Pallanuoto, le magiche orchette di Trieste: dalla C di Colautti al sogno tricolore di Cergol
TRIESTE Il prossimo primo settembre la Pallanuoto Trieste soffierà su una mega torta con sopra venti candeline. Due decadi intensissime, in cui sembra passata quasi un’eternità da quando le sezioni di waterpolo di Edera e Triestina decisero di fondersi dando vita alla realtà presieduta, da allora, ininterrottamente, da Enrico Samer.
Se la squadra maschile è già entrata nell’élite della pallanuoto, raggiungendo i play-off nazionali nella passata stagione e arrivando sino alla semifinale di Euro Cup poche settimane fa, la crescita del club triestino viaggia speditamente anche a livello femminile.
Per la prima volta le rosaalabardate hanno ottenuto nella loro storia la possibilità di giocare i play-off scudetto, riuscendo peraltro pochi giorni fa, a Rapallo, a superare anche lo scoglio dei quarti di finale entrando così di diritto tra le prime migliori quattro squadre d’Italia.
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Un traguardo che costituisce di fatto la naturale evoluzione di un settore che nel 2004 pose il suo primo mattone andando a fare il proprio esordio assoluto a Piove di Sacco, nella provincia del Padovano, nel campionato di serie C. I nomi di allora sono scolpiti nella storia del club triestino. I principali? Sueli Petronio, Chiara Mengaziol, Cinzia Aversa, Valentina Faggiani, Ilaria Colautti e la dinastia Pino, composta da Valentina, Federica e coach Franco. Un gruppo che al primo tentativo salì subito in B. Nell’estate dell’anno dopo nacque la denominazione di “orche assassine” coniata dal vicepresidente Renzo Colautti. La leggenda narra che il dirigente alabardato, commentando il bel campionato di B appena concluso, se ne uscì così: «Vi siete trasformate da mansuete otarie ad orche assassine».
E le orche crescono. Arricchendosi di nomi. Anche di lusso, come quello di Gabriella Sciolti, la più titolata giocatrice di pallanuoto triestina di sempre. Grazie anche alla sua tempra nel 2008 la squadra, in cui si ricordano anche i nomi di Tiziana Bernardi, Roberta Colautti e Francesca Stefani, ottiene la promozione in A2.
La fisionomia triestina del team inizia a cambiare nel 2009. Se ne vanno Sciolti e Mengaziol. Valeria Giberna appende la calottina al chiodo. Arrivano innesti provenienti soprattutto da Padova e Sicilia. La squadra nel 2012 arriva sino ai play-off sfiorando il sogno dell’A1: sarà l’ultimo assalto delle orche assassine. Il club decide di chiudere la prima squadra femminile affidando al contempo ad Ilaria Colautti il compito di rimboccarsi le maniche, costruendo praticamente dal nulla un settore giovanile tutto rosa. La squadra viene iscritta al campionato Triveneto U15. I nomi iniziano ad essere decisamente famigliari: Lucrezia Lys Cergol, Giorgia Klatowski, Sara Ingannamorte. Senza dimenticare Sara Guadagnin, Aleksandra Jankovic, Beatrice Sophie Cergol, Sara Ingannamorte e Amanda Russignan.
Di fatto il club di Samer, in un momento di crisi, getta il seme di quella meravigliosa squadra che il 27 giugno 2019 conquisterà la prima storica promozione in A1. È la nascita delle orchette, che hanno in Ilaria Colautti e Francesca Rattelli il collegamento diretto con le vecchie orche assassine. Una squadra giovanissima, vincente (dalla B alla A1), simpatica e triestinissima.
La scorsa estate la rinuncia ad allenare da parte di Ilaria Colautti apre un nuovo capitolo. Il club di Samer decide di puntare alto affidando il team a Paolo Zizza, ex ct della nazionale. Un cambio di passo importante, seguito dall’ingaggio di Loredana Sparano, Daniela Vomastkova, Jelena Vukovic e Guya Zizza. Quattro innesti che sommati a quelli della stagione precedente – Isabella Riccioli, Francesca Colletta e Roberta Santapaola – danno un volto completamente nuovo a Trieste. Di giocatrici autoctone, nell’ultimo match play-off contro Rapallo, ce n’erano davvero poche. Accanto alla capitana Cergol, resistono Klatowski, Marussi e il secondo portiere Ingannamorte.
Un’evoluzione naturale perché per “centrare lo scudetto entro i prossimi due anni”, come annunciato nel gennaio scorso dal presidente Samer, servono anche talenti stranieri e da fuori città.
Intanto il 26 aprile la squadra allenata da Zizza scenderà in acqua a Roma per la prima gara sella semifinale scudetto contro la Sis Roma, ossia la squadra più forte d’Italia. Fare risultato? Quasi impossibile. Ma sicuramente sarà un test per fare esperienza in quella ottica futura che Samer (e non solo) spera si possa presto tingere di tricolore.

