Freestyle, i possibili nomi nuovi e le novità dell’Italia verso le Olimpiadi 2030
L’Italia non aveva mai conquistato medaglie nello sci freestyle alle Olimpiadi Invernali: lo sport che assegna il maggior numero di titoli ai Giochi (ben quindici a Milano Cortina 2026) era sempre stata avara di soddisfazioni per il Bel Paese, che storicamente e culturalmente ha sempre un po’ tralasciato queste discipline. Vuoi per mancanza di strutture, vuoi per un numero di praticanti abbastanza limitato, vuoi per la complessità di certi gesti tecnici, ci si era limitati a partecipazioni contenute in termini numerici, rimanendo un po’ ai margini della grande famiglia a Cinque Cerchi.
Un peccato considerando il peso che lo sci freestyle ha sul medagliere ma, con l’organizzazione della competizione sportiva più importante alle nostre latitudini, gli orizzonti sono un po’ cambiati: si è lavorato alacremente per farsi trovare pronti di fronte al proprio pubblico e, da sparuto puntino sulla carta geografica di questo sport, l’Italia si è trasformata in una splendida realtà, capace di festeggiare tre allori sulle nevi di Livigno: l’antologica doppietta firmata nello skicross per mano di Simone Deromedis (oro) e Federico Tomasoni (argento) e lo squillo di Flora Tabanelli (bronzo nel Big Air) hanno proiettato il Bel Paese in una nuova dimensione.
Sono tutti atleti molto giovani (25, 28 e 18 anni rispettivamente) e le loro prestazioni hanno avuto un grande impatto a livello mediatico, insieme anche a quelle di Maria Gasslitter (in finale nel Big Air e nello slopestyle al debutto olimpico) e di Miro Tabanelli (un po’ frenato rispetto alle aspettative, ma il fratello maggiore di Flora è dotato di talento, sempre tra Big Air e slopestyle). Rimangono però importanti buchi tra moguls, aerials, halfpipe, dual moguls, settori in cui non si intravedono italiani ai vertici e in cui, al momento, sembrano non essersi giovani arrembanti. Il tempo c’è per farsi trovare pronti ai Giochi sulle Alpi francesi 2030.

