Nuoto artistico, Filippo Pelati e Lucrezia Ruggiero illuminano la scena a Parigi: Italia con margini di crescita
La prima tappa della Coppa del Mondo di nuoto artistico, andata in scena nella storica piscina Georges Vallerey di Parigi, consegna all’Italia un bilancio complessivamente positivo, fatto di medaglie, piazzamenti di rilievo e indicazioni tecniche incoraggianti in vista dei prossimi appuntamenti internazionali. Il bottino azzurro si arricchisce di una vittoria, due secondi e un terzo posto, ma al di là dei podi emerge soprattutto la solidità di un gruppo in evoluzione, capace di coniugare qualità esecutiva e ricerca artistica.
Il momento più alto arriva nell’ultima giornata con il successo nel duo libero misto di Filippo Pelati e Lucrezia Ruggiero, che si impongono con 256.0033 punti grazie a un’esecuzione precisa negli elementi e a una forte identità coreografica. Il loro “Tango argentino”, costruito sulle note di Jealousy Tango, convince per intensità e coerenza interpretativa: un esercizio maturo, in cui la componente tecnica si fonde con una narrazione chiara e coinvolgente. Nella stessa gara, resta ai piedi del podio l’altro duo azzurro composto da Gabriele Minak e Ginevra Marchetti, quarto con una proposta elegante e strutturata come “Il lago dei cigni”.
Sempre nella giornata conclusiva arrivano anche la piazza d’onore del team acrobatico e la terza piazza nel solo libero maschile di Gabriele Minak. Il gruppo azzurro – Iacoacci, Mastroianni, Pedotti, Macchi, Tabbiani, Vernice, Andina e Macino – porta in acqua “Chicago”, un esercizio dinamico e spettacolare che esalta ritmo e presenza scenica, confermando i progressi nella gestione delle difficoltà acrobatiche. Minak, invece, conquista il podio con “Man or Alien?”, una routine originale per costruzione e interpretazione, capace di alternare movimenti fluidi e gestualità più marcate in un interessante gioco di contrasti. Più indietro Filippo Pelati, nono con un esercizio intenso e teatrale.
La seconda giornata aveva già offerto segnali importanti, a partire dalla seconda piazza del team tecnico. Le azzurre – Bisi, Esegio, Iacoacci, Macchi, Mastroianni, Pedotti, Tabbiani e Vernice – chiudono con 277.6866 punti alle spalle della Russia neutrale, confermando competitività e crescita. “Queen of the Night” è una coreografia complessa e ambiziosa, che punta su trasformazione ed espressività, frutto anche di un lavoro creativo sviluppato attraverso improvvisazione e contaminazioni con la danza.
Meno fortunata, ma comunque significativa, la prova dei doppi: nel duo libero entrambe le coppie italiane restano fuori dal podio ma vicine alle migliori. Rizea-Vernice sono quarte, Piccoli-Ruggiero quinte, entrambe con “Ipnosi”, esercizio raffinato e concettualmente ambizioso, che esplora il confine tra coscienza e sogno. Più indietro il duo tecnico misto di Pelati e Ruggiero, ottavo con una routine ispirata a Michael Jackson, penalizzata da un coefficiente di difficoltà non sufficiente per competere con le prime posizioni.
La tappa parigina si era aperta con diversi piazzamenti a ridosso del podio. Spicca il quarto posto di Enrica Piccoli nel solo tecnico, a pochi decimi dalla medaglia, con un esercizio energico e ben interpretato su “Don’t Rain on My Parade”. Nel settore maschile sesto e ottavo posto rispettivamente per Minak e Pelati, mentre nei doppi tecnici le coppie azzurre chiudono più distanti dalle posizioni di vertice. Buono, invece, il quinto posto del team free con “Angeli e Demoni”, che conferma la competitività del gruppo anche nelle routine di squadra.
Nel complesso, l’Italia esce da Parigi con certezze e margini di crescita. La qualità artistica resta uno dei punti di forza, così come la capacità di proporre esercizi riconoscibili e coerenti. Allo stesso tempo, il confronto con le migliori evidenzia la necessità di aumentare ulteriormente il livello di difficoltà e la precisione esecutiva, soprattutto nelle routine tecniche. Il percorso verso i grandi appuntamenti della stagione è avviato: la base è solida, e i segnali emersi in questa prima tappa autorizzano un cauto ottimismo.

