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Jannik Sinner superiore nelle statistiche a Novak Djokovic a Melbourne, ma sconfitto: la forza mentale dell’azzurro è mancata

Una partita dai numeri quasi surreali quella tra Jannik Sinner e Novak Djokovic. L’azzurro è stato sconfitto nella seconda semifinale degli Australian Open 2026 dall’asso serbo con il punteggio di 3-6 6-3 4-6 6-4 6-4. Un ko al quinto set che si aggiunge a una serie di precedenti negativi e che peggiora ulteriormente il bilancio del pusterese nelle sfide concluse al set decisivo: 6 vittorie e 11 sconfitte, con zero successi nelle nove partite durate oltre le 3 ore e 50 minuti, compresa quella di ieri.

Houston, abbiamo un problema?. Dal punto di vista statistico sì, ma il match di Melbourne presenta caratteristiche del tutto particolari. I numeri, infatti, raccontano di un Sinner superiore praticamente in ogni fondamentale:

  • migliore percentuale di prime in campo: 75% contro 70%;

  • maggiore resa con la prima di servizio: 80% contro 71%;

  • vantaggio anche con la seconda: 52% contro 51%;

  • più ace: 26 contro 12;

  • meno doppi falli: 2 contro 3;

  • molti più vincenti: 72 contro 46;

  • stesso numero di errori non forzati: 42;

  • più punti conquistati in risposta: 33% contro 26%;

  • più punti totali vinti: 152 contro 140.

E allora come ha fatto a perdere? La spiegazione è tutta nelle palle break non sfruttate. Uno sconfortante 2 su 18, a fronte del 3 su 8 di Djokovic: un divario che ha inciso in maniera decisiva sull’esito dell’incontro. È qui che emerge la vera lacuna dell’italiano che, diversamente da quanto accaduto in passato, è stato tradito soprattutto dalla tenuta mentale.

Se è corretto inserire questo ko nella lunga lista delle partite perse al quinto set, lo è ancor di più definirlo una anomalia, sia per i dati complessivi che per quanto accaduto nel set decisivo. In quella frazione, infatti, Jannik ha avuto otto palle break contro l’unica concessa a Djokovic, senza però riuscire a concretizzarle. Un atteggiamento eccessivamente conservativo, accompagnato da poca personalità nei momenti chiave, lo ha portato a commettere quattro errori proprio sulle occasioni di break della quinta frazione.

Come ha giustamente sottolineato Paolo Bertolucci, l’altoatesino ha adottato un approccio troppo passivo, lasciando l’iniziativa al suo avversario, che nei momenti in cui ha deciso di accelerare ha colpito con precisione, gestendo al meglio le proprie energie. Un dato emblematico, passato quasi inosservato, riguarda i 14 game ai vantaggi: Sinner ne ha vinti soltanto due. Un dettaglio che fotografa con chiarezza quanto, in questa semifinale, la solidità psicologica del numero 2 del mondo non sia stata all’altezza di quella del suo rivale.

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