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Valeria Straneo: “Avevo una disfunzione genetica. Nadia Battocletti ha mantenuto l’umiltà”

Non sempre le migliori prestazioni a livello sportivo arrivano da giovani. Una delle dimostrazioni più importanti è quella di Valeria Straneo, che ha raggiunto il top oltre i 35 anni. L’ex maratoneta azzurra, malata di sferocitosi ereditaria, dopo un intervento di asportazione della milza, è riuscita a trovare la condizione migliore di sempre conquistandosi le Olimpiadi di Londra nel 2012, dove ha chiuso con un eccellente ottavo posto. Poi sono arrivate le medaglie: gli argenti ai Mondiali di Mosca nel 2013 ed agli Europei di Zurigo nel 2014.

L’arrivo in ritardo nell’atletica che conta: “Io sono arrivata tardi, diciamo, all’élite, anche per problemi fisici, per problemi proprio di salute, in quanto ho una disfunzione ereditaria che si chiama sferocitosi, che mi ha messo parecchio i bastoni tra le ruote. Per cui è una disfunzione dove i globuli rossi, quindi i valori emoglobina, ematocrito, sono molto bassi e sai com’è, fare un’attività di endurance non è il massimo coi valori bassi. Per cui ho subito un intervento di splenectomia, da lì i valori sono nettamente migliorati, finalmente stavo bene e anche ovviamente la parte atletica ne ha giovato”.

Continua: “Senza accorgermi, sono diventata forte, forte da entrare in nazionale, da vincere comunque diversi titoli italiani e di fare belle prestazioni sia in maratona che nelle gare magari un po’ più brevi e di vincere anche delle medaglie che non mi aspettavo sinceramente, tipo quella dei Mondiali che è stata una grande sorpresa”. 

Sulla sua carriera: “Non ho mai pensato di poter fare una carriera agonistica nell’atletica, ma diciamo che mi è capitata, così, questa occasione per le mani ed è sempre stata una mia grandissima passione e sono riuscita a trasformarla proprio nel mio lavoro, nella cosa che mi faceva stare bene e che mi ha dato tantissime soddisfazioni. Per cui sono stata veramente, nella sfortuna, diciamo, di una disfunzione genetica, sono stata veramente molto fortunata, per cui ho cercato di prendere tutto il bene che c’era di questa nuova opportunità”.

La gara dei Mondiali: “Ho ancora una foto adesso che tengo lì, dove praticamente siamo tutte in fila e forse siamo due le bianche, tutte le altre sono africane. Ed è bello perché, appunto, l’egemonia africana c’è sempre stata e insinuarmi un momentino lì con loro è stata una grande soddisfazione”.

Su Nadia Battocletti: “Lei è veramente un fenomeno, io l’ho conosciuta quando era piccolina, è sempre stata carinissima, una persona molto dolce, molto umile, è rimasta tale nonostante questi successi stratosferici e quindi mi piace, mi piace proprio tanto come approccio, come persona e le auguro veramente di godersi questi momenti che sono bellissimi e che magari, appunto, poi più avanti sarà magari un po’ più difficile, in quanto poi l’età avanza, poi ci sono gli infortuni purtroppo sempre dietro l’angolo, ma secondo me si sta gestendo molto bene e quindi le auguro veramente il meglio”.

Sulle Olimpiadi di Londra: “È stata un’emozione fortissima, poi appunto mi è capitata così tra le mani, diciamo, questa convocazione, sudatissima, eh, perché me la sono veramente sudata, perché io non sarei dovuta essere in maratona, cercavano di dirottarmi sui 10.000, però i 10.000 proprio non sono molto nelle mie corde. E per cui ho cercato veramente fino all’ultimo di poter partecipare come maratoneta e grazie poi alla gara di Rotterdam, dove poi ho fatto il record italiano, lì alla fine non potevano più lasciarmi a casa, però è stata veramente l’ultima chance che avevo di poter partecipare, perché il minimo che avevo fatto nel settembre precedente non mi era bastato, perché c’erano altre atlete che avevano dei tempi inferiori al mio. E per cui ho dovuto veramente sudarmela questa convocazione”.

Il capolavoro a Mosca ai Mondiali: “Io sono andata esclusivamente per partecipare, per fare un’esperienza, perché era da poco che mi ero affacciata al mondo dell’atletica che conta, no? Nell’atletica d’élite, per cui anch’io andavo un attimo coi piedi di piombo, non conoscevo neanche bene tanto le atlete, quindi mi sono buttata nella mischia ma pensando di fare così un’esperienza, no? Mi mancava il Mondiale, ci tenevo a farlo e mi sono buttata. Poi quando, insomma, al trentesimo e passa mi sono scoperta che ero davanti, dietro non c’era più nessuno e non ci potevo credere, anzi mi è venuto un attimo di panico, a dire ‘mamma, ma sta succedendo veramente? Speriamo che non mi succeda niente adesso, perché adesso comincio a crederci anch’io’. E quindi mi è venuto un attimo di panico, poi fortunatamente sono riuscita a gestirmi, a gestirlo e sono arrivata poi seconda, ma la prima a essere stupita ero io, comunque”.

Il pensiero di cominciare prima, senza problemi fisici: “Me lo sono chiesto tante volte, anzi alle volte anche con un po’ di rammarico, però sai cosa, magari se avessi cominciato dieci anni prima magari il corpo si consuma di più e magari non sarei durata più di tanto. Poi comunque io avevo già la sicurezza comunque di avere una famiglia, avere dei figli, non ho dovuto fare, diciamo, nessuno stop per i figli”. 

Le nuove leve della maratona italiane: “Due ragazze hanno fatto segnare tempi interessanti, in più abbiamo Sofiia Yaremchuk che ha timbrato il record italiano, quindi abbiamo tre atlete che possono dire la loro in campo internazionale, soprattutto europeo, perché diciamo che in campo mondiale con le africane abbiamo tempi non troppo interessanti”. 

CLICCA QUI PER VEDERE L’INTERVISTA A VALERIA STRANEO

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