Ginnastica ritmica
Aggiungere notizie
Notizie

Guerra Russia-Ucraina, Katya è morta sotto le bombe: “Era la nostra promessa”

0 442

«Qual è la colpa dei bambini?». L’allenatrice di ginnastica ritmica Anastasia Meschchanenkova fa al mondo una domanda semplice e disarmante, mentre piange la sua atleta. E magari avesse anche il potere di fermare le bombe. Tra i tanti bambini scritti sul libro dei morti della guerra a Mariupol, il nome di Kateryna Dyachenko è risuonato più forte di tutti.

La 11enne era una giovane promessa ucraina della ginnastica ritmica. Sognava le Olimpiadi ed è stata spazzata via da un missile piovuto sulla sua casa nella città che ormai è in mano ai filorussi. Rasa al suolo più di tutte. Saccheggiata. I giovani che ancora sono in vita vengono fermati, raccontano i reporter che sono riusciti ad entrare, e vengono spogliati per controllare che non abbiano i tatuaggi nazionalisti, in sostegno al Battaglione Azov. Era una città benestante, Mariupol. Aveva una squadra di atlete-bambine, che si preparavano per le grandi competizioni internazionali. Come Kateryna Dyachenko, «che si è sempre esibita come se fosse ai Giochi Olimpici - continua la coach - con animo, brillantezza, a testa alta». Una ragazza «che era un uragano. Era amata da tutti i bambini, dai piccoli, dagli adulti, era la migliore amica di tutti». E racconta i suoi successi, che l’avrebbero portata a competere presto con le grandi artiste, con quel fisico slanciato e allenato, e un grande rigore. L’allenatrice racconta della vita di promessa dello sport, e della quotidianità di una bambina che si trovava catapultata in fretta nelle competizioni più sfidanti: «Una volta, dopo essere arrivata al 1° posto - spiega ancora Meschchanenkova - le è stato regalato un cane Beagle. Lei lo ha chiamato Basia e ha pianto di felicità quando lo ha conosciuto».

Kateryna stava per «esibirsi alla Deriugina Cup» a Kiev, la grande competizione ucraina in onore, ironia della sorte, dell’unica atleta sovietica due volte campionessa del mondo, Irina Deriugina, avrebbe dovuto tenersi dal 13 al 16 marzo di quest’anno. «Poi, era pronta per presentarsi alla gara in Spagna, in estate». Sognava di vincere una medaglia con la bandiera gialla e blu al collo, per la sua Ucraina. «Non posso credere che non la rivedrò più», ha aggiunto Meshchanenkova.

Ci può essere una ragione per questo, si chiedono i supporter della piccola su Instagram. Rricordano i suoi hobby e i suoi impegni: il lancio col paracadute, le lezioni di chitarra, la scuola da finire. «Guarda questa ragazza di talento. Doveva conquistare il palcoscenico, salire sul podio e regalare sorrisi al mondo. Credo che ci sia un posto all’inferno per tutti coloro che sono coinvolti in queste atrocità. E dovrebbero andarci il prima possibile», scrive l’amica dell’allenatrice, Alina Broshkova.

A piangere l’orgoglio di Mariupol è anche il più celebre scrittore ucraino, Andrei Kurkov, che su Twitter denuncia l’orrore. Così come alcune federazioni internazionali di ginnastica ritmica, prima fra tutte la federazione svizzera: «RIP, Katya! La giovane e bella ginnasta di Mariupol ha lasciato questo mondo troppo presto. È una delle tante vittime di una guerra senza senso». Si aggiunge al coro l’atleta bulgara Iliana Raeva: «Non posso crederci... La nostra collega ucraina ha condiviso questa terribile tragedia».

Aveva molti desideri «Katya e una vita fantastica davanti a lei. Ma non potrà mai più esibirsi. È morta. È morta solo perché era sulla strada dell’esercito russo che vuole ridurre in cenere questa eroica città di Mariupol», fa sapere su Instagram la giudice di gara della disciplina, Lidia Vynogradna, in un lungo post. «Non sarà nemmeno seppellita - continua - Nessuno potrà farle visita al cimitero. Nella mia testa c’è solo l’immagine di una bambina chiusa in una busta di plastica e seppellita in giardino. Questo è l’unico modo in cui le persone possono essere seppellite ora. È davvero immaginabile tutto ciò nel 21esimo secolo?».

Nel raid russo sulla «città dei morti» affacciata sul Mare d’Azov, è rimasto ucciso anche il padre di Kateryna, mentre la madre e il fratello si sono miracolosamente salvati, anche se quest’ultimo ha riportato gravi ferite. I due non possono essere evacuati dalla città martoriata, ormai conquistata, e restano intrappolati insieme ad altre migliaia di persone. In condizioni disperate, senza acqua, luce, riscaldamento, cibo e medicine.

E se la vita della giovane atleta, nata nel 2011 e morta nel 2022, è stata spezzata dalla guerra di Putin, insieme a quella di altre decine di bimbi, sull’altro fronte, quello russo, iniziano a intravedersi le prime crepe, tra disertori e proteste. Nella repubblica russa di Karachay-Cherkessia alcune donne hanno bloccato il traffico su un ponte chiedendo informazioni sui loro figli e fratelli in guerra, e di cui non hanno più avuto notizie. Lo riferisce Ovd-info, Ong che si occupa di diritti umani e persecuzioni politiche in Russia, citata da Ukrinform.

Le donne sono state fermate dalla polizia e accusate di aver partecipato a un’azione non coordinata che ha creato ostacoli ai trasporti. L’evento risale al 20 marzo scorso, quando madri e familiari dei soldati russi inviati in Ucraina hanno bloccato la carreggiata sul ponte del fiume Hus nel villaggio di Zelenchutska. Hanno chiesto di avere notizie sui loro parenti in servizio nell’unità 01485 della Difesa russa. «È di stanza nel villaggio di Storozhova-2, distretto di Zelenchuk, Karachay-Cherkessia. Secondo i manifestanti, i parenti dei soldati impiegati in questa unità militare sono stati mandati in guerra in Ucraina. Da allora non ci sono più stati contatti», hanno detto i giornalisti di Astra.

Comments

Комментарии для сайта Cackle
Загрузка...

More news:

Oasport: Nuoto paralimpico: Super-Italia a Berlino! Morlacchi, medaglie e record
Oasport: Nuoto paralimpico: Super-Italia a Berlino! Morlacchi, medaglie e record
Oasport: Nuoto paralimpico: Super-Italia a Berlino! Morlacchi, medaglie e record

Read on Sportsweek.org:

Altri sport

Sponsored