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Giovanni Visconti: “Qualche dubbio su Vingegaard. Ciccone fa bene a provarci, Pellizzari non fa rumore, ma si sente”

Dopo sei tappe intense alla Vuelta a España 2025, con il traguardo di Pal nel Principato di Andorra che ha incoronato Jay Vine (UAE Team Emirates), è tempo di primi bilanci. La corsa iberica ha già offerto emozioni e colpi di scena, a partire dal crollo di Juan Ayuso, atteso protagonista, ma apparso lontano dalla sua miglior condizione in questa stagione. Anche tra i big si è intravista qualche crepa, con un Vingegaard che non è sembrato avere la gamba dei giorni migliori, mentre i nostri ragazzi iniziano a mostrare segnali incoraggianti, tra chi punta alla classifica generale e chi sogna un successo di tappa. Per analizzare la situazione abbiamo raggiunto telefonicamente Giovanni Visconti, ex professionista di lungo corso e oggi osservatore privilegiato del panorama ciclistico internazionale, anche grazie al suo ruolo di talent scout per il Devo Team della Jayco AlUla. Con lui abbiamo parlato dei protagonisti più attesi, dei giovani italiani in crescita e dello stato del nostro movimento.

Alla luce del crollo di Ayuso, chi vedi come favorito per la vittoria finale?
“In questo momento Vingegaard resta leggermente sopra a tutti gli altri, anche per l’abitudine a lottare ad altissimo livello contro Pogacar. Devo però dire che dopo la prestazione di oggi (ieri, ndr) qualche dubbio mi è venuto, non mi è sembrato al massimo della condizione. Vedremo se è stato solo un passaggio a vuoto o qualcosa di più”. 

Per Ayuso, dopo un Giro difficile, è arrivata un’altra doccia fredda alla Vuelta. Che idea ti sei fatto di questo corridore? Le strade tra lui e la UAE sono già separate?
“Ayuso è un grande talento, questo è indiscutibile. Forse però a livello mentale deve ancora crescere: mi sembra un po’ fragile di testa. Non mi sorprende vederlo in difficoltà, non è la sua annata. Non credo sia pronto per affrontare questa Vuelta da leader, anche perché non ha una squadra interamente dedicata a lui. Probabilmente avverte anche il cambio di maglia in vista della prossima stagione. È una stagione storta, può capitare: con nuovi stimoli e una nuova squadra potrà rilanciarsi e trovare la serenità che serve per fare il salto di qualità”.

Ciccone ha dichiarato di voler puntare alla classifica generale. Scelta giusta in vista del Mondiale?
“Giulio ha la gamba per puntare al podio e l’unico che può davvero metterlo in difficoltà è Almeida, che sta crescendo giorno dopo giorno e può impensierire anche Vingegaard. Io ho sempre pensato che Ciccone fosse più adatto a puntare alle tappe piuttosto che a una top10, ma quest’anno sta andando davvero forte e merita di provarci. In ottica Mondiale non vedo grossi problemi: fare classifica è dispendioso, certo, ma il tempo per recuperare c’è e con la condizione che ha può arrivare competitivo anche lì. Consideriamo che ha avuto degli stop per problemi fisici, ora è relativamente fresco: credo ci regalerà belle soddisfazioni fino a fine stagione”.

Finalmente dei buoni segnali per Antonio Tiberi. Credi che potrà progredire nell’arco della Vuelta? Per arrivare dove?
“Tiberi ci ha abituati a partire piano e a crescere strada facendo. Anche questa volta sembra seguire lo stesso copione: oggi (ieri, ndr) ha mostrato una buona gamba e questo gli permette di guardare con fiducia alle prossime tappe. Con il ritiro di Ayuso gli si apre uno spazio importante: la top5 è assolutamente alla sua portata, ma se continua a crescere non escludo che possa anche puntare a qualcosa di più”. 

Cosa ti aspetti da Giulio Pellizzari?
“Pellizzari è molto giovane e per ora si sta muovendo con intelligenza. Non fa troppo rumore, ma c’è e lo si vede. Io credo che l’obiettivo giusto per lui sia quello di farsi le ossa, magari andare leggermente fuori classifica per cercare una vittoria di tappa e provare a reggere in top10. Sarebbe già una Vuelta molto positiva per lui”. 

C’è anche Fortunato tra i protagonisti italiani della Vuelta: la maglia di miglior scalatore, dopo quella del Giro, è nelle sue corde?
“Alla Vuelta sarà più difficile rispetto al Giro, perché ci sono tanti ottimi scalatori. Non sarà semplice lottare per la maglia dei GPM, ma dipenderà anche da come vorrà impostare la corsa. Per puntare alle tappe e al primato degli scalatori dovrebbe perdere qualche minuto in classifica, così da avere più libertà. Vedremo: lui sta migliorando giorno dopo giorno, quindi non va sottovalutato”. 

In generale, vedi una ripresa per il ciclismo italiano?
“Assolutamente sì. La vedo e la sto anche vivendo in prima persona con il lavoro di talent scout per la Jayco: ci sono tanti giovani italiani interessanti che le squadre si contendono. Nel nostro Devo Team, ad esempio, puntiamo su alcuni di loro e sono fiducioso sul futuro. Se però parliamo di ciclismo italiano come sistema, cioè squadre e infrastrutture, il discorso cambia: lì siamo indietro e la situazione sta peggiorando, perché mancano risorse e molti corridori sono costretti ad andare all’estero. A livello di talento individuale invece siamo vivi e credo che nei prossimi anni lo vedremo sempre di più”. 

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