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Diego Ulissi: “Quando ero giovane non c’era l’ossessione dei watt e di pesare il cibo. Soddisfatto del mio percorso”

Dopo 15 stagioni con lo stesso gruppo sportivo (la Lampre, poi UAE Team Emirates), Diego Ulissi da quest’anno veste i colori dell’XDS Astana Team con cui ha firmato un contratto biennale. Quella di quest’anno per Ulissi, uno dei corridori più longevi ed esperti in gruppo, è una nuova sfida, in un ciclismo che è cambiato molto rispetto a quando si è laureato campione del mondo juniores nel 2006 e 2007.

Come stai?
“Bene, sono in Grecia. Correrò il Tour of Hellas”.

A 35 anni stai dimostrando di poter ancora dire la tua nel ciclismo che conta: qual è il segreto della tua longevità?
“Penso di essere stato fortunato di essere passato professionista in un ciclismo che ancora non era “ossessionato” dai watt, dal pesare il cibo e via dicendo. I primi anni da professionista non c’era lo stress di ottenere subito il risultato e quindi le squadre ti facevano crescere in tranquillità; questo mi ha permesso di arrivare ancora fresco, soprattutto mentalmente, dopo i 30 anni”.

Dopo Lampre e UAE, com’è stato l’impatto con la nuova realtà dell’XDS Astana Team?
“Molto bello, tanti corridori e staff li conoscevo già. E’ una squadra molto italiana, ma è chiaro che dopo una vita nella solita squadra il cambiamento c’è stato e inevitabilmente c’è voluto un po’ di tempo per adattarsi, ma sono contento e soddisfatto”. 

Hai un contratto anche per il 2026. Ti vedremo in gruppo anche oltre? Hai pensato ad una data per un ipotetico ritiro?
“A quest’età ci penso, certo, ma valuto anno per anno. Al momento sono concentrato su questi due anni, per cercare di fare le cose fatte nel miglior modo possibile”.

Dopo aver vinto due Mondiali juniores, ti saresti aspettato di più dalla tua carriera o ti senti appagato per i risultati raggiunti?
“Sono stato il primo a non mettermi pressione, sin da quando sono passato professionista ho cercato sempre di fare il massimo. Ogni carriera e ogni percorso è a sé, io nel complesso sono soddisfatto di quello che sono riuscito a fare fino a qui, sfruttando al meglio le mie caratteristiche”.

Lorenzo Finn è stato il primo italiano a vincere un Mondiale juniores dai tuoi tempi: che consiglio ti sentiresti di dargli?
“Gli consiglierei di scegliere sempre di testa sua e di rimanere concentrato sulla sua carriera”.

Otto tappe al Giro d’Italia: quale porti maggiormente nel cuore?
“Ce ne sono un paio, anche se ogni tappa ha un valore speciale. In particolare la tappa del 2015 di Fiuggi perché è stata una vittoria che è arrivata dopo un periodo non semplice e poi quella del 2020 ad Agrigento davanti a Sagan, nel Giro che si è corso ad ottobre in un anno particolarissimo e in una stagione stravolta a causa del Covid-19”.

Quali obiettivi ti sei prefissato per questa stagione?
“Cercare di aiutare la squadra il più possibile. A febbraio mi sono ammalato e sono stato quasi 10 giorni fermo, quindi sto iniziando adesso a pedalare bene, ma sono un po’ indietro di condizione. Sto cercando di trovare il giusto colpo di pedale, per aiutare il Team nel migliore dei modi e cercare di fare più punti possibile che oggi è uno degli aspetti principali del ciclismo”.

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