. Ho fatto questo perché non ho avuto il tempo sufficiente per sapere della mia squadra. Oggi è diverso. Oggi sappiamo di più, non al 100%, ma abbiamo trovato una chimica sufficiente per vincere“.
Tra coloro che danno una grande mano al coach c’è un uomo che ci ha anche giocato insieme al Classic, Alessandro Maestri. L’ex storico lanciatore azzurro, ancora oggi molto amato in Giappone, racconta il processo di conoscenza con il gruppo dei pitcher dell’Italia: “E’ stato progressivo. I primi giorni era più che altro cercare di conoscerli, capire un po’ quali fossero le loro personalità e poi, col passare dei giorni, capire anche con chi c’è più spazio per parlare di più, con chi c’è meno spazio e quindi rimanere un po’ più in disparte. Tutti i giocatori sono diversi, c’è chi ha bisogno di parlare un po’ di più e altri che preferiscono essere un po’ più silenziosi. Purtroppo in questo torneo c’è poco tempo per riuscire a capirli e conoscerli, la fortuna è stata quella di vincere le prime 4 partite e siamo riusciti a guadagnare ancora più tempo. Adesso uno si sente già molto più a suo agio in quello che sta facendo, e anche io col passare dei giorni“.
Il capitano azzurro per il Classic è Vinnie Pasquantino, che parla del suo ruolo e anche della nascita dell’idea legata al caffè nel dugout: “Credo che si sia parlato molto con lo staff, con Ned, con Marco, con Francisco. Penso che la lega volesse che nominassimo i capitani come squadra. E siccome ho giocato in questo torneo in passato e avevo dell’esperienza, più di altri dal lato dei position player, e poiché sono disponibile a parlare, penso che sia stata una di quelle cose che è arrivata in modo naturale. Il caffè nel dugout nasce dal 2023, quando avevamo lì un espresso, ma la lega si è arrabbiata perché c’era il logo. Sapevamo di volerlo rifare e di assicurarci di avere caffè per tutti, sapevamo di avere bisogno di un modo per celebrare i fuoricampo e abbiamo pensato che il caffè fosse una bella idea“.
Pasquantino racconta anche del mantenimento della fiducia anche nei momenti meno semplici, come le tre partite senza quasi incidere prima della vera e propria esplosione dei tre fuoricampo contro il Messico: “Penso che ti debba appoggiare ai tuoi compagni e sapere che anche quando non va bene a te personalmente, specialmente quando va bene il resto della squadra, devi rimanere nel mindset di semplicemente tentare di fare qualsiasi cosa puoi fare per aiutare la squadra a vincere. Quindi in qualsiasi sport, ma specialmente nel baseball, in alcune notti semplicemente le cose non girano, anche quando ti senti bene. E lì devi solo sapere di fidarti di te stesso e del perché sei qui e perché sei in questa squadra. Per me è stato facile appoggiarmi ai miei compagni e festeggiare i loro successi, sapendo che se avessi continuato a lavorare, le cose sarebbero accadute anche a me personalmente“.
Aaron Nola, invece, proprio contro i messicani è stato straordinario protagonista non concedendo praticamente nulla da partente. E la sua impressione è molto interessante in relazione sia al livello del baseball che si sta giocando che dell’onore che c’è, da parte sua e della squadra, nel rappresentare l’Italia: “Questo è baseball da playoff MLB, quello che stiamo giocando ora a marzo, ed è davvero forte. Non c’è nulla come i playoff. L’atmosfera, l’elettricità, la concentrazione su ogni singola partita e ogni lancio e ogni turno di battuta, tutto è elevato al massimo. Questo lo rende ancora più divertente. Ed essere in grado di rappresentare l’Italia è un onore. E tutti in questa clubhouse sono onorati di farlo. E lo facciamo al meglio, nel miglior modo possibile. Speriamo di poter superare questo quarto di finale qui domani e andare a Miami. Ma andremo là fuori e giocheremo più duramente possibile per vincere e andare avanti“.

