Fatica e infortuni. I calciatori hanno la memoria esaurita
Il ritorno agli allenamenti ha rivelato che questa quarantena al calcio non ha tolto solo campionati e stadi pieni, ma anche l'abitudine al gesto tecnico. In una diretta Mario Balotelli ha detto: «Non so se so ancora stoppare il pallone». Il portiere della Roma Pau Lopez s'è fatto male a un polso per una parata troppo fiacca, Manolas si è procurato una lesione di secondo grado giocando a calcio-tennis. «Abbiamo perso alcuni movimenti, come spostarsi di lato, i cambi di direzione. Per motivi di spazi molti di noi non lo hanno potuto fare per due mesi», spiega un difensore di Serie A. Molti temono infortuni, ma per medici e preparatori il rischio maggiore, dopo un periodo di stop così lungo, sono i danni a muscoli e tendini.
Da non sottovalutare la questione psicologica: «Ho sentito i giocatori e vogliono garanzie di sicurezza, ma nessuno può dargliele» , spiega il medico sociale dell' Inter Piero Volpi. Matteo Osti, preparatore atletico del Milan, ritiene che dopo un lungo stop sia importante trovare il giusto mix di lavoro e recupero blando per evitare il sovraccarico. «In questa fase, l'allenamento con la palla è più pericoloso che a secco», sostiene una fonte che cura la preparazione di un club di Serie A. «I sessanta giorni trascorsi a casa non sono stati di sola inattività fisica, ma anche mentale - continua -. Si perde l'abitudine al gesto tecnico, al movimento coordinato, il pallone va introdotto ma aumentando gradualmente il livello di difficoltà degli esercizi». Per prevenire i rischi alcuni club hanno così strutturato gli allenamenti: la mattina sessioni con la palla, nel pomeriggio lavoro fisico. Nella prima settimana di allenamenti, comunque, tanti giocatori in Serie A hanno accusato fastidi di varia natura.
(La Repubblica)

