Danilo Di Luca: “Il podio del Giro 2009 lo sento mio. Pogacar potrà avere un calo tra 3-4 anni, Finn mi piace molto”
Danilo Di Luca, ex campione capace di vincere un Giro d’Italia Classiche e due Classiche Monumento, oggi guarda al ciclismo da una prospettiva diversa, da imprenditore e sponsor, con la sua Di Luca Bike e l’impegno nel Team Under23 Logistica Ambientale. Tra passato, presente e futuro, Di Luca ha analizzato ai microfoni di OA Sport l’evoluzione del ciclismo moderno, il dominio di Pogacar, i giovani italiani più promettenti e non nasconde le ombre che hanno segnato la sua carriera, affrontandole con lucidità e sincerità.
La Di Luca è una bici sempre più apprezzata. Qual è il bilancio ad oggi?
“Le bici stanno andando bene e siamo anche sponsor del Team Under23 Logistica Ambientale. Siamo soddisfatti di come sta procedendo il progetto: il 2025 è stato un anno di inizio con la squadra, ma il 2026 sarà un anno davvero importante. Sono abbastanza soddisfatto, anche se chiaramente c’è ancora molto da crescere. Il mio sogno sarebbe arrivare a un Team Professional: per puntare al World Tour servono investimenti importanti”.
Se avessi la macchina del tempo, quali due gare ti piacerebbe correre di nuovo, tra gioia e amarezza?
“Le due che mi mancano in carriera: il Campionato del Mondo e la Milano-Sanremo”.
Eri un corridore da Classiche, ma capace anche di fare classifica e vincere nei Grandi Giri. Possiamo dire che sei stato un precursore?
“Sì, possiamo dirlo. Ai miei tempi era molto difficile essere competitivi sia nelle Classiche che nei Grandi Giri. Nel ciclismo di oggi è più semplice, anche se ormai è dominato da un solo corridore, come Pogacar, che riesce a vincere praticamente tutto”.
Sarà un’altra stagione completamente monopolizzata da Tadej Pogacar?
“Per quello che si è visto fino ad oggi, direi proprio di sì. Penso che Pogacar resterà il padrone del ciclismo ancora per un paio d’anni. Poi, tra tre o quattro anni, potrà arrivare un calo fisiologico. Dopo di lui non vedo tantissimi grandi nomi, se non il suo compagno di squadra Del Toro, ma bisognerà capire quali saranno le gerarchie nel team. È comunque un corridore davvero completo”.
Al Giro d’Italia 2009 perdesti la Maglia Rosa a causa di una cronometro di 60 km. Cosa pensi del fatto che oggi questa specialità stia perdendo importanza nei Grandi Giri?
“Secondo me la cronometro non deve essere una specialità che da sola decide la vittoria o la sconfitta in un Grande Giro. Ai miei tempi probabilmente ce n’erano troppe. Oggi i chilometri contro il tempo sono sicuramente diminuiti, ed è giusto non esagerare. È vero che ci sono gli specialisti e bisogna dare spazio anche a loro, ma è anche vero che oggi gli uomini di classifica sono molto forti pure a cronometro”.
Il podio del Giro d’Italia 2009 lo senti ancora tuo?
“Sì. È stato il Giro più bello della mia carriera, il più emozionante e combattuto, ancor più di quello che ho vinto”.
Negli anni ti sei sentito perseguitato dal sistema?
“Ormai non faccio più parte del ciclismo da tanti anni e nella vita mi occupo di altro. Per come sono uscito da questo mondo ho dei ricordi negativi, e questo ha sicuramente influenzato il mio post carriera. Non rimpiango nulla di quello che ho fatto: gli unici errori sono stati le positività al doping nel 2009 e nel 2013. Per il resto rifarei tutto”.
Vedi Lorenzo Finn più portato per una Monumento o per un Grande Giro?
“A me Lorenzo Finn piace molto. Vincere due Campionati del Mondo staccando tutti entrambe le volte significa avere qualità enormi. È giovanissimo, quindi bisognerà capire se sarà più adatto alle Classiche o ai Grandi Giri. Nel ciclismo attuale, però, può essere competitivo in entrambi i terreni: molto dipenderà dai prossimi anni”.
Giulio Pellizzari da capitano al Giro d’Italia: è pronto? A cosa può ambire?
“Penso che Pellizzari sia pronto. Lo ha dimostrato lo scorso anno, soprattutto nella terza settimana, quando è riuscito a stare con i migliori. Dopo tanti anni Giulio può riportare l’Italia ad altissimi livelli nei Grandi Giri e, al momento, credo sia l’unico italiano che possa farlo”.
Chi è stato l’amico del ciclismo che ti è davvero rimasto vicino nei momenti difficili?
“Ne ho più di uno, ma il mio grande uomo di fiducia è da sempre Alessandro Spezialetti. Eravamo amici quando correvamo e lo siamo tutt’ora. Ci frequentiamo ancora oggi: lui, più di tutti, è il mio grande punto di riferimento”.

