Lisa Vittozzi più forte del destino. L’araba fenice che si è presa tutto
Nel biathlon, più che altrove, la linea che separa il trionfo dall’oblio è sottile. Lisa Vittozzi lo sa meglio di chiunque altro e ad Anterselva ha trasformato questa consapevolezza in forza pura, completando una delle parabole sportive più potenti degli ultimi anni. La sua è una storia che richiama inevitabilmente l’immagine della fenice: caduta, consumata dal fuoco delle difficoltà, eppure capace di rinascere più luminosa di prima.
Il capolavoro olimpico nell’inseguimento nasce da lontano, da una stagione (2024-2025) interamente sacrificata per ritrovare un corpo che non rispondeva più come voleva. Un’assenza pesante, che avrebbe potuto incrinare certezze e ambizioni. Invece è diventata il terreno su cui costruire una nuova solidità. Il risultato è una prova perfetta: quattro poligoni immacolati, una rimonta chirurgica, una gestione tattica da veterana che ha progressivamente smontato le avversarie, fino a trasformare l’ultimo giro in una celebrazione solitaria.
Non è stata solo una vittoria, ma la caduta definitiva di un tabù. Mai prima d’ora il biathlon italiano aveva conquistato un oro olimpico individuale. Vittozzi lo ha fatto nel luogo simbolo della disciplina, davanti al pubblico di casa, completando un percorso che l’ha portata a vincere tutto ciò che era possibile vincere: titolo mondiale, Coppa del Mondo generale e ora anche l’oro a Cinque Cerchi. Un dominio costruito non sull’istinto, ma sulla maturità, sulla capacità di leggere la gara e di controllarla quando la pressione diventa massima.
Il confronto con il passato rende l’impresa ancora più significativa. Anterselva non le aveva mai sorriso davvero, e l’Italia stessa era abituata a inseguire podi più che a comandare la scena. In questo contesto, anche la rimonta di Dorothea Wierer, tornata competitiva dopo un periodo complesso, racconta di una squadra che cresce attorno a un punto fermo. Vittozzi oggi è quel punto: l’atleta che indica la direzione, che dimostra come si possa tornare al vertice nonostante tutto.
In un’Olimpiade che ha già regalato all’Italia numeri e successi da record, l’oro della sappadina spicca per valore simbolico. Non solo perché è storico, ma perché racconta che il ritorno è possibile, anche quando il silenzio di una stagione lontana dalle gare sembra cancellare tutto. Dalle ceneri di quell’assenza è nata una campionessa più completa, più consapevole e, soprattutto, immortale nella storia del biathlon azzurro.

