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Monaco su Cobolli: “Mi sembra che il personaggio superi un po’ il giocatore. Diamogli 2 anni di tempo”

Nuovo appuntamento con Tennismania. Protagonista di questa puntata è ovviamente la giornata odierna con il primo turno (seconda giornata di partite a Melbourne). Sicuramente occhi puntati su Francesco Maestrelli che conquista il primo successo Slam battendo il francese Atmane. Andiamo a sentire il commento sulla giornata odierna di Guido Monaco.

Le gerarchie in campo azzurro in età giovanile: “Partendo dal presupposto che Musetti è sempre stato, insieme a Nardi (anche se Nardi è 2003), uno di quelli su cui c’erano più riflettori. Cobolli, per la storia che ha, è partito un po’ dopo ma già tra i 14 e i 16 anni era nel giro della Nazionale. Maestrelli invece parte più dalla fascia di Arnaldi e Passaro, decisamente più indietro, pur essendo comunque conosciuto”.

Su Maestrelli: “Ha avuto questo exploit due anni fa, arrivando velocemente intorno alla posizione 140-150 del ranking, probabilmente anche troppo in fretta, e in seguito ha avuto il classico rimbalzo all’indietro. È stato molto bravo però a non perdere il filo, perché quando assaggi un po’ il tennis che conta – le qualificazioni degli Slam e così via – e poi vieni ricacciato bruscamente nei Challenger, il contraccolpo è forte. Lui non ha perso l’umiltà, si è affidato a questo allenatore che conosco indirettamente ma abbastanza bene, Giovanni Galluppo, che ha seguito per diversi anni una ragazza che allenavo io prima; è affiancato in federazione da Gabriele Castricchiella e da un preparatore atletico. Hanno fatto un grande lavoro fisico: qualcuno dice addirittura che sia il giocatore italiano con il miglior fisico tra quelli in circolazione. Parlando di un mix di altezza, velocità, elasticità, resistenza, forza fisica: è proprio un atleta, un atleta vero”.

Sul servizio: “Oggi però ha messo a segno 28 ace, 28 ace! Per un giocatore italiano è un numero notevole. Per trovare qualcosa di simile dobbiamo tornare al miglior Berrettini, e forse più o meno ci fermiamo lì”.

Le difficoltà: “È chiaro che ha dei limiti legati al dritto, che è sicuramente il colpo più “costruito”. Fateci caso: ne vediamo tanti, giocatori che devono un po’ costruirsi quel colpo. Mi viene in mente oggi De Jong contro Medvedev: non è che abbiano un dritto cattivo, ma quando il punto pesa, quando manca la fiducia, quando c’è più pensiero, quel meccanismo diventa meno pulito e meno preciso. L’abbiamo visto anche in Sinner, in certi momenti della carriera, essere molto meno efficace col dritto (fatte le debite proporzioni). È un colpo che può diventare vincente, ma può anche essere un limite, perché non te lo porti “da casa” e devi usarlo per costruirti i giochi negli scambi, giocando aggressivo”.

Sul bilancio azzurro: “Il bilancio lo tracceremo stanotte, ma per ora potevamo aspettarci qualcosa in più. Possiamo ritrovarci domani con un bilancio aggiustato, però i 3-0 subiti da Arnaldi, Cobolli e Bellucci non sono un bel segnale per questi ragazzi che devono ancora consolidarsi”.

Su Bellucci: “Purtroppo, se vai a vedere da quando Bellucci è entrato nel circuito che conta, sono tante le partite che perde nettamente, e col servizio che ha mi stona un po’. Ha costruito la classifica grazie a due grandi risultati: la semi di Rotterdam (che scade presto) e il terzo turno a Wimbledon. Ha giocato buone partite, ma ho l’impressione che le fondamenta del giocatore manchino ancora di qualcosa”.

Parlando di Cobolli: “Torno a fare un discorso che ho fatto in tempi non sospetti: mi sembra che il personaggio superi un po’ il giocatore. Non so come dirvelo, l’attenzione che ha addosso da un paio d’anni è leggermente superiore alla caratura attuale del giocatore. Però anche in quelle partite di Davis dove è stato grande, ho visto dei limiti tennistici che mi sono risaltati. Calma, dico una cosa su Cobolli: calma, non mettiamogli addosso troppa pressione. Le sue doti, ragazzi, non sono in discussione: uno che ha fatto quarti a Wimbledon, che ha vinto una Coppa, che ha aiutato molto a vincere la Coppa Davis. Non sto dicendo che non possa stare dove è, o anche più su. Però mi spaventa sempre un po’ – sarà una deformazione mia – questa eccessiva attenzione e dare per scontato certe crescite o risultati. È ancora un cantiere, non un giocatore finito. Ci vuole un anno o due per pesarlo davvero”.

Su Musetti: “Se da un lato è vero che l’inizio di torneo siamo sempre preoccupati perché è un diesel, e l’avversario è sempre di valore. Siamo però davanti ad un tennista in crescita come Lorenzo. Il tabellone di Musetti non è facile. Sono relativamente preoccupato, non mancano però le insidie. Deve essere centrato come ha dimostrato ad Hong Kong”. 

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