Medaglia di bronzo a Lucrezia, la capitana più giovane della serie A1 di Pallanuoto: «Ora voglio lo scudetto a Trieste»
TRIESTE «Padova, Firenze e anche Catania mi avevano chiesto di trasferirmi e andare a giocare per loro. Avrei ricevuto anche più soldi. Ma non ho mai avuto alcun tentennamento: Trieste è la mia casa. E a Trieste voglio vincere lo scudetto».
La 21enne Lucrezia Lys Cergol è la capitana della squadra femminile di pallanuoto più giovane della serie A1 italiana. Da quando ha 9 anni pratica uno sport faticosissimo. Pochi giorni fa ha conquistato la medaglia di bronzo con il Setterosa agli Europei di Spalato.
Cergol, quanto è orgogliosa di questa medaglia?
Tanto, tantissimo. La guardo e penso a tutti i sacrifici fatti. La guardo e penso anche che la prossima medaglia dovrà essere più pregiata, di un colore diverso. Lo devo a me stessa e alla mia famiglia: anche a Spalato mamma Cinzia e papà Silvano erano in tribuna durante tutte le partite. Come sempre.
Da dove nasce questo bronzo?
Da molto lontano. La prima volta che sono entrata in una piscina era a Camogli, vicino a Genova. Avevo cinque anni. Per tre ho vissuto in Liguria assieme alla mia famiglia. La cosa curiosa è che una delle mie prime allenatrici è stata Roberta Bianconi: pochi giorni fa abbiamo giocato fianco a fianco in acqua portando il Setterosa sul podio continentale.
È stato amore a prima vista quello con la pallanuoto?
Quando da piccola mia mamma mi portava in piscina sbuffavo sempre. Per me era una tortura nuotare. Poi hanno iniziato a darmi una palla. E una porta dove fare gol: la tortura è svanita di colpo. Seguendo le orme di mia sorella maggiore Beatrice, a 9 anni sono stata inserita in una squadra maschile. C’era anche una terza ragazza: Aleksandra Jankovic che purtroppo quest’anno ha lasciato l’attività. Da lì non mi sono mai fermata.
Il momento più difficile?
Quando mia sorella ha preso la decisione di lasciare l’attività sportiva: una parte di me se n’è andata.
La nazionale azzurra l’ha fatta crescere?
Nel 2019 venni esclusa all’ultimo dal match che il Setterosa giocò a Trieste contro l’Olanda: ci rimasi malissimo. Come mi è dispiaciuto tanto non essere stata inclusa nella semifinale di questi ultimi Europei poi persa con la Grecia. Ma sono cose che fanno parte del percorso di un’atleta. Alla fine sono stata convocata per la finalina contro l’Olanda e ho contribuito a centrare il bronzo europeo.
E poi c’è la storia degli ultimi Mondiali…
Nonostante fossi stata scartata dal commissario tecnico ho deciso di andare a Budapest per sostenere le mie compagne dalla tribuna. Quando il ct mi ha visto mi ha fatto i complimenti. E alla fine gli Europei li ho vissuti in acqua e non più dagli spalti.
Lasciamo da parte per un attimo la pallanuoto. Come vanno la sua vita sentimentale e gli studi universitari?
Allora, sono felicemente… single. Con tutti questi impegni (quest’anno Lucrezia ha avuto solo sette giorni di ferie, ndr) è difficile avere una relazione seria. Sto bene così. Vanno bene anche gli studi. Sono iscritta a Scienze motorie. Mi mancano ancora un paio di esami e la tesi che svilupperò analizzando la fase di allenamento del pallanuotista dalle giovanili sino alla nazionale azzurra. In pratica il mio percorso.
Vivere facendo la pallanuotista: sogno o realtà?
Rendere la pallanuoto femminile uno sport professionistico è un progetto difficile ma non impossibile. In ambito maschile girano già più soldi, però lentamente anche le donne si stanno ritagliando spazi maggiori. Anche a Trieste c’è più attenzione nei nostri confronti, ma il traguardo finale è ancora piuttosto lontano.

