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Giulia Pisani: “Non fui convocata in Nazionale perché troppo bassa. Per l’Italia arriva la parte più difficile”

Una vita prima sul campo da volley, poi in tribuna stampa a commentare le gesta delle grandi imprese delle squadre italiane. Giulia Pisani è senza ombra di dubbio una delle più importanti commentatrici tv, nonché l’unica ad aver avuto l’onore di poter raccontare al mondo lo straordinario doppio oro della Nazionale azzurra conquistato rispettivamente alle Olimpiadi 2024 oltre che ai Mondiali 2025. L’ex giocatrice è stata intercttata dai microfoni di Focus, trasmissione in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Alice Liverani.

In prima battuta, Pisani ha parlato dei suoi inizi e del motivo per cui ha intrapreso il suo cammino nella pallavolo: “La maestra di ginnastica artistica mi faceva piangere, quindi mi ero stufata. Allora mio nonno mi ha portato in palestra, avevo 10 o 11 anni. Non ci sono stati amici che facevano volley, né l’influenza di Mila e Shiro. E’ accaduto tutto per caso. Il mini volley l’ho praticamente saltato, lo avrò fatto un anno. Nella squadra del mio Paese ho conosciuto coach Franco, ho cominciato così. Lui oggi fa sempre il tifo per me, mi segue sempre anche adesso durante le telecronache, è rimasto un gran tifoso. Fa parte di quelle persone che, avendolo avuto da giovane, le porti nel cuore”. 

Una carriera sfavillante, culminata con la grande stagione disputata con Busto Arsizio nel 2010-2011: “Mi sono sempre detta di aver bruciato le tappe. Ho cominciato a giocare a pallavolo tardi. A 15 anni facevo la seconda divisione, l’anno dopo ero in serie B. Poi il Club Italia, dopo subito in Serie A1 a Busto. Dai quindici a diciannove ce ne passano di categorie nel mezzo, io ho fatto invece un grande salto. Quello che mi è mancato è stato avere una crescita personale, non mi sento di essere arrivata nella massima serie formata per poter star dietro ad una competizione con ragazze molto più grandi di me. Qualche categoria in più l’avrei fatta volentieri“.

La telecronista ha poi preso come esempio il modello della Norvegia, trionfatrice nel medagliere a Milano Cortina 2026: “Mi ha colpito molto quanto si è detto sulla Nazionale della Norvegia. Lì sotto un tot di anni non si gareggia con la competizione, tutti prendono medaglie e coppe, questo fa vivere lo sport in maniera diversa. Questo deve far riflettere molto su quello che può essere la costruzione di una persona non solo dal punto di vista sportivo ma mentale. Si pensa, ora un po’ meno, che se uno si allena debba vincere per forza. Invece dietro ogni atleta c’è una persona, una mentalità, la propria testa e le proprie emozioni“.

Lungo i tanti anni tra le professioniste, qualcosa è però mancato: “Ci sono stati dei piazzamenti importanti, ma quello che mi manca è la vittoria della Champions ed un Campionato come il Mondiale per club. Non ho avuto l’onore di vestire la maglia azzurra per le competizioni più importanti, ho fatto solo quelle inferiori. Mi manca l’Olimpiade in azzurro; nella mia carriera non penso che mi sia stato mai regalato qualcosa, anzi semmai mi è stato sottratto. Un anno arrivai prima nella classifica dei muri vincenti, ma non venni convocata perché troppo bassa. Quando c’era Marco Mencarelli mi ruppi il crociato, poi arrivò un allenatore che non conoscevo. Va bene così, sono contenta di quello che ho fatto e delle strade intraprese, di aver smesso, seppur giovane“.

In virtù di questo, Pisani non si pente di aver chiuso la carriera in un’età non troppo attardata: “E’ come una relazione che finisce: non c’è mai una cosa sola, non raccontiamoci questo. C’era una parte fisica, così come mentale. Non sopportavo più le pressioni, avevo voglia di fare altro, sono otto anni che gestisco ad esempio un campo estivo dove alleno le bimbe. Volevo cambiare vita: da atleta sei focalizzata sempre sulle stesse cose, ho sentito la necessità di cambiare. Sono contenta, lo rifarei”. 

Ora, invece, il ruolo è raccontare le emozioni che si vedono in campo: “E’ completamente diverso, non sono due cose paragonabili soprattutto a livello di emozioni. Quando gioca la Nazionale vorrei essere in campo con loro, vorrei dare un aiuto anche se nel mio ruolo ci sono le migliori del mondo. A me piace quello che faccio, mi ha dato la possibilità di parlare di grandi eventi, vedi le Olimpiadi a cui tutti aspirano: io ho avuto la fortuna di farne due, spero di fare anche Los Angeles. Sento di dover trasmettere emozioni, di far sentire le vibrazioni in palazzetto a chi sta a migliaia di chilometri di distanza. Voglio trasmettere emozioni e spiegare in maniera più semplice possibile le cose. Sento la responsabilità di questo“.

Tra le più grandi soddisfazioni al microfono, l’onore di aver raccontato l’oro olimpico e quello iridato: “Il Mondiale è stato una grande emozione, ma l’Olimpiade è stata troppo grande, io non lo avrei mai immaginato. L’ho paragonato ad andare sulla luna. Ogni volta seguire la Nazionale è una grande emozione: segui le ragazze per tutta la manifestazioni, le intervisti, le osservi, in qualche modo fai parte della squadra. La maglia azzurra per me significa davvero tanto“.

Non è mancato inoltre un commento sul difficile momento di Conegliano: “C’è da dire che la squadra ci ha abituato a cose molto lontane dalla normalità. E’ successo che in questa parte di Campionato si sia concretizzata la normalità. Trovare il giusto feeling, seppur con poche modifiche tra le titolari, è molto difficile. Gli anni avanzano, possono esserci difficoltà interne che non sappiamo, oppure è solo un momento storto. Io non so cosa potrà succedere, Conegliano e altre squadre come Scandicci, Novara e Milano siano molto attrezzate per dare fastidio. Il fatto di aver vinto la Coppa Italia ha dato morale, ora si è chiusa la regular season, tra poco ci sarà la Champions. Nei play-off comincia un Campionato a parte, loro sanno cosa significa superare momenti di difficoltà. Le vedo comunque favorite, ma quest’anno qualche gara in più ci potrebbe stare”.

La Nazionale infine dovrà riconfermarsi: “Sarà la parte più difficile, per due motivi: ci si aspetta tanto da loro, ci si aspetta questo terzo oro consecutivo, e non sarà facile. Bisognerà poi capire le convocazioni di Velasco e chi sostituirà De Gennaro. Con Monica non dava troppo il contributo in campo, ma lo dava tanto sotto il profilo del morale e del sostegno. Si dovrà capire; le fasi finali saranno in Turchia, si giocherà davanti ad un pubblico inferocito. L’Italia ha vinto un Europeo contro 20.000 persone a Belgrado. Tutto si può fare, ma sono sempre quegli equilibri difficili ed instabili. Non è facile giocare contro tante persone che tifano contro. Per la VNL dipenderà tanto dalle convocazioni, ci saranno stop per Danesi, Egonu, Sylla ed Orru. Si dovrà vedere“.

L’INTERVISTA COMPLETA A GIULIA PISANI

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