Rugby, Sei Nazioni 2026: le favorite. Francia e Inghilterra in prima fila, l’Italia vuole sorprendere
Il Sei Nazioni 2026 si presenta con gerarchie piuttosto delineate sulla carta, ma anche con diverse incognite che potrebbero sparigliare le carte. In cima al lotto delle pretendenti c’è la Francia, che parte con l’etichetta di squadra da battere dopo aver già assaporato il successo recente e con una generazione di talento ormai nel pieno della maturità. Alle spalle dei Bleus si muove un’Inghilterra in crescita costante, mentre l’Irlanda sembra vivere una fase di rinnovamento. Scozia a caccia del salto di qualità definitivo, Italia nel ruolo di possibile guastafeste e Galles alle prese con una ricostruzione complessa completano il quadro di un’edizione che promette equilibrio e tensione.
La Francia apre la lista delle favorite grazie a un gruppo che unisce esperienza e freschezza, guidato ancora da Fabian Galthié. Il successo precedente ha alleggerito la pressione ma al tempo stesso alzato l’asticella: l’obiettivo dichiarato è fare percorso netto. Il rientro di Antoine Dupont dopo il lungo stop rappresenta un valore aggiunto enorme, sia tecnico sia emotivo, mentre i giocatori più giovani hanno ormai fatto scorta di partite pesanti e fiducia. Il dubbio, semmai, riguarda la tenuta mentale: trasformare l’abitudine a vincere in fame costante è la sfida per una squadra che ha tutto per dominare, ma deve evitare di sedersi sugli allori.
Subito dietro si colloca l’Inghilterra, che negli ultimi mesi ha mostrato una solidità nuova, soprattutto nella gestione dei finali punto a punto e nella capacità di battere con continuità avversarie di prima fascia. Il gruppo di Steve Borthwick ha chiuso in alto l’ultimo torneo e ha rafforzato le proprie certezze anche nelle sfide autunnali, con diversi giovani ormai stabilmente inseriti nelle rotazioni. L’Irlanda, invece, sembra attraversare un momento di passaggio: qualche acciacco di troppo e gerarchie ancora da definire in ruoli chiave, come l’apertura, rendono il cammino meno lineare. Resta però una squadra capace di mettere in difficoltà chiunque e, se non dovesse lottare fino in fondo per il titolo, potrebbe comunque avere un ruolo decisivo nel condizionare la corsa altrui. La Scozia vive il solito crocevia: talento diffuso e nomi di livello internazionale non mancano, ma serve finalmente continuità per trasformarsi da mina vagante a vera candidata.
In questo contesto l’Italia può ritagliarsi lo spazio dell’outsider intrigante. Il gruppo azzurro ha dimostrato di poter competere, a tratti, anche con le big, grazie a un nucleo giovane e giocatori capaci di accendere le partite. Il problema, come spesso accade, è la continuità di rendimento e soprattutto un calendario che presenta tre trasferte, fattore che pesa parecchio per una squadra ancora alla ricerca di certezze lontano da casa. Se riuscirà a trovare solidità mentale e precisione nei momenti chiave, l’Italia potrà togliersi soddisfazioni e magari incidere sulla classifica più di quanto dicano i pronostici. Più complicata, invece, la situazione del Galles, che prova a ripartire tra segnali incoraggianti dei singoli e difficoltà strutturali: prima di pensare in grande, l’obiettivo sembra essere tornare competitivo con continuità.

