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UN SECOLO D’AZZURRO | Empoli-Vicenza: i cavalieri che fecero l’impresa

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10 maggio 1998. Penultima giornata di campionato. L’Empoli di Luciano Spalletti si gioca la permanenza in serie A al Carlo Castellani contro il Vicenza di Francesco Guidolin. La gara che potrebbe sancire la definitiva salvezza degli azzurri mette di fronte due personaggi che si stimano e si conoscono come le proprie tasche. I destini di Spalletti e Guidolin si sono già incrociati sulle nostre latitudini. Stagione 1991-1992. La società del neo presidente Fabrizio Corsi si sta arrabattando in serie C1, nel tentativo di riconquistare la serie B vaporizzatasi alcuni anni prima. Guidolin è l’emergente coach dalle idee rivoluzionarie e innovative che vuole centrare gli obbiettivi attraverso il bel gioco. Spalletti, l’esperto mediano, umile e anarchico nello stesso tempo, tornato a “casa” per spendere gli ultimi spiccioli di carriera da calciatore e costruirsi un futuro alternativo. Una sorta di allenatore in campo in grado di metabolizzare gli insegnamenti del giovane tecnico di Castelfranco Veneto. Dirà di lui Guidolin in seguito: “Luciano già allora studiava da allenatore, aveva predisposizione per questo mestiere. Era molto attento alla tattica, alle metodiche di allenamento, partecipava alla costruzione degli schemi e si interessava alla preparazione atletica. Uno di quei giocatori che ognuno vorrebbe sempre nella sua squadra: sensibile, molto intelligente, di spiccata personalità“.

Una formazione titolare dell’Empoli 1997-98 (foto d’archivio)

La stagione che vede il maestro Guidolin in panchina e l’allievo Spalletti in campo si svilupperà con un gioco brillante, concludendosi con un deludente quinto posto e la tardiva scoperta di un futuro fuoriclasse: Vincenzo Montella. Eppure quella stagione porrà, in qualche modo, le basi per i trionfi successivi. Il poco più che 30enne Fabrizio Corsi assume la massima carica dirigenziale. Marcello Carli e Luciano Spalletti formano una mediana di grande carisma e temperamento. Gautieri, Melis e Montella rappresentano la linea verde che darà linfa alle casse della società, permettendo gli investimenti successivi. Se Guidolin è la prima felice intuizione del giovane presidente Corsi, “Lucio” è la dirompente scommessa vinta. Come ha detto di recente il presidente azzurro: “Senza la cavalcata di Spalletti dalla C alla A tutto il resto non sarebbe venuto“.

Spalletti stringe la mano al tecnico viola Malesani nel vittorioso derby di Firenze (foto d’archivio)

Nel maggio 1998, l’Empoli si è messo alle spalle due campionati vinti. Ha fatto il doppio salto di categoria, inaugurando la parentesi sportiva più intensa e totalizzante mai vissuta dalla squadra e dalla città. Dopo le iniziali perplessità del tecnico certaldese: “Forse non sono adatto alla serie A, non conosco nemmeno i giocatori“, e la laconica risposta di Corsi: “Fa nulla, ti si compra l’album delle figurine“, il team azzurro si è affacciato in una delle serie A più qualitative di sempre, nella quale coesistono la Juventus scudettata di Zidane, Inzaghi e Del Piero, l’Inter del fenomeno brasiliano Ronaldo, l’ambiziosa Lazio di Cragnotti, l’emergente Parma del patron Tanzi, la Roma dell’astro nascente Totti, la Fiorentina di Batistuta, il declinante Milan di Capello e Weah, il Bologna di Roberto Baggio e l’Udinese di Bierhoff e Amoroso. In mezzo a tale parata di stelle in smoking, s’intrufolano Carmine Esposito e compagni. I cavalieri azzurri che fecero l’impresa, pur vestendo abiti umili e dozzinali, si tolgono il lusso di giocarsi la salvezza con una giornata d’anticipo.

Il rigore di Esposito che vale il momentaneo pareggio con il Vicenza (foto Nucci – Guerin Sportivo)

E’ l’Empoli operaio dell’indimenticabile tandem offensivo Cappellini-Esposito. Di Giovanni Martusciello, sorprendente incursore capace di stendere la Fiorentina al Franchi e la miliardaria Lazio al Castellani. Di Ametrano e Tonetto, inesauribili stantuffi sulle corsie laterali. Di Fusco, Bianconi e Ficini, grinta e determinazione al servizio della causa azzurra. Di Alessandro Pane, geometrie e senso tattico. Di Marco Roccati, un lungagnone di 1 metro e 98 che diventa il protagonista che non ti aspetti. Una sorta di Carneade di manzoniana memoria capace di intercettare il penalty di Beppe Signori e di arginare l’iniziale emorragia di portieri vissuta nell’immediato post-Daniele Balli. Di capitan Daniele Baldini. Già proprio colui che Francesco Guidolin scippò anni prima all’Empoli per portarlo con sè nella felice esperienza di Ravenna. Sulla panchina del Vicenza quel giorno, siede il tecnico che, più di tutti gli altri, ha creduto in lui. L’antico mentore che, negli istanti finali del match, assisterà alle lacrime di gioia del capitano azzurro.

Brivio è superato dal potente sinistro di Bonomi: è il 2-1 in favore degli azzurri (foto Nucci – Guerin Sportivo)

Quel pomeriggio di oltre anni fa, allo stadio ci sono circa 15.000 spettatori, pronti ad esplodere. Undici anni prima l’acquazzone di Como fece da cornice alla prima salvezza dell’Empoli conquistata in trasferta. Gli stoici tifosi azzurri che seguirono la squadra di Salvemini al Sinigaglia conserveranno per sempre nella memoria il gol vittoria di Marco Osio e il trionfale ritorno da eroi in Toscana. Stavolta, la storia si scrive al Castellani di fronte all’intera città in un pomeriggio caldo e assolato. Nel primo tempo il vicentino Ambrosetti prova a guastare la festa azzurra ma è un sussulto destinato a durare poco. Esposito realizza a inizio ripresa il penalty che vale il pareggio. Una staffilata di sinistro di Bonomi s’insacca sotto la traversa della porta di Brivio per il gol che vale il vantaggio della truppa di Spalletti. Nel finale Schenardi su rigore sigla il 2-2. Mentre si rincorrono voci sugli spalti che l’Atalanta, in lotta per salvare la pelle insieme agli azzurri, sta perdendo a Udine, al terzo minuto di recupero il finale più fiabesco di sempre porta in dote il 3-2 siglato in mischia da Daniele Baldini che sancisce il definitivo sorpasso e ratifica la salvezza. Il capitano scoppia in lacrime sotto la Maratona. I tifosi azzurri sono in delirio. Spalletti è euforico. “Lucio” si congeda dai colori azzurri archiviando un triennio epico che ha regalato sensazioni uniche e l’inedita, piena consapevolezza di poter raggiungere traguardi impensabili.

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