Alessandro Pinarello: “Troppi giovani spremuti già tra gli allievi. Bardiani fondamentale nel mio percorso”
Dopo il salto nel World Tour di Giulio Pellizzari, anche Alessandro Pinarello rappresenta uno dei giovani più interessanti usciti dal vivaio Bardiani. Il corridore trevigiano di Giavera del Montello (TV) ha costruito la propria crescita in modo graduale e solido: pur avendo saltato la categoria U23, ha vissuto i primi anni tra i professionisti con un percorso quasi “ibrido”, correndo spesso insieme agli Under23 e maturando senza pressioni eccessive. Ora, approdato alla NSN Cycling Team, Pinarello sta vivendo una nuova fase della sua carriera, fatta di maggiore struttura, attenzione ai dettagli e confronto con il massimo livello. Lo abbiamo raggiunto durante il ritiro sul Teide, dove resterà per tre settimane prima di rientrare in Italia e preparare i prossimi impegni, tra cui O Gran Camiño.
Il passaggio nel World Tour sembra averti consentito di compiere un immediato e netto salto di qualità: quali le differenze principali?
“Rispetto allo scorso anno sento di aver fatto un passo avanti importante. La differenza principale sta soprattutto nel modo di lavorare: nei training camp tutto è organizzato nei minimi dettagli e c’è una pianificazione molto più precisa. Anche aspetti come l’alimentazione e i materiali sono curati in maniera molto più approfondita, e questo alla lunga fa davvero la differenza.”
Come sei stato accolto in NSN e quale aspetto ti ha maggiormente colpito?
“All’inizio non è stato semplicissimo: nel primo training camp di dicembre mi sentivo un po’ spaesato, anche perché avevo qualche difficoltà con l’inglese. Con il passare delle settimane, però, tra il ritiro di gennaio e le prime gare, sono riuscito ad ambientarmi meglio. Ho avuto modo di conoscere con calma i compagni e lo staff e ora mi sento decisamente più a mio agio.”
Quanto sono stati importanti i 4 anni in Bardiani per la tua formazione?
“Sono stati fondamentali. È stato un percorso graduale che mi ha permesso di crescere passo dopo passo. L’anno scorso ho avuto l’opportunità di correre diverse gare con i professionisti e questo mi ha dato esperienza, permettendomi di arrivare a questa stagione più preparato e consapevole di cosa aspettarmi in gruppo.”
Che corridore pensi di essere?
“Onestamente è ancora presto per definirlo con precisione. Mi sono trovato bene sia nelle corse di un giorno sia nelle brevi gare a tappe. Sono due tipologie di corse che mi piacciono molto, ma credo che questa stagione sarà importante proprio per capire meglio quali sono le mie caratteristiche principali.”
Quale corsa di un giorno si adatta meglio alle tue caratteristiche?
“Ci sono diverse corse che mi affascinano, sicuramente una come la Liegi mi piacerebbe molto correrla. Però, avendo ancora poca esperienza a questi livelli, faccio fatica a dire quale sia davvero la più adatta a me.”
10° in classifica generale alla Tirreno-Adriatico, 4° tra i giovani: cosa rappresentano per te questi risultati?
“Sono risultati che mi danno fiducia. Mi fanno capire che sono migliorato rispetto allo scorso anno e che sto lavorando nella direzione giusta. Anche le tre top10 di tappa sono state importanti: mi hanno dato motivazione e maggiore sicurezza nei miei mezzi.”
Da U23 tanti piazzamenti, ma una vittoria al Palio del Recioto 2024: spunto veloce da migliorare?
“Non credo di aver perso questa caratteristica. È qualcosa che fa parte del mio modo di correre e, se dovessi accorgermi di un calo in questo senso, ci lavorerò. Al momento, però, sono soddisfatto soprattutto dei miglioramenti fatti in salita, che considero fondamentali per il mio percorso.”
Quali obiettivi ti sei prefissato per questa stagione?
“Non ho fissato un obiettivo specifico. Voglio arrivare alle gare nella miglior condizione possibile, sia fisica che mentale, e cercare di esprimermi al massimo. Anche il calendario non è ancora del tutto definito: non so ancora se correrò il Giro d’Italia, è una possibilità ma al momento non c’è certezza.”
Sei la dimostrazione che ogni corridore è diverso e necessita dei suoi tempi per maturare. Pensi che stiamo assistendo a un’esasperazione nei confronti dei giovani?
“Sì, soprattutto nelle categorie Allievi e Juniores. Spesso si cerca di ottenere risultati immediati, spremendo i ragazzi troppo presto, e questo può portarli a perdersi negli anni successivi. Ho visto diversi corridori con cui gareggiavo da giovane che poi non sono riusciti a proseguire. Credo sia molto più giusto seguire una crescita graduale, e da questo punto di vista è fondamentale trovare una squadra che sappia accompagnarti nei tempi giusti.”
A quale corridore del passato pensi di poter somigliare per caratteristiche?
“Non saprei dirlo. In realtà ho iniziato a seguire davvero il ciclismo professionistico solo da Juniores, quindi non ho mai avuto un vero punto di riferimento o un corridore a cui ispirarmi.”
Il sogno nel cassetto per la tua carriera?
“Il sogno è vincere una tappa al Giro d’Italia. Può sembrare un obiettivo banale, ma per un corridore italiano è qualcosa di davvero speciale. Mi piacerebbe anche vincere una corsa di un giorno, anche se al momento non ne ho una precisa in mente.”

