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Ciclismo, Moreno Moser: “Un azzurro può stupire ai Mondiali. In Italia il problema non è solo il motore”

Moreno Moser è intervenuto a Sport2day Speciale Ciclismo, appuntamento settimanale condotto da Francesca Cazzaniga su Sport2U, web tv di OA Sport: l’ex ciclista italiano, ora commentatore tecnico per Eurosport, ha tracciato un bilancio della Vuelta ed ha parlato degli imminenti Mondiali.

Il bilancio di questa edizione della Vuelta: “Un ottimo bilancio, Remco Evenepoel si è confermato essere il campione che tutti pensavano e ha fatto vedere di essere un corridore da grandi corse a tappe, e secondo me una bellissima scoperta della quale si parla ancora poco è Ayuso, a neanche 20 anni era con i migliori e ha fatto terzo alla Vuelta di Spagna, secondo me è impressionante, quasi ancora più sorprendente di Remco“.

Sul contributo della Quick-Step al successo di Evenepoel: “È evidente che non ha la struttura per le corse a tappe, nel senso che a loro non era mai successo di vincere un grande giro e quindi un po’ si vedeva che Evenepoel era spesso da solo, però quello che dico io spesso è che comunque in salita poi contano le gambe e l’ha dimostrato. Si parla sempre troppo di squadra in salita ma in fin dei conti sono le gambe che contano di più, quindi ce l’ha fatta anche da solo“.

Sul ritiro di Roglic, secondo in classifica al momento dello stop: “È un corridore che non ha paura di fare, anche di sbagliare, quindi sicuramente gli avrebbe dato un po’ più filo da torcere rispetto a Mas, ma non penso proprio sarebbe riuscito a vincere con le salite dell’ultima settimana. In realtà ho visto comunque Mas che era più forte anche di Roglic sulle salite vere“.

Ultimo grande giro in carriera per Alejandro Valverde e Vincenzo Nibali: “Valverde praticamente lo vedo da quando ho iniziato a guardare le gare in bici. In corsa ho fatto in tempo a smettere prima io di lui, mentre Nibali ha un rapporto più stretto con me nel senso che siamo anche stati in camera assieme, qualche consiglio quando ero al primo anno me l’ha dato, anche se comunque era ancora giovane anche lui“.

Sulla precocità dei nuovi talenti del ciclismo: “Potrebbero essere eliminati gli Under 23, perché ad un certo punto se un corridore ha già la piena maturità a 19 anni, perché deve buttare gli anni negli Under 23? Potrebbe diventare uno sport come il nuoto dove a 16-17 anni se il tuo corpo è già pronto per essere fra i grandi perché non perché non dovresti esserlo?“.

Sui giovani italiani visti all’opera alla Vuelta: “Molto difficile fare ogni tipo di previsione, perché comunque se una volta si immaginava una crescita, adesso sembra che a 25-26 anni sei già arrivato, quindi se una volta si sceglieva un tipo di percorso, adesso quelli che vanno forte, veramente veramente forte, lo fanno da subito. Gli italiani comunque sono corridori di spessore, che faranno una bellissima carriera, però se cerchiamo il corridore che può vincere la corsa a tappe, il grande giro, il Tour de France, credo che probabilmente non sia professionista in questo momento“.

Le possibili motivazioni per queste differenze: “Alcuni corridori lavorano talmente tanto da juniores che arrivano a 19 anni già strutturati, già col lavoro e la base per competere ad alti livelli. In Italia questa roba qua manca, abbiamo ancora questa idea del costruire piano, non lo so cosa stia succedendo in realtà, è molto difficile capirlo. Mi sembra strano che sia solo una questione di motore“.

Sulla prova in linea maschile dei Mondiali: “Sono molto fiducioso su Bagioli, perché a Montreal è stata veramente una corsa di primissimo livello, ma quando in salita rimani con i migliori vuol dire che il motore va, quindi chissà lui o qualcun altro potrebbe inventarsi qualcosa di veramente importante“.

I favoriti per la corsa iridata: “I belgi difficilmente si possono sorprendere, perché comunque hanno anche una squadra molto forte per leggere la corsa. La sorpresa potrebbe arrivare se si creasse una fuga bidone nella quale entrano per casualità tutti i componenti delle Nazionali e per qualche motivo qualcuno dice ‘ok, la facciamo andare’. Nel Mondiale può sempre succedere questa cosa, perché comunque è una cosa strana, è l’unica senza la radiolina, poi ci sono mille dinamiche che possono nascere in un Mondiale“.

INTERVISTA VIDEO DI FRANCESCA CAZZANIGA A MORENO MOSER

Foto: LaPresse

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