Il calcio piange la scomparsa di Mircea Lucescu: aveva 80 anni, in panchina fino a pochi giorni fa
È morto a Bucarest Mircea Lucescu, una delle figure più influenti e longeve del calcio europeo. Il tecnico rumeno si è spento all’età di 80 anni dopo essere stati ricoverato all’Ospedale Universitario di Emergenza della capitale, dove era stato trasportato il 29 marzo in seguito a un malore accusato prima di una seduta di allenamento della nazionale.
Le sue condizioni erano apparse inizialmente in miglioramento, tanto che era prevista una dimissione nei primi giorni di aprile. Tuttavia, un improvviso aggravamento ha cambiato il decorso clinico: Lucescu è stato colpito da un infarto miocardico acuto, seguito da un rapido peggioramento che ha reso necessario il trasferimento in terapia intensiva. Entrato in coma nelle ore successive, il tecnico non si è più ripreso, fino al decesso avvenuto nella serata del 7 aprile.
La sua morte arriva a pochi giorni dalla conclusione dell’ultima esperienza in panchina, quella alla guida della nazionale rumena, terminata ufficialmente il 2 aprile. L’ultima partita resta la sconfitta per 1-0 contro la Turchia, il 26 marzo a Istanbul, nella semifinale dei play-off per il Mondiale: una partita che, oltre all’eliminazione, lo aveva consegnato alla storia come l’allenatore più anziano di sempre a dirigere una nazionale, a 80 anni e 240 giorni.
Figura carismatica e innovativa, Lucescu è stato uno dei tecnici più vincenti di sempre, capace di costruire un percorso internazionale straordinario. Terzo nella classifica all-time dei coach più titolati, alle spalle di Alex Ferguson e Pep Guardiola, ha collezionato 35 trofei in carriera, lasciando un’impronta profonda soprattutto nell’Europa dell’Est.
Indissolubile il suo legame con lo Shakhtar Donetsk, dove ha vissuto la fase più gloriosa della sua carriera: otto campionati ucraini, sei coppe nazionali e sette supercoppe, oltre al trionfo nella Coppa Uefa 2008-2009, conquistata nella finale contro il Werder Brema. Ma il suo percorso ha attraversato numerosi club e paesi: dalla Dinamo Kiev allo Zenit San Pietroburgo, passando per Galatasaray e Beşiktaş, fino alle esperienze italiane con Inter, Brescia e Pisa.
La sua influenza non si è limitata ai club. Con la nazionale rumena, è stato un pioniere: primo commissario tecnico a qualificare il Paese a un campionato europeo, nel 1984, contribuendo a costruire un’identità calcistica moderna e competitiva. Anche alla guida della selezione turca ha lasciato un segno importante, confermando la sua capacità di adattarsi a contesti diversi.
Prima ancora di diventare un allenatore di fama mondiale, Lucescu era stato un calciatore di alto livello. Nato il 29 luglio 1945, aveva legato gran parte della sua carriera alla Dinamo Bucarest, con cui aveva vinto cinque campionati e una coppa nazionale. Capitano della Romania ai Mondiali del 1970, aveva collezionato 70 presenze in nazionale, distinguendosi per intelligenza tattica e leadership.
Il passaggio in panchina fu immediato, già negli anni al Corvinul Hunedoara, dove iniziò a costruire la sua filosofia di gioco e a ottenere i primi risultati, tra cui una promozione e piazzamenti di rilievo nella massima serie. Allenatore meticoloso, studioso del calcio e innovatore silenzioso, ha rappresentato per decenni un punto di riferimento per intere generazioni. In Romania, la sua figura ha assunto un valore simbolico, ben oltre il campo: un modello di professionalità, competenza e dedizione.
Con la sua scomparsa, il calcio perde non solo uno dei tecnici più vincenti della storia, ma anche uno dei suoi interpreti più lucidi e longevi, capace di attraversare epoche e trasformazioni senza mai perdere centralità. Una carriera lunga oltre mezzo secolo, chiusa come era iniziata: in panchina, al servizio del gioco.

