Bernie Ecclestone attacca l’attuale sistema in F1: “Perderà spettatori, si pensa meno a correre”
Uno sguardo critico. Bernie Ecclestone osserva la F1 del futuro con gli occhi di chi ha già visto molte rivoluzioni nascere e consumarsi. E, davanti al progetto tecnico del 2026, il suo giudizio è tutt’altro che indulgente. Per l’ex padrone del Circus, la categoria sta correndo il rischio di smarrire la propria identità, trasformandosi in qualcosa di diverso da ciò che l’ha resa grande.
Secondo Ecclestone, l’attuale direzione regolamentare sposta l’asse del campionato dai piloti agli ingegneri. “Il Dna della Formula 1 è quello di essere un campionato mondiale per piloti, non per ingegneri“, ha spiegato a sport.de, sottolineando come l’eccesso di complessità tecnica finisca per snaturare il ruolo di chi guida. A suo avviso, l’inizio della nuova era sarà inevitabilmente caotico: “Ci sarà confusione all’inizio della stagione perché tutti dovranno imparare di nuovo la Formula 1“.
Nel mirino del manager britannico c’è anche l’impatto delle nuove regole sugli stili di guida più istintivi. Ecclestone non nasconde una certa vicinanza alle posizioni dell’olandese Max Verstappen, ritenuto uno dei piloti meno tutelati da questo impianto normativo: “Le regole non favoriscono certo Max e il suo stile di guida. Si tratta di pensare meno a correre e più alle regole per i piloti, a quello che devono e non devono fare“.
Il paragone più duro arriva quando il discorso si allarga al posizionamento della categoria nel panorama del motorsport. “La F1 ora compete maggiormente con la Formula E“, ha osservato, lasciando intendere che l’avvicinamento a logiche sempre più elettrificate e gestionali possa confondere il pubblico. Il rischio, secondo lui, è concreto: “Forse ai tifosi piace, ma non credo. Il rischio è che perderemo i tifosi. Spero sinceramente di sbagliarmi“.
In definitiva, il messaggio dell’ex boss del Circus è chiaro: l’innovazione non dovrebbe far perdere di vista l’essenza della competizione. Per Ecclestone, guardare al futuro ha senso solo se la categoria resta fedele a se stessa, senza diventare una copia ipertecnologica di qualcos’altro, nemmeno della Formula E.

