Qualificazioni Mondiali basket femminile 2027: il maxi-girone dell’Italia e le avversarie ai raggi X
Per l’Italia ci sarà un girone tutto da guardare, osservare e tenere ben presente in quel di San Juan, Porto Rico, dove andrà in scena il Premondiale che è uno dei quattro tornei valido per le qualificazioni ai Mondiali di Germania (o meglio, Berlino) 2026. La squadra azzurra si trova ad avere a che fare con parecchie stelle, ma sa di avere dalla propria parte un fatto: può arrivare, in maniera estremamente verosimile, fino almeno al quarto posto. Ma andiamo a osservare i vari roster.
USA: Kahleah Copper, Chelsea Gray, Kelsey Plum, Jackie Young, Dearica Hamby, Rhyne Howard, Aliyah Boston, Paige Bueckers, Sonia Citron, Caitlin Clark, Kiki Iriafen, Angel Reese. Non c’è che dire, siamo di fronte a una buona fetta del meglio che c’è nella WNBA. Debutta in maglia a stelle e strisce Caitlin Clark, che ha una capacità di interpretare il ruolo di playmaker che non ha sostanzialmente eguali nella storia perlomeno recente della pallacanestro ed è stata in grado di far schizzare a livelli mai visti prima l’interesse verso la WNBA. C’è chi l’ha paragonata a Steph Curry o a Sue Bird, ma lei è cresciuta a pane e (anche) Maya Moore. Accanto a lei Paige Bueckers, pure lei prima scelta assoluta nel Draft 2025 come Clark lo era stata nel 2024, ed è quasi l’evoluzione naturale di una tra le più grandi della storia, Diana Taurasi. Forse una coppia di esterne così Team USA davvero non l’ha mai avuta, e quel che è peggio per le avversarie è che almeno un paio di cicli olimpici (almeno) dovrebbero toccare loro. E come le due citate debuttano le ali Kiki Iriafen e Angel Reese e la guardia-ala Sonia Citron. Tanti i nomi già noti anche a livello europeo, da Chelsea Gray alle due che il campionato italiano l’hanno conosciuto a volte anche per più stagioni, Dearica Hamby e Rhyne Howard. Ma, se si dovesse scegliere una coppia di nomi in grado di garantire esperienza e leadership insieme, i nomi sono solo quelli di Kahleah Copper e Kelsey Plum.
Spagna: Aina Ayuso, Maria Araujo, Elena Buenavida, Raquel Carrera, Maite Cazorla, Maria Conde, Awa Fam, Paula Ginzo, Megan Gustafson, Iyana Martin, Mariona Ortiz, Helena Pueyo. Squadra che per larga misura, e all’atto pratico anche per concetto, è la stessa degli Europei 2025. Se però c’è il ritorno di Maria Conde, grande protagonista a Schio fra le altre cose, è altrettanto vero che la mancanza di Alba Torrens è sempre qualcosa che si fa sentire. In questo caso, però, un valore aggiunto può essere rappresentato indubbiamente da Maite Cazorla, al netto del fatto che i numeri a Praga non sono stati del tutto dalla sua parte (ma parliamo, quando c’è da ricordare l’Eurolega, di squadre in cui di talento ce n’è in enorme abbondanza). Come squadra ha un po’ tutto, dall’intimidazione di Awa Fam al tiro da tre di Helena Pueyo fino alle capacità di passatrice di Conde. E, va detto, il reparto play è affollato al punto tale che una come Leticia Romero non ha spazio.
Porto Rico: Brianna Jones, Tayra Melendez, India Pagan, Pamela Rosado, Imani McGee-Stafford, Nina De Leon, Kaelynn Satterfield, Zaida Gonzalez, Jackie Benitez, Arella Guirantes, Sofia Roma, Trinity San Antonio. Qui c’è da parlare soprattutto dell’enorme differenza che corre tra quintetto base e resto del roster. Arella Guirantes la si è vista a Schio, una realizzatrice naturale anche se ha bisogno di un impianto di gioco che l’aiuti, mentre Mya Hollingshed la si è vista a Sassari cercare di fare i conti con le altre lunghe del campionato. Vicino a canestro l’ex Broni e Vicenza Sofia Roma, poi buona parte del roster va davvero a due estremi: uno è quello delle giocatrici rampanti, l’altro è quello dell’eterna Pamela Rosado, quasi quarant’anni. Certo, forse dalle parti di casa avrebbero preferito avere ancora attiva Jazmon Gwathmey.
Nuova Zelanda: Tayla Dalton, Tegan Graham, Pahlyss Hokianga, Jade Kirisome, Rebecca Pizzey, Sharne Robati, Briarley Rogers, Emma Rogers, Emme Shearer, Ashlee Strawbridge, Ella Tofaeono, Charlotte Whittaker. Praticamente ogni squadra neozelandese ha il suo soprannome, e anche quella di basket femminile non fa eccezione. Loro si chiamano Tall Ferns, letteralmente felci alte, e hanno avuto il miglior periodo tra il 1994 e il 2008 con una qualificazione ai Mondiali e tre alle Olimpiadi. Non sono più quei tempi, e per buona misura adesso il roster è composto da giocatrici attive in Australia con qualche vista sugli USA in quota NCAA o, nel caso di Whittaker, in Francia. Interessante è il prospetto Pahlyss Hokianga, e anche le ali Rebecca Pizzey ed Esra McGoldrick rappresentano parte di ciò che di meglio la Nuova Zelanda può offrire oggi, ma in questo girone attualmente parliamo della quinta forza.
Senegal: Marie Diame, Lena Timera, Ndioma Kane, Yacine Diop, Mathilde Aicha Diop, Aminata Ly, Fatou Pouye, Sabou Gueye, Nene Awa Ndiaye, Khadija Faye, Sokhna Ndiaye, Mame Khoudia Fall. Sarebbe stata un’altra squadra con Cierra Dillard, la naturalizzata che si era presentata ad Afrobasket, ma senza di lei i problemi sono tanti. Buona parte della squadra è sparsa tra Spagna e Francia, anche se non sempre tra le massime leghe, con qualche tratto anche di NCAA e dintorni. Sicuramente restano le buone qualità di Yacine Diop, la lunga che è per buona misura la migliore giocatrice a disposizione della squadra, però c’è un evidente problema di panchina che può rivelarsi fin troppo corta.

