MISSIONE COMPIUTA! L’Italia scrive un’epocale pagina di storia: bronzo alle Olimpiadi nella prova a squadre, Rizzo decisivo!
8 febbraio 2026. L’Italia del pattinaggio artistico scrive una pagine di storia epocale dello sport italiano. Gli azzurri hanno infatti conquistato la medaglia di bronzo nella prova a squadre alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, ottenendo così il terzo metallo complessivo dopo Barbara Fusar Poli-Maurizio Margaglio (Salt Lake City 2002) e Carolina K0stner (Sochi 2014). E lo ha fatto con una prestazione a dir poco sontuosa di Matteo Rizzo che, come suo costume, ha saputo trarre il meglio di sé sotto pressione portando i suoi compagni su un gradino più basso del podio mai così in bilico dopo la gara femminile.
Il gioiellino – così come lo abbiamo sempre chiamato da queste parti da sempre – è entrato sul ghiaccio del Mediolanum Forum dopo una prestazione negativa del diretto avversario georgiano Nika Egadze, falloso in più punti. Nel silenzio tombale dell’Arena, l’allievo seguito dal team guidato da Deborah Sacchi ha quindi cominciato il suo libero pattinato sulle note di “Interstellar“, mettendo sul piatto tutte le sue migliori caratteristiche: pulizia, qualità tecnica, abilità nell’uso del pattino, capacità interpretativa.
Ottimo in tal senso il quadruplo toeloop inaugurale, elemento ritrovato già da tempo complice anche un’entrata differente, per poi passare in rassegna senza patema alcuno la combinazione triplo lutz/triplo toeloop e l’importante sequenza triplo axel/doppio axel.
Dopo aver pennellato il triplo loop, il nostro portacolori ha eseguito la trottola con cambio di piede e la serie di passi, entrambe di livello 3, per poi atterrare in zona bonus il triplo axel, il triplo lutz/euler/triplo salchow ed il triplo flip, chiudendo i giochi con la trottola fly sit e la cambio piede, anche queste assegnate di livello 3.
Prendendo il largo meritatamente con il secondo punteggio, Matteo ha ottenuto l’incredibile nuovo primato stagionale di 179.62 (92.57, 87.05) arginando oltre che Egadze anche il canadese Stephen Gogolev, apparso in forma anche nel libero (ed è una novità) ma comunque quarto con 171.93 (93.37, 79.56).
Semplicemente emozionante quanto successo al Kiss&Kry, con tutti gli azzurri in lacrime (da Marco Fabbri a Barbara Fusar Poli, da Paolo Pizzoccari e Niccolò Macii), consapevoli di aver segnato un’impresa indimenticabile, coronando un sogno difficilmente replicabile considerata l’assenza momentanea della Russia.
A vincere l’oro sono stati gli Stati Uniti, capaci di spuntarla con un Ilia Malinin un po’ troppo contratto, il cui peso tecnico gli ha comunque concesso di arginare il meraviglioso giapponese Shun Sato, il quale ha realizzato il miglior libero della carriera. Il nordamericano in qualche modo è scollinato sopra 200.03 (110.32, 89.71) contro i 194 del giapponese, a cui è mancato qualcosa proprio sul versante tecnico (nonché qualche punto che sarebbe stato meritato nelle components). La squadra del Sol Levante, è doveroso dirlo, meritava il successo finale.
L’Italia, e adesso lo possiamo finalmente dire, ha terminato il Team Event con 60 punti. Vittoria per gli USA con 69, una sola lunghezza in più del Giappone, secondo con 68. La Georgia quarta con 56. Ora testa alla gare di specialità.
CLASSIFICA FINALE TEAM EVENT
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CLASSIFICA FREE PROGRAM INDIVIDUALE MASCHILE
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