L’OLIMPIADE DEI SOGNI! Italia superpotenza invernale. La fine di un ciclo e un futuro che non spaventa
L’Olimpiade dei sogni. Se lo scorso 6 febbraio ci avessero chiesto come l’avremmo desiderata, forse neanche avremmo osato sperare ad un risultato come questo. Sotto sotto agli 8 ori credevamo, perché erano gli stessi collezionati dall’Italia ai Mondiali 2025 nelle varie discipline olimpiche. Tuttavia i gravi infortuni patiti da Federica Brignone e Flora Tabanelli, oltre alle precarie condizioni di forma in autunno di Francesca Lollobrigida, inducevano alla prudenza. Invece siamo andati ben oltre. 25 podi complessivi potevano essere alla portata, e sarebbe già stato un risultato straordinario. L’aver toccato quota 30 è una deliziosa ciliegina sulla torta (solo Norvegia, USA, Germania e Comitato Olimpico Russo ci erano riuscite).
In questo magico decennio d’oro che ha proiettato senza discussioni l’Italia al vertice dello sport mondiale, mancava un acuto negli sport invernali. O meglio, alle Olimpiadi Invernali. Perché nelle discipline del ghiaccio e della neve il Bel Paese ha raccolto risultati importanti e di alto rango almeno da 8 anni a questa parte. Quel che mancava era una consacrazione ai Giochi, dove per un motivo o per un altro gli azzurri facevano sempre fatica ad esprimersi. È arrivata in maniera fragorosa, a certificare come l’Italia sia tornata (finalmente!) anche una vera ed indiscutibile superpotenza invernale, che non soffre di vertigini nel confronto con Norvegia ed USA, e si è tenuta alle spalle nazioni come Germania, Francia, Canada, Svizzera, Svezia, Austria e Giappone.
10 ori, 6 argenti e 14 bronzi. Sono numeri da Olimpiadi estive! Peraltro solo 8 volte nella storia si sono vinte 30 o più medaglie in quei Giochi. Per dire: a tale soglia non si era mai arrivati tra Pechino 2008 e Rio 2016. A Milano Cortina 2026 sono stati vinti gli stessi titoli di Tokyo 2020, considerata da molti come una delle edizioni più memorabili della storia tricolore. Questo lascia comprendere la portata dell’impresa realizzata. I primati di Lillehammer 1994, che per tre decenni ci sono sembrati inattaccabili, sono stati sbriciolati: il record di ori è salito da 7 a 10, quello di medaglie complessive da 20 a 30, dunque con un incremento secco del 50%! Chiaramente bisogna tenere conto di alcuni fattori: è vero che 32 anni fa le gare erano sostanzialmente la metà rispetto a quelle attuali, tuttavia la concorrenza planetaria è cresciuta a dismisura, come testimonia la crescita della Gran Bretagna o di nazioni dell’Emisfero Australe come Australia e Nuova Zelanda. L’unico primato che non è stato migliorato, ma solo eguagliato, riguarda il piazzamento finale nel medagliere: quarto posto come a Lillehammer 1994 e Grenoble 1968. L’Olanda, pur con 10 medaglie in meno, ci precede di un argento ed ha conseguito tutti e 20 i suoi podi in sole due discipline: speed skating e short track. Ce ne faremo una ragione: voi fareste a cambio? Pensiamo sia una domanda retorica. In ogni caso, l’Italia è la terza nazione per numeri di podi: solo USA (33) e Norvegia (41, record storico) hanno fatto meglio. E qui torniamo al discorso della superpotenza che non soffre di vertigini…L’Italia non finiva nelle prime 10 di un medagliere invernale da Torino 2006 (in quelle estive invece la striscia è aperta da Atlanta 1996).
La forza d’urto dell’Italia era talmente ampia da sopperire e camuffare a controprestazioni che non sono mancate. Perché è indiscutibile che alcuni sport abbiano raccolto molto meno di quanto ci si aspettasse, in particolare biathlon e snowboard. Tuttavia è stata anche l’edizione degli outsider, i cui exploit hanno compensato le prestazioni di tanti dei protagonisti più attesi. È stata una Olimpiade magica perché l’Italia era forte praticamente ovunque. Ha ottenuto almeno una medaglia in ben 10 sport su 16 (solo gli USA hanno fatto meglio con 11, la Norvegia si è fermata a 7). E anche dove non l’ha vinta ha dato spettacolo o ci è andata vicina: pensiamo alla combinata nordica, allo sci alpinismo, al bob ed allo skeleton. Persino l’hockey su ghiaccio ha fatto una stupenda figura: le azzurre hanno agguantato una epica qualificazione ai quarti di finale, dunque tra le prime 8 al mondo, mentre gli uomini sono stati più che dignitosi al cospetto di avversarie infarcite di stelle NHL.
Non si può negare come queste Olimpiadi abbiano rappresentato il canto del cigno (meritato) di una grande generazione azzurra, la naturale chiusura di un ciclo. Icone come Dorothea Wierer e Federico Pellegrino hanno già annunciato il ritiro; Federica Brignone, Arianna Fontana e Francesca Lollobrigida hanno tutte superato i 35 anni, così come Dominik Paris. Il loro futuro non è ancora definito: magari proseguiranno ancora per una o due stagioni, ma se pensiamo al 2030 il discorso cambia. Dovranno fare delle riflessioni anche Sofia Goggia, Lisa Vittozzi, Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Dominik Fischnaller. Tanti di questi atleti hanno prolungato le loro carriere appositamente per arrivare sino all’edizione casalinga dei Giochi. Ad un certo punto l’incessante ed inesorabile scorrere del tempo esige però il suo tributo. Il prossimo quadriennio dovrà essere quello del rinnovamento, ma non spaventa. Abbiamo tanti campioni giovani e già affermati. Molti di loro non hanno vinto qui e, chissà, magari lo faranno tra quattro anni: in fondo le varie Fontana, Brignone e Lollobrigida non hanno mica conquistato l’oro al primo colpo, anzi…Pensiamo a Pietro Sighel, Tommaso Giacomel, Giovanni Franzoni, Flora Tabanelli. In alcuni settori i ricambi sono già pronti, in altri scarseggiano: nel prossimo numero della rivista Azzurra, in uscita ad inizio marzo, andremo ad analizzare tutti i nomi sport per sport. E troverete all’interno anche il pagellone delle singole discipline a Milano Cortina 2026. Forse nel 2030 non vinceremo 10 ori e 30 medaglie, ma esistono sin da ora i presupposti per rimanere su ottimi livelli, magari con 6-7 titoli e raggiungendo comunque quota 20. Non sarà un’altra Vancouver 2010, quando iniziò un lungo declino dopo l’edizione casalinga di Torino 2006. È probabile però che per molto tempo l’edizione del 2026 resti difficilmente avvicinabile. Perché è stata da 30 e lode. L’Olimpiade dei sogni.

