Stefanos Tsitsipas crolla in classifica mondiale: perde a Dubai ed esce dalla top-40 nel ranking!
La crisi di Stefanos Tsitsipas non è più un semplice passaggio a vuoto, ma un momento di profonda riflessione su un percorso che, fino a pochi anni fa, sembrava destinato a restare stabilmente ai vertici del tennis mondiale. L’uscita immediata dall’ATP di Dubai, arrivata senza neppure una vittoria nella settimana in cui difendeva il titolo, ha certificato una fase di difficoltà che si riflette in modo impietoso sulla classifica.
La sconfitta all’esordio contro il francese Ugo Humbert, maturata con il punteggio di 6-4 7-5, ha mostrato un Tsitsipas costretto costantemente a rincorrere, incapace di incidere nei momenti chiave e penalizzato da una resa al servizio ben lontana dai suoi standard migliori. Le conseguenze sono state immediate: l’uscita dalla top-40 (n.42 del mondo) e il peggior ranking degli ultimi sette anni e dieci mesi, un dato che fotografa meglio di qualsiasi commento la portata del momento negativo.
I numeri delle ultime 52 settimane rafforzano questa sensazione di smarrimento: 23 vittorie e 19 sconfitte, per una percentuale di successi ferma al 55%, insufficiente per un giocatore che era abituato a frequentare le fasi finali dei grandi tornei con continuità. Un rendimento che racconta di una competitività a intermittenza, lontana da quella solidità che aveva contraddistinto la sua ascesa.
E pensare che il curriculum di Tsitsipas parla ancora di traguardi di assoluto prestigio. In carriera ha raggiunto due finali Slam, al Roland Garros 2021 e all’Australian Open 2023, dimostrando di poter competere con i migliori sui palcoscenici più importanti. Nel 2019 ha conquistato le ATP Finals, battendo i grandi nomi della sua generazione, e il 9 agosto 2021 ha toccato il punto più alto della carriera con il numero 3 del ranking mondiale. Senza dimenticare i tre trionfi nel Masters 1000 di Montecarlo, il torneo che più di ogni altro ha esaltato il suo talento sulla terra battuta.
Il crollo attuale, però, affonda le radici in una serie di fattori concatenati. I problemi fisici hanno limitato la continuità di rendimento, ma a questi si è aggiunta una gestione spesso giudicata discutibile, in particolare per il ruolo ingombrante della famiglia all’interno del team. Una presenza che, secondo molti osservatori, ha finito per rallentare l’evoluzione del giocatore, rendendo più difficile affrontare i momenti di crisi con la necessaria lucidità.
La domanda, ora, è se il greco riuscirà a ritrovare la luce in fondo al tunnel. Il talento non è in discussione, così come il passato recente dimostra che il greco possiede le qualità per tornare competitivo ai massimi livelli. Ma serviranno scelte coraggiose, una condizione fisica finalmente stabile e una visione più chiara del proprio percorso. Solo così la crisi potrà trasformarsi in un nuovo punto di partenza, anziché nel simbolo di un’occasione mancata.

