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Pallanuoto Trieste, Daniele Bettini: «In Euro Cup quarti di finale da brivido»

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TRIESTE. Del terzo posto immortalato nel 2022 dalla Pallanuoto Trieste, c’è un regista. Che è anche chirurgo, maestro, scultore, architetto, macchinista. È Daniele Bettini, frontman a bordo vasca della terza forza del campionato di Serie A1 di pallanuoto, condottiero di una delle favolose otto che si giocheranno l'Euro Cup.

Un trofeo mai nascosto nelle scaramanzie, bensì emerso in un gioco che va in quella direzione, con un braccio sul podio d'Italia, la testa in acqua e un pensiero stupendo che sta prendendo forma.

Coach Bettini, ma se la aspettava una crescita così marcata quest’anno?

«Stiamo giocando tantissime partite, tutte con una buonissima concentrazione che ci consente di non perdere punti per strada: questo sta facendo la differenza rispetto all’anno passato».

Se l’aspettava di trovare sotto l’albero il terzo posto in campionato e i quarti di finale di Euro Cup?

«Nei miei sogni si. E non era affatto scontato. In Euro Cup siamo alla prima storica apparizione e non mi aspettavo che fossimo così competitivi. Inoltre, è diventata una coppa molto livellata verso l’alto, con tantissime squadre provenienti dalla Champions League. Ci stiamo difendendo bene e ci giocheremo dei quarti di finale da brividi. In campionato siamo in corsa per giocarci le semifinali scudetto, abbiamo perso uno scontro diretto contro Savona, che non avremmo dovuto perdere, ma ce la giocheremo fino in fondo».

In che aspetto è rimasto più soddisfatto?

«Negli ultimi 75 giorni abbiamo giocato 23 partite. I ragazzi sono stati bravissimi a non abbassare mai la concentrazione e soprattutto a mantenere l’energia mentale e fisica per affrontare gare di livello senza sbalzi».

Dove si sente migliorato lei come allenatore da quando è arrivato a Trieste?

«La squadra sta acquisendo sempre più consapevolezza di sé: del proprio ritmo, del proprio gioco e anche dei propri limiti. È una cosa sulla quale sto battendo tantissimo. Quando parliamo di Pallanuoto Trieste pensiamo al collettivo, me compreso, senza dare troppa importanza all’avversario. Naturalmente sappiamo chi ci troviamo di fronte ma vogliamo dettare noi il gioco, fare noi la partita, imporre noi il ritmo dall’inizio. Mi sento migliorato in questo tipo di approccio che stiamo riuscendo a tradurre in acqua».

La pausa è un sollievo o questa discontinuità può distrarre?

«Abbiamo corso il rischio di avere più partite che allenamenti. Poi da fine gennaio ci aspetta un’agenda impregnata di appuntamenti e devo dire di benedire questa pausa che se da una parte interrompe un buon momento, dall’altra ci concede un po’ di respiro. Abbiamo più bisogno di riposo che di partite. Spero che il 2023 cominci esattamente come è stato chiuso il 2022 ma eravamo stanchi e ne approfitteremo per ricaricare le batterie».

Si parla tantissimo dei giovani, baricentro di un sistema che funziona. Ma c’è anche un capitano classe 1984, Ray Petronio, che è sempre più al centro della squadra, con 19 reti già firmate rispetto alle 14 di tutta la scorsa stagione.

«Ray sta attraversando un momento di forma esaltante. Pericoloso in avanti ed arcigno in difesa. Un capitano onnipresente e se i giovani stanno crescendo esponenzialmente, disponiamo di un reparto di esperti che stanno lasciando un’impronta indelebile».

Operazione uno, congeliamo la classifica e terzo posto fino a maggio. Operazione due, a gennaio si riprende e succede quel che succede: quale prenderebbe?

«La seconda. Per come sono fatto io e come credo sia giusto per chi vive di sport, non ho dubbi. Stiamo colmando dei gap importanti; voglio finire il campionato con la consapevolezza di aver provato a scardinare degli equilibri che non sono più tanto scontati».

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