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Federico Tomasoni, un argento speciale per l’indimenticata Matilde Lorenzi

C’è una linea sottile che separa lo sport dalla vita, e a volte quella linea si spezza lasciando spazio a qualcosa di più grande: la memoria, il dolore, il coraggio di andare avanti. La storia di Federico Tomasoni nasce proprio lì, su quella linea fragile, ed è diventata una delle pagine più intense dello sport italiano recente.

Federico scede in pista con un sole sul casco. Non è un dettaglio estetico, ma un simbolo. È il logo della fondazione dedicata a Matilde Lorenzi, la sua compagna di vita e di sogni, scomparsa tragicamente il 28 ottobre 2024 durante un allenamento di gigante in Val Senales. Da allora, ogni manche è una dedica silenziosa, ogni salto un pensiero rivolto a lei.

Succede tutto quest’oggi nella finale olimpica a Livigno, sotto una fitta nevicata, in quelle gare di skicross dove il rumore delle lamine e il respiro corto degli atleti si mescolano alle emozioni. Federico gareggia con Matilde “in testa”, nel senso più profondo possibile. Non corre solo per se stesso, ma per portare avanti un messaggio di sicurezza e prevenzione sulle piste, lo stesso che la fondazione a lei intitolata difende ogni giorno.

La sua storia sportiva è una parabola di resilienza. Nato e cresciuto a Castione della Presolana, figlio d’arte (papà Battista è stato atleta di Coppa del Mondo), Tomasoni aveva iniziato dallo sci alpino. Poi i problemi alla schiena, le porte che si chiudono, la scelta coraggiosa di cambiare strada. Il mondo delle gobbe diventa il suo nuovo orizzonte: più rischioso, più diretto, forse più simile al suo carattere. L’esordio nel massimo circuito arriva a San Candido nel 2021, i primi segnali concreti con un quinto posto ad Arosa nella stagione 2023/2024. Ma il destino stava preparando qualcosa di più grande.

Quel qualcosa prende forma ai Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026. L’Italia trionfa con l’oro di Simone Deromedis, ma l’argento di Federico ha un peso speciale. È la sua prima medaglia olimpica, il primo podio in una competizione di alto livello individuale, un risultato che entra di diritto nella storia dello sport azzurro.

Tomasoni ha tagliato il traguardo e alzato lo sguardo. In quel gesto c’è stato tutto: la fatica, il talento, il passato che non si dimentica. C’è Matilde, che continua a vivere in ogni curva, in ogni partenza dal cancelletto. L’argento olimpico non è solo una medaglia: è una promessa mantenuta, un sogno condiviso che continua a correre. Anche quando il dolore resta, anche quando la pista sembra più dura del previsto.

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