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MotoGP, il GP di Thailandia alimenta incertezze. Per fortuna! Il Mondiale 2026 non è scontato

Alla fine, l’unico pilota a uscire veramente soddisfatto dal Gran Premio di Thailandia di MotoGP, è Pedro Acosta. Almeno se si parla di top rider, perché pound for pound, il miglior fine settimana è stato quello di Raul Fernandez, terzo sia nella Sprint che nel GP vero e proprio. Cionondimeno, nel suo caso non si parla di un pretendente al titolo.

Teoricamente, neppure Acosta lo sarebbe, almeno non lo era ai nastri di partenza della stagione. Non perché il suo valore sia in discussione, bensì perché la Ktm era considerata la terza forza in campo, dietro a Ducati e Aprilia, Eppure, El Tiburòn de Mazarròn ha finalmente spezzato la maledizione vittoria, imponendosi nella Sprint, per poi conseguire un convincente secondo posto nel Gran Premio. Più di così, era impossibile ottenere. Anzi, lo spagnolo è andato oltre le aspettative e, forse, le attuali potenzialità.

Gli altri hanno tutti materiale per recriminare, a cominciare da Marco Bezzecchi. D’accordo, ha dominato la gara domenicale, centrando la settima vittoria della carriera in top-class (la terza consecutiva, guardando anche al finale dell’anno scorso). Però la scivolata nella Sprint lo ha privato di un potenziale back-to-back. Il ventisettenne riminese è un candidato al titolo, nulla quaestio, ma affinché le sue ambizioni diventino concrete, è necessario che quanto accaduto sabato possa essere classificato alla voce episodio. Viceversa, se manca la continuità, non si va da nessuna parte sul lungo periodo.

L’intero branco Ducati si lecca le ferite. Marc Marquez esce da Buriram con un bottino misero. Non per colpe sue, ma siamo molto lontani dalla figura del dominatore ricoperta nel 2025. Anzi, il suo ruolo di favorito per il titolo mondiale è stato messo in discussione dalla realtà dei fatti. Le Desmosedici non sono le moto più competitive o, se lo potranno essere, hanno perso gran parte del margine di cui godevano. A Borgo Panigale c’è del lavoro da fare. Sappiamo che viene fatto bene, Ducati ha dimostrato di poter crescere strada facendo, ma ora come ora, le GP26 non sono la forza dominante.

Esce male da Buriram anche Francesco Bagnaia. Pecco è stato un comprimario, vedendosi sovrastato non solo dal compagno di box, ma anche dai due piloti del Team VR46. Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2026 non comincia sotto i migliori auspici per chi potrebbe decidere di prendere altre strade in ottica 2027 (quali, però? L’argomento andrebbe approfondito). Dalla Thailandia ripartono però peggio del piemontese sia il vice-campione del mondo Alex Marquez, con uno zero spaccato, che Jorge Martin, il quale rischia di finire ai margini del quartetto Aprilia.

Insomma, Buriram ha sparigliato le carte. Non si è visto un satrapo in grado di spadroneggiare, Aprilia ha lanciato il guanto di sfida a Ducati, Ktm può valere più di quanto si pensi e i rapporti di forza interni alle varie Case non sono quelli dati per scontati. Insomma, si parte bene, perché c’è incertezza. Il peggio del peggio è rappresentato dalla sensazione di trovarsi di fronte a un copione già scritto. Non è così. La seconda puntata, prevista in Brasile fra tre settimane, è particolarmente attesa.

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