Riccardo Magrini: “Vuelta ormai più importante del Giro. Amadio può sorprendere da ct. Ganna? Spero che…”
Un Giro d’Italia che, salvo sorprese, dovrà fare a meno di molti dei grandi nomi che hanno dominato la scena negli ultimi anni, giovani italiani da accompagnare nella crescita senza bruciare le tappe, un calendario internazionale che cambia volto e una Vuelta sempre più centrale nello scenario mondiale. È questo il contesto in cui Riccardo Magrini, apprezzata voce tecnica di Eurosport, analizza senza filtri lo stato del ciclismo attuale, tra scelte tecniche, prospettive future e qualche critica costruttiva. Il suo è lo sguardo di chi conosce profondamente il gruppo, ne legge le dinamiche interne e non ha timore di sottolineare come oggi la Corsa Rosa debba interrogarsi sul proprio ruolo e sulla propria attrattività rispetto agli altri Grandi Giri, anche alla luce dei percorsi e delle strategie delle squadre. Ai microfoni di OA Sport, Magrini affronta temi chiave che vanno dalla possibile assenza dei big al Giro alle responsabilità affidate ai giovani italiani, come Giulio Pellizzari e Lorenzo Finn, passando per le scelte di Antonio Tiberi, le ambizioni sempre più trasversali di Tadej Pogacar e il crescente peso della Vuelta nel calendario internazionale. Uno sguardo che si allarga anche al rilancio del movimento italiano, tra nuove iniziative, calendario e prospettive azzurre, con l’obiettivo di ritrovare continuità e credibilità ai massimi livelli.
Al Giro d’Italia non ci saranno Pogacar, Roglic, Evenepoel, ma nemmeno Ayuso, Del Toro e Lipowitz. Se, come pare, non ci fosse nemmeno Vingegaard, sarebbe un Giro in tono minore?
“È già un Giro un po’ dimesso, perché rispetto al Tour e alla Vuelta presenta comunque un parterre di livello inferiore. Anche il percorso, al momento, non mi entusiasma particolarmente: il primo vero arrivo in salita sul Blockhaus arriva dopo quasi una settimana. Detto questo, mai dire mai: bisognerà vedere come andrà la prima parte di stagione e quali saranno le scelte finali delle squadre prima della Corsa Rosa”.
La Red Bull Bora Hansgrohe ha investito su Pellizzari con il ruolo di capitano al Giro d’Italia: te lo aspetti sul podio e pensi che lo vedremo ad un livello superiore rispetto alla scorsa stagione?
“Giulio è ancora giovane, però è vero che, se le partecipazioni al Giro dovessero essere quelle che si prospettano, potrebbe anche ambire ad un buon piazzamento. La Red Bull Bora Hansgrohe fa bene a dargli responsabilità, ma personalmente avrei affiancato a Pellizzari anche un innesto un po’ più esperto e forte come Evenepoel”.
Tanti lodano il percorso di Lorenzo Finn: qual è il tuo pensiero sul fare un’altra stagione tra gli Under23 prima del grande salto nel World Tour?
“Credo sia una scelta corretta. Avrà comunque modo di confrontarsi anche con i professionisti in alcune gare e sarà molto bello vederlo correre con la maglia di campione del mondo. Penso che quello di Lorenzo sia davvero il percorso giusto, senza fretta di bruciare le tappe”.
Antonio Tiberi cerca la stagione del rilancio. Ma il contesto del Tour de France non rischia di rivelarsi troppo complicato?
“La scelta di andare al Tour de France per provare a fare classifica può essere giusta. Considerando il livello degli avversari, una top 5 sarebbe già un ottimo risultato. Detto questo, dopo la passata stagione io avrei comunque riprovato a puntare ancora sul Giro d’Italia”.
Pare che Tadej Pogacar voglia tentare nello stesso anno di cancellare due tabù mancanti: Sanremo e Roubaix. Quale potrebbe rivelarsi più complicata?
“La Milano-Sanremo, che per lui resta una corsa un po’ stregata. La Roubaix, invece, se nel 2025 non fosse caduto, avrebbe potuto giocarsela fino al velodromo con Van der Poel”.
La Vuelta prima del Mondiale e dopo il Tour la rende più appetibile rispetto al Giro oppure, secondo te, resta il terzo Grande Giro in ordine di importanza?
“Secondo me nel 2026 la Vuelta supererà il Giro in termini di importanza. La partenza da Montecarlo e, dopo soli tre giorni, un arrivo in salita rendono il percorso subito molto duro. Il vero punto interrogativo sarà la condizione dei corridori a fine stagione su un tracciato così esigente. L’idea di Pogacar di invertire Giro e Vuelta nel calendario non mi sembrava affatto sbagliata: il Giro a fine agosto potrebbe diventare più appetibile, anche per le condizioni meteo, generalmente più favorevoli sulle montagne italiane”.
La Coppa Italia delle Regioni porterà corse nella maggior parte delle regioni nel 2026 e rilancerà corse estinte da decenni come il Giro del Lazio. Quanto pensi che possa beneficiarne il movimento italiano?
“È sicuramente una bella iniziativa promossa dalla Lega del Ciclismo Professionistico con il suo Presidente Roberto Pella. In passato il calendario italiano era considerato molto appetibile da squadre e corridori. Vedere rinascere corse storiche può essere solo positivo. All’inizio, con un calendario così intenso, non ci sarà forse un grande risalto in termini di partecipazione, ma ci sarà più spazio per le squadre italiane e soprattutto per mettere in luce i corridori italiani”.
Da chi dei nostri italiani ti aspetti un salto di qualità nel 2026?
“Mi piacerebbe che Scaroni confermasse la bellissima stagione fatta, che Milan si riconfermasse ai suoi livelli, che Ganna riuscisse finalmente a vincere la Sanremo e che Ciccone desse continuità a quanto di buono ha mostrato nelle corse di un giorno. Gli italiani hanno fatto bene nel 2025 e sarebbe importante dare continuità: il movimento ha sicuramente il potenziale per esprimere tutto il suo valore”.
Cosa ne pensi di Roberto Amadio come nuovo ct?
“È una persona di grande esperienza ed è un ruolo che gli si addice. Ha carisma e una profonda conoscenza dell’ambiente. Quello che è stato il ruolo di Villa, giustamente un premio alla carriera, forse oggi è ancora più adatto ad Amadio, che ha molta esperienza sulla strada. Potrebbe essere una delle sorprese positive del 2026”.

