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Cosa ha fatto il bob della Giamaica alle Olimpiadi? Piazzamento e distacco dopo le prime due manche

Ormai non ci può essere un’edizione delle Olimpiadi Invernali senza la presenza del mitico bob della Giamaica: il Paese caraibico non ha chiaramente grandi possibilità tra neve e ghiaccio, ma la Patria che ha dato i natali al velocista più forte di tutti i tempi (leggasi Usain Bolt) ha sempre avuto un rapporto intensissimo con questa disciplina da budello. Tutto ebbe inizio negli anni ’80: è lì che nacque l’idea di prendere parte ai Giochi su un terreno ben lontano da quello che la geografia dell’isola propone.

A George Fitch, addetto commerciale dell’ambasciata americana, bastò vedere una gara di carretti spinti a braccia per farsi prendere da una suggestione: quel movimento non era così lontano dalla spinta che caratterizza la fase iniziali delle prove di bob, dunque perché non provarci davvero? Sembra una classica boutade, gli sprinter in preparazione alle Olimpiadi Estive di Seoul 1988 non ci credono, ma qualche impavido si presenta ai provini: Mike White, Devon Harris, Dudley Stokes, Sam Clayton Junior. Nasce una squadra. Missione Calgary 1988 (sì, l’edizione della doppietta di Alberto Tomba tra gigante e slalom, quando fermò il Festival di Sanremo).

Fitch mette sul tavolo il proprio portafoglio, ingaggia due allenatori statunitensi: la tecnica è assente, ma la forza di volontà è sconfinata. Si va alle Olimpiadi! Il doppio risulta anonimo, mentre il quattro fa la storia: nella terza prova si cappotta sul budello canadese, gli atleti escono dal mezzo e lo trascinano a piedi fin sul traguardo. Le immagini fanno il giro del mondo e ispirano addirittura un film della Disney, il mitico “Quattro sotto zero che ha riscosso un enorme successo globale. Da quel momento altre otto partecipazioni ai Giochi, diversi spot pubblicitari (celebre quello per la Fiat) e una storia sempre romantica.

La Giamaica del bob è presente anche a Milano Cortina 2026: Pitter Shane e Junior Harris si trovano al 23mo posto dopo le prime due manche con il tempo complessivo di 1:53.40 (57.44 nella prima discesa e 55.69 nella seconda discesa), attardati di 3.43 secondi dai tedeschi Lochner/Fleischhauer, che si trovano al comando davanti ai connazionali Friedrich/Schuller (secondi a 80 centesimi) e Ammour/Schaller (terzi a 1.24).

Domani andranno in scena la terza e la quarta manche, al termine delle quali si assegneranno le medaglie: tutto sembra apparecchiato per una tripletta teutonica, anche se gli statunitensi Del Duca/Williamson e i rumeni Tentea/Iordache proveranno a inserirsi, più complessa la rimonta del nostro Patrick Baumgartner, nono con il frenatore Robert Mircea a 1.68 dalla vetta. Nel weekend conclusivo la grandissima attesa per il bob a 4, trentotto anni dopo uno dei momenti più famosi della storia dei Giochi.

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