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Sci di fondo, per l’Italia il 2025-26 sancisce la rinascita di un movimento. E le ragazze torneranno a brillare

L’Italia dello sci di fondo può guardare con fiducia al quadriennio olimpico 2027-2030. Questo è il concetto più pregnante emerso dall’inverno 2025-26. Certo, si potrebbe celebrare l’ennesima stagione di alto profilo di Federico Pellegrino, oppure le due medaglie nelle prove a squadre conseguite a Milano Cortina 2026. Però, se si vuole alzare l’asticella concettuale, bisogna guardare oltre.

Partiamo dal settore femminile, che dopo lustri di oblio ha dato importanti segnali di vita. Qui lo si dice e non lo si nega. Arriveranno soddisfazioni, fra le ragazze. L’Italia dello sci di fondo tornerà a incidere anche fra le donne. Iris De Martin Pinter è una sprinter con i fiocchi, soprattutto in alternato, ma nelle prove veloci anche Federica Cassol ha dimostrato di avere potenziale da sviluppare. Attenzione, perché anche i limiti di Nicole Monsorno sono tutti da scoprire e l’eventuale recupero di Nadine Laurent aggiungerebbe un quarto elemento di valore alla squadra. Bisognerà, poi, verificare le reali prospettive di Maria Gismondi nelle prove distance. Sinora tante ombre e poche luci, ma i bagliori sono stati abbaglianti.

Anni di nascita di queste atlete? Si va dal 2000 al 2004 e ricordiamoci che tante big dell’attuale circuito stanno per appendere gli sci al chiodo. Jessie Diggins è al capolinea di una splendida carriera, tante norvegesi sono attempate e non si vedono fenomeni all’orizzonte, alcune svedesi diranno basta dopo Falun 2027. C’è spazio, insomma. Spazio al vertice assoluto della disciplina e le italiane sono in prima fila per occuparlo nel prossimo futuro.

Anche fra gli uomini si sta bene. Martino Carollo è for real, come direbbero in America. Non è un bluff, il ragazzo è forte. Elia Barp non è da meno e Davide Graz può aggiungersi alla compagnia. Questo tridente promette bene, seppur in un contesto dalla competitività elevatissima. Cionondimeno, già fare a sportellate con i vichinghi norvegesi, dimostra la forza dei tre azzurri citati. Se Simone Mocellini riuscisse a sfruttare il potenziale di cui è dotato, il movimento tricolore avrebbe a disposizione un poker. Di fanti o d’assi? Nessuno può saperlo. Intanto è un poker e comunque di figure si tratta, non di scarti.

Insomma, l’analisi più puntuale da fare legata al 2025-26 dello sci di fondo italiano è rappresentata dalla rinascita di un movimento, che finalmente non sarà più personificato in un singolo, ma tornerà ad avere tanti astri nel proprio firmamento. Peraltro, in ambedue le metà del cielo. Va benissimo così, il domani può essere (anche) azzurro.

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