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Novak Djokovic si toglie qualche sassolino dalle scarpe: “Mi volevano già ritirato, questa vittoria vale quasi uno Slam”

Novak Djokovic e Jannik Sinner hanno regalato alla Rod Laver Arena un altro capitolo memorabile di una rivalità ormai diventata centrale nel tennis contemporaneo. Cinque set, oltre quattro ore di battaglia e una sensazione netta: contro il serbo, il tempo sembra ancora sospeso. Il numero uno della storia elimina l’azzurro con il punteggio di 3-6 6-3 4-6 6-4 6-4, conquistando la 38ª finale Slam della carriera a 38 anni, al termine di una semifinale che ha avuto il sapore dell’epica.

L’avvio rapido del match aveva fatto pensare a un epilogo meno drammatico, ma la partita si è presto trasformata in una sfida di resistenza fisica e mentale, dove Djokovic ha ancora una volta riscritto le regole. Teoricamente, l’endurance avrebbe dovuto favorire Sinner; nella pratica, ha premiato l’uomo che da due decenni sfida ogni logica anagrafica.

Interrogato subito dopo l’incontro in conferenza stampa, il serbo ha respinto l’idea che questa possa essere la sua miglior prestazione in assoluto, ma ha chiarito immediatamente il peso specifico della vittoria: “Onestamente non oserei definirla la migliore di sempre, ma sicuramente la migliore degli ultimi due anni. Considerate le circostanze, una semifinale contro Sinner, che sta giocando il miglior tennis della sua vita negli ultimi anni, qui da due volte campione in carica… non può esserci molto di meglio“. Parole che certificano non solo la qualità dell’avversario, ma anche la consapevolezza di Djokovic di aver superato uno degli ostacoli più duri possibili nel tennis attuale. Sinner non è più una promessa: è il metro di paragone.

Il balcanico ha poi aperto una riflessione più profonda sul momento della sua carriera e sulle difficoltà nel trovare nuove motivazioni dopo aver vinto tutto: “Quando ho iniziato la preparazione per la nuova stagione e ho fissato gli obiettivi, non è un segreto che gli Slam siano i tornei in cui voglio giocare il mio miglior tennis. Ma diventa sempre più difficile motivarsi, inizi a farti domande: cosa sto ancora cercando da me stesso?“. La risposta, per Djokovic, ha nomi e cognomi ben precisi: “Mi immaginavo di affrontare Jannik e Carlos nelle fasi finali degli Slam quest’anno, lottare contro di loro e dare tutto quello che ho“.

E con un sorriso ironico, Nole sottolinea come il destino abbia anticipato il copione: “Sono stato molto fortunato a viverlo già al primo Slam dell’anno. È una vittoria enorme. Sono molto orgoglioso, molto felice e anche molto sollevato, perché è stata una battaglia fisicamente durissima“.

Il riferimento alla storica finale del 2012 contro Nadal non è casuale. Allora Djokovic ebbe giorni per recuperare, oggi il calendario non concede tregua: “Non lo so, vedremo. Sono quasi le tre del mattino. Non posso fare previsioni adesso“. La strategia è ridotta all’essenziale: “Di sicuro domani non mi allenerò. Userò ogni singola ora possibile per recuperare e spero di arrivare alla finale sentendomi almeno un po’ più fresco“. Uno dei passaggi più significativi arriva quando Djokovic risponde alle critiche ricevute dopo il match precedente, giocato sotto tono: “Non ho mai smesso di dubitare? No. Non ho mai smesso di credere in me stesso“. E poi l’affondo, diretto e senza filtri: “Ci sono molte persone che mi mettono in dubbio. All’improvviso sono spuntati tanti esperti che volevano ritirarmi, o che mi hanno già ritirato molte volte negli ultimi anni“.

Il serbo ribalta la narrazione: “Voglio ringraziarli tutti, perché mi hanno dato forza e motivazione per dimostrare che si sbagliavano. Ed è quello che ho fatto stasera“. Per lui, infatti, non c’è nulla di sorprendente: “Io so di cosa sono capace. Ho vissuto tante volte negli Slam giornate in cui non ti senti al meglio, ma trovi comunque un modo per vincere“. La differenza, contro Sinner, è stata la lucidità: “Sapevo esattamente cosa mi aspettava in campo. Sono entrato con grande chiarezza, con una strategia e un piano di gioco precisi“.

E l’ammissione è forse la più rivelatrice: “Una cosa è immaginare come vuoi giocare, un’altra è riuscire a farlo contro uno come Sinner, che sta giocando a un livello altissimo. Sono semplicemente entusiasta di aver vissuto una notte così. La considero la migliore degli ultimi due anni. Sicuramente una delle migliori prestazioni dell’ultimo decennio“.

Domenica sarà finale contro Carlos Alcaraz, con record opposti in palio: “La storia è in gioco per entrambi ogni volta che giochiamo una finale Slam“. Djokovic riconosce il fattore età: “Lui ha 15 o 16 anni in meno di me. Biologicamente per lui sarà un po’ più facile recuperare“. Ma il campione di Belgrado chiude con una frase che riassume tutto il senso della sua carriera: “Io gioco a tennis competitivamente soprattutto per arrivare alle finali Slam. Eccomi qui. Questa vittoria vale quasi quanto vincere uno Slam“.

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