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Agata Ambler: “I disturbi alimentari spesso sono tabù. Ho imparato a gestire l’ansia e le delusioni”

Agata Ambler è stata l’ospite dell’ultima puntata di Swim Zone, in onda sul canale Youtube di OA Sport. La nuotatrice nativa di Venezia si è raccontata a 360° tra vasca e fuori vasca, raccontando anche un momento molto complicato della sua vita. 

L’atleta classe 2001 è reduce da una lunga trasferta dall’altra parte del mondo:Sono stata un paio di mesi in Australia. Ho la doppia cittadinanza e la mia famiglia si divide tra Sydney e Newcastle. Ho potuto mettere in atto due mesi e mezzo di preparazione importante. Diciamo che è stato anche un viaggio di salute mentale e, non ultimo, da asmatica sono potuta stare lontana dal clima della Pianura Padana”.

L’atleta azzurra racconta poi le sue prime esperienze in nazionale: “Io sono abbastanza fresca, se così si può dire, di esperienze in nazionale nonostante abbia 24 anni. Ho iniziato con le Universiadi che hanno rappresentato un ingresso molto soft e divertente nell’ambiente. Dopodiché ho vissuto i Campionati Europei in vasca corta di Lublino che hanno rappresentato una situazione molto differente. Come altri atleti avevo la febbre e mi ha condizionato. Le aspettative erano molto alte dopo la prima staffetta, quella dell’argento nella 4×50 stile donne. Una gara che io ho aperto con 23″9,  migliorandomi molto. Per me è stato sicuramente frustrante non essere al top della condizione, ma ho comunque gestito al meglio delle mio possibilità la gara. Ho chiuso con tre medaglie, anche se ne sento mia solo una”.

Agata Ambler analizza il suo percorso nel nuoto: “Ho iniziato a nuotare tardi rispetto al solito, ero in terza media, quindi circa a 14 anni e non avevo mai praticato sport a livello agonistico. Per me l’acqua era uno spazio speciale e mai avrei pensato ad una carriera. Inoltre non c’è stato un momento di click. Ho vissuto un percorso lungo e non semplice specialmente pensando al gareggiare, dopotutto facevo meglio in allenamento”.

Dopodiché è arrivato un momento molto delicato della sua vita: “Ho avuto problemi con il cibo e ho vissuto un disturbo alimentare. Tre anni nei quali non facevo tempi, ma sapevo che avrei potuto ancora dare tanto. Dopo che ho ripreso a mangiare mi sono ripresa e mattoncino dopo mattoncino sono arrivata fino ad ora. Il click è arrivato dopo le Universiadi. Ho capito cosa volesse dire gareggiare ai più alti livelli”. 

Il disturbo alimentare è un nemico spesso sconosciuto:Si tratta di un problema strutturale per il quale non abbiamo grandi conoscenze nè soluzioni. Noi poi viviamo uno sport molto mentale e quindi attecchisce in maniera ancor più importante con noi. E noi cosa facciamo? Lo si nasconde, lo si vive come un tabù”. 

Agata Ambler prosegue nel suo racconto: “So che io sono sempre stata ansiosa, ma ci sto lavorando. Una volta avevo enormi aspettative che non riuscivo a raggiungere. Per cui ora lavorandoci sopra ho compreso come gestire ansia ed emozioni negative, prima io tendevo a evitarle ma ho capito che andavano vissute. Ora so come gestire le delusioni”. 

Gli obiettivi di questa stagione:C’è l’Europeo in lunga e proverò a qualificarmi nel periodo Sette Colli. Io vorrei proseguire ma è un anno particolare ci sono anche i Giochi del Mediterraneo in casa quindi quello è il piano B che andrebbe benissimo comunque. Dopodiché voglio divertirmi con la staffetta 4×100. Nel 2025 ho vissuto la mia prima finale nei 50 stile ed è stata una esperienza pazzesca. Sono stata in grado di godermi a pieno quella esperienza”.

Da veneta e veneziana, ovviamente, non si può non pensare a Federica Pellegrini. “Se l’ho conosciuta? Ho avuto modo di affrontarla anche in una finale ai Campionati Assoluti. Chiaramente da brava sportiva e italiana sono cresciuta nel suo mito. Ho sempre avuto stima di lei. Ha avuto una storia di agonismo che ammiro ed è stata una atleta incredibile”.

Agata Ambler chiude con l’analisi dei suoi lavori:Come si sa più si tirano giù i tempi più è difficile migliorare. Per cui sto lavorando sulla respirazione, sull’apnea e sui tanti aspetti dei 50 stile. Ci lavoriamo in maniera maniacale, come le partenze. Pensando ai 100 stile invece è tutto diverso. Continuo a fare tanti lavori di qualità per la costruzione di quella distanza. Quindi ci sono anche i 50 delfino. Sto facendo tanto lavoro su quella distanza perché non ho ancora una nuotata ben precisa e devo togliere qualche respirazione”.

Ultima battuta sulla staffetta: “La 4×100 non era magari una gara di punta ma ora lo può diventare e non solo per la presenza di Sara Curtis. Credo che siamo estremamente promettenti, ma c’è bisogno di tempo per svilupparsi e consolidarsi. C’è anche sufficiente talento con Tarantino, Morini e Menicucci che ritengo pilastri della staffetta principale”.  

CLICCA QUI PER VEDERE LA PUNTATA COMPLETA DI SWIM ZONE

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