Tennis, sulla terra rossa cambieranno le gerarchie? Alcaraz ritrova il suo habitat, Zverev a suo agio
Ci si dovrà sporcare. La stagione della terra ha inizio nel massimo circuito internazionale del tennis e i punti interrogativi sono molti. A livello ATP i primi tre mesi di partite sono già parte dell’album dei ricordi e desta sensazione che Jannik Sinner, con un solo torneo disputato, guidi la Race, oltre che essere sensibilmente al comando del ranking ATP.
Gli immediati inseguitori di Jannik non hanno reso come ci si aspettava e approfittato della sospensione dell’azzurro per la nota vicenda “Clostebol”. Il pusterese farà il proprio ritorno negli Internazionali d’Italia, avendo avuto a disposizione sì tanto tempo per prepararsi a questa parte di annata sul mattone tritato, ma non nel modo in cui avrebbe voluto, tra limitazioni e altro.
La terra, finora, è stata la superficie su cui Sinner ha fatto più fatica e non è un caso che di successi in tornei significativi non vene siano stati per l’altoatesino. Discorso diverso invece per lo spagnolo Carlos Alcaraz e il tedesco Alexander Zverev, che sul rosso hanno dimostrato già. Per caratteristiche, Alcaraz dovrebbe essere il riferimento, ricordando il suo successo nel Roland Garros l’anno passato, oltre che le vittorie nelle stagioni passate a Madrid e a Barcellona in stile “Rafa Nadal”. Zverev stesso nel 2024 aveva conquistato il titolo a Roma e raggiunto la finale a Parigi, perdendo in cinque set proprio contro Carlitos.
Lo storico, quindi, sorride al n.3 e al n.2 del mondo. Sarà da capire quale sarà l’adattamento di una vecchia volpe come Novak Djokovic, che a Miami ha dimostrato di essere in grado ancora di far male a tanti, nonché di tennisti come Stefanos Tsitsipas (tre volte vincitore a Montecarlo) oppure Holger Rune (finalista a Indian Wells quest’anno), che per qualità potrebbero esprimersi piuttosto bene.
Si spera, in casa Italia, che anche Lorenzo Musetti e Matteo Berrettini siano nel gruppo d’elite vista la loro formazione sul rosso. Il toscano ha le capacità per farsi largo su questa superficie, ricordando il bronzo olimpico a Parigi l’anno scorso e la finale raggiunta a Umago, poco dopo la semifinale a Wimbledon. Tanto dipenderà dalla sua vena ispiratrice.
Discorso diverso per il romano, in quanto i punti interrogativi riguardano il fisico e la sua tenuta, dopo aver fatto vedere soprattutto in Florida un livello di gioco molto alto. Se Matteo dovesse stare bene, specialmente a Madrid potrebbe fare molto bene, ricordando la finale del 2021.