Wout Van Aert: “Il nostro sport è fragile, c’è un problema sul modello di business”
La preoccupazione per il futuro del ciclismo mondiale è ormai un tema centrale e molti corridori stanno esprimendo le proprie considerazioni sul nuovo modello di business. Molte squadre professionistiche si sono già dovute ritirare a fine stagione ma l’elenco sembra essere destinato a crescere alla fine del 2026. Anche Wout Van Aert si è duramente espresso sul tema.
Il belga del Team Visma Lease a Bike, come riportato da procyclingnet, ha infatti dichiarato: “Mi preoccupa quanto è fragile il nostro sport. Molte persone hanno perso il lavoro quest’inverno, sia corridori sia dirigenti. Penso che ci sarebbe meno fragilità se, oltre alle entrate derivanti dalle sponsorizzazioni, ci fossero anche entrate dallo sport stesso, tramite i diritti televisivi ad esempio. Almeno una squadra non fallisce immediatamente se uno sponsor scompare, come invece succede adesso”.
“Quando vedo come l’NBA distribuisce il denaro a tutti, penso che il ciclismo possa imparare molto da questo modello. Nel ciclismo potremmo essere troppo concentrati sul fascino e sul popolare. Se chiedi cinque euro per il biglietto, ciò non significa che non sia più uno sport popolare. Anche il ciclocross richiede biglietti d’ingresso e non esiste uno sport più popolare. Gare come il Giro o il Tour esistono o muoiono grazie a noi, i corridori e le squadre che vengono a partecipare. Ma come squadra non riceviamo nemmeno un compenso sufficiente a coprire i costi di quella partecipazione. Mi sembra comunque un minimo. La torta può essere distribuita in modo più equo”.
Infine, sull’importanza degli sponsor, ha aggiunto: “Un piccolo cambiamento sta già avvenendo nel ciclismo. Ci sono sponsor dal Medio Oriente e aziende globali come la Lidl o la Red Bull. Più ce ne sono, meglio è. Certo, ci sono sponsor che possono dire: ecco 100 milioni, fatene quello che volete. Ma se andiamo avanti così, affrontiamo tutto allo stesso modo. Poi le squadre che stanno attraversando un periodo difficile non ne traggono ancora beneficio, quindi il divario non fa altro che ampliarsi. Riguarda l’intero modello di business”.

